America oggi: perché somiglia al “Racconto dell’ancella”
di Arianna Farinelli“Le cose che ora non vi sembrano normali, col tempo lo diventeranno”, scriveva Margaret Atwood nel Racconto dell’ancella, libro oggi bandito dalle scuole di molti Stati repubblicani. Effettivamente, a quarant’anni dall’uscita del romanzo ambientato in un’America del futuro, nell’America di oggi in poco tempo ci siamo abituati a una nuova normalità. Ciò che sembrava assurdo prima che Trump venisse rieletto – gli attacchi alla libertà accademica, i soldati nelle strade, la guerra ai giornali e alle televisioni, la crudeltà verso i migranti, il furto dei dati personali e la sorveglianza sui cittadini – è diventato ordinario. E persino le situazioni più grottesche – come la parata nel giorno del suo compleanno, l’arco di trionfo in suo onore, il video in cui ha la corona in testa e lancia escrementi sui manifestanti – ormai non stupiscono nessuno.
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“Le cose che ora non vi sembrano normali, col tempo lo diventeranno”, scriveva Margaret Atwood nel Racconto dell’ancella, libro oggi bandito dalle scuole di molti Stati repubblicani. Effettivamente, a quarant’anni dall’uscita del romanzo ambientato in un’America del futuro, nell’America di oggi in poco tempo ci siamo abituati a una nuova normalità. Ciò che sembrava assurdo prima che Trump venisse rieletto – gli attacchi alla libertà accademica, i soldati nelle strade, la guerra ai giornali e alle televisioni, la crudeltà verso i migranti, il furto dei dati personali e la sorveglianza sui cittadini – è diventato ordinario. E persino le situazioni più grottesche – come la parata nel giorno del suo compleanno, l’arco di trionfo in suo onore, il video in cui ha la corona in testa e lancia escrementi sui manifestanti – ormai non stupiscono nessuno.
Trump risponde alle proteste "No Kings": in un video creato con l'IA sgancia letame sui manifestanti
Nel romanzo distopico di Atwood, gli Stati Uniti sono un Paese in cui le donne non hanno diritti, i soldati pattugliano le strade e le università sono state abolite. “Stavamo già perdendo il gusto per la libertà”, racconta la protagonista, “cominciavamo già a trovare sicure le pareti che ci rinchiudevano”. Mi chiedo allora se anche noi, a poco a poco, ci stiamo abituando all’erosione dello Stato di diritto. Del resto, “nulla muta istantaneamente, ma se sei in una vasca da bagno che si riscalda gradualmente, finisci per morire bollito senza neppure accorgertene”.
Come sempre, quando l’assetto democratico di un Paese vacilla, i primi diritti ad essere attaccati sono quelli delle donne. Nel romanzo di Atwood, le ancelle diventano schiave di coppie molto ricche che non possono avere figli, e vengono usate al solo scopo di procreare. Una donna che non può procreare viene chiamata nondonna ed è eliminata quando è troppo anziana e non più utile per i lavori umili. Negli Stati Uniti di oggi l’aborto non è più diritto costituzionalmente garantito e il governo preme affinché le donne stiano a casa e facciano più figli. Lo scopo è quello di evitare che i “veri americani” vengano “sostituiti” col tempo dai migranti. Il risultato è che, nel 2025, la generazione di mia figlia ha meno diritti di quella di sua nonna. Ma non è tutto. Il cambiamento culturale è evidente. Parole come donna, femmina, genere vengono sistematicamente censurate: amiche scienziate e ricercatrici sono costrette a non usarle se vogliono ottenere fondi pubblici per il loro lavoro. E leader evangelici, molto vicini al governo, chiedono che sia abolito il suffragio universale e che gli uomini, in quanto capifamiglia, votino anche a nome delle mogli.
Atwood dice che per scrivere Il racconto dell’ancella non ha dovuto inventarsi nulla. Si è semplicemente limitata a descrivere fatti e comportamenti umani esistenti in altre epoche e in altri Paesi. Nel suo romanzo, gli Stati Uniti sono una teocrazia: la Bibbia ha sostituito la costituzione e le libertà fondamentali sono state abolite. Ma la resistenza non è morta, si è organizzata in un movimento clandestino chiamato Mayday – come il segnale per la richiesta di aiuto. Per fortuna, anche nell’America di oggi, il potere giuridico tenta di arginare le derive autoritarie del presidente (benché la Corte suprema, a maggioranza repubblicana, abbia già approvato gran parte dei suoi ordini esecutivi). Detto questo, il fanatismo religioso dilaga: Trump dice di essere stato mandato da Dio per compiere la sua missione (motivo per cui è scampato all’attentato); il ministro della Guerra (nuovo nome di quello che un tempo era il titolare della Difesa) si ritiene un moderno crociato; il vicepresidente Vance ha dichiarato che sant’Agostino avrebbe approvato le deportazioni di migranti della sua Amministrazione. Project 2025, un documento di novecento pagine redatto da esponenti del nazionalismo cristiano, è diventato il programma di governo della Casa Bianca. La polizia migratoria somiglia sempre di più a un esercito privato del presidente. E dopo gli attentati a politici e attivisti di entrambi gli schieramenti, si respira sempre più un clima da guerra civile.
La resistenza anche qui, oggi, non è morta. Lo scorso 18 ottobre milioni di persone hanno marciato in difesa dei diritti e della democrazia. Alla protesta, chiamata No Kings, nessun re, ho partecipato anch’io. Tra i tanti cartelli portati in piazza dai manifestanti, uno in particolare ha attirato la mia attenzione. Diceva: “Che i bastardi non ti schiaccino”. Non è uno slogan qualunque, ma la frase che una delle ancelle di Atwood incide con uno spillo sull’armadio della stanza dove è tenuta prigioniera. Evidentemente oggi, a quarant’anni dalla pubblicazione del romanzo e a duecentocinquanta dalla cacciata del re, è diventato un grido di ribellione e resistenza anche in questo Paese.