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Annalisa Cuzzocrea: le ragazze non esagerano

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Avevamo promesso la parità. E adesso la pretendono. L’ho capito grazie a un’ultra 50enne: Julia Roberts
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C’è una scena nel film di Luca Guadagnino, After the Hunt, che contiene secondo me il senso di tutta la storia. Una sorta di summa del fallimento delle politiche liberal in America, smascherate nella loro ipocrisia. E colpevoli di aver spianato la strada a Donald Trump. Ma anche, un’indagine sul conflitto generazionale che esiste tra donne oggi cinquantenni o sessantenni, e ventenni che dalla società pretendono molto di più di quanto noi non abbiamo mai fatto. Nella scena di cui parlo, Julia Roberts – in un letto d’ospedale – confessa quella che considera una grande colpa. Quasi un peccato da espiare. E lo so, sto facendo spoiler, ma giuro di aver avuto il permesso del regista in persona e che nel film c’è molto, ma molto più di questo. Di quella scena però ha senso parlare perché dice dove siamo noi, donne che ci consideriamo emancipate e libere dal patriarcato, rispetto a dove dovremmo essere. Roberts confessa di aver avuto, quando era solo una ragazzina, una storia con un amico di …

C’è una scena nel film di Luca Guadagnino, After the Hunt, che contiene secondo me il senso di tutta la storia. Una sorta di summa del fallimento delle politiche liberal in America, smascherate nella loro ipocrisia. E colpevoli di aver spianato la strada a Donald Trump. Ma anche, un’indagine sul conflitto generazionale che esiste tra donne oggi cinquantenni o sessantenni, e ventenni che dalla società pretendono molto di più di quanto noi non abbiamo mai fatto. Nella scena di cui parlo, Julia Roberts – in un letto d’ospedale – confessa quella che considera una grande colpa. Quasi un peccato da espiare. E lo so, sto facendo spoiler, ma giuro di aver avuto il permesso del regista in persona e che nel film c’è molto, ma molto più di questo. Di quella scena però ha senso parlare perché dice dove siamo noi, donne che ci consideriamo emancipate e libere dal patriarcato, rispetto a dove dovremmo essere. Roberts confessa di aver avuto, quando era solo una ragazzina, una storia con un amico di famiglia. Lei aveva quattordici o quindici anni, lui molti molti di più. A un certo punto, lasciata di colpo, pensa di vendicarsi e lo denuncia per violenza sessuale. Mentre la protagonista – elegante e ambigua fin dalle prime immagini del film – rivela il suo segreto, io penso: «Ah ecco, vedi che cosa gravissima aveva fatto, ecco perché non crede alla sua studentessa».

In quel momento sono completamente dentro la testa di Roberts, ho interiorizzato il suo punto di vista di cinquantenne che sa che per fare carriera bisogna tenere duro, non avere troppe pretese davanti all’arroganza maschile, cercare di aggirarla senza sfidarla, senza fare rumore. Soprattutto, ho la sua stessa idea di colpa, di peccato, di responsabilità. Finché non parla il marito di lei – non a caso psicanalista - e rompe l’incantesimo. Dice: «Non hai mentito alla polizia, avevi davvero subìto violenza. Tu eri poco più di una bambina, era lui l’adulto. Era lui il colpevole».

Questa cosa, per anni, anni passati a insegnare Filosofia in un’università come Yale, Roberts non l’aveva capita. Aveva passato l’esistenza a sentire una colpa non sua. E considerava in fondo colpevole quella sua studentessa che denunciando il professore gli aveva rovinato la carriera. Facendo tanto rumore per una molestia che non si capiva neanche dove fosse arrivata. Ho molto riflettuto su quella scena, perché le donne della mia generazione tendono a dire alle ragazze più giovani di non esagerare, che saranno mai quattro fischi per strada, che sarà mai un apprezzamento non gradito, una battuta oscena in un ospedale, gli ammiccamenti di un prof all’università. Non staremo esagerando, con queste teorie woke? Ecco, no, le ragazze non stanno esagerando. Le ragazze hanno ragione. Avevamo promesso loro un mondo in cui la parità era già stata raggiunta. Adesso, semplicemente, lo pretendono.

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