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Natalia Aspesi: la saggezza di lasciarsi senza perdersi

(Disegno di Mojmir Ježek) 

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QUESTIONI (NON SOLO) DI CUORE Ogni settimana le risposte alle lettere dei lettori
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Carissima Natalia, parliamo di cose frivole così nessuno si altera: le coppie che si separano dando comunicati del tipo “ci separiamo ma ci rispettiamo, ci vogliamo tanto bene, condivideremo sempre tutto per il bene dei nostri figli, saremo sempre una famiglia, i nostri valori sono alti e unici”… Bene, bravi...ma tutti questi lo sanno che in tantissimi stanno ancora insieme per molto ma molto meno? Loro hanno praticamente tutto per essere coppie perfette e famiglie al Mulino bianco, ma non è che ci stanno “a prendere in giro”? Una sana dichiarazione del tipo: non stiamo più assieme perché non ci sopportiamo non sarebbe meglio? Saluti cara, carissima
Anna Beltrame

Certo sarebbe meglio. E guardi che io di queste persone ne conosco abbastanza. Ma direi che lo fanno perché alla fine si rispettano, e vogliono lasciarsi senza perdersi, riscoprendo quella che all’inizio pareva un’amicizia e poi è diventato quasi amore e si sono sposati. Sbagliando? Forse. Forse?

Le delusioni ricevute sono so…

Carissima Natalia, parliamo di cose frivole così nessuno si altera: le coppie che si separano dando comunicati del tipo “ci separiamo ma ci rispettiamo, ci vogliamo tanto bene, condivideremo sempre tutto per il bene dei nostri figli, saremo sempre una famiglia, i nostri valori sono alti e unici”… Bene, bravi...ma tutti questi lo sanno che in tantissimi stanno ancora insieme per molto ma molto meno? Loro hanno praticamente tutto per essere coppie perfette e famiglie al Mulino bianco, ma non è che ci stanno “a prendere in giro”? Una sana dichiarazione del tipo: non stiamo più assieme perché non ci sopportiamo non sarebbe meglio? Saluti cara, carissima
Anna Beltrame

Certo sarebbe meglio. E guardi che io di queste persone ne conosco abbastanza. Ma direi che lo fanno perché alla fine si rispettano, e vogliono lasciarsi senza perdersi, riscoprendo quella che all’inizio pareva un’amicizia e poi è diventato quasi amore e si sono sposati. Sbagliando? Forse. Forse?

Le delusioni ricevute sono solo punti di vista

Cara signora Natalia, lei mi piace, mi piace la sua ironia e soprattutto la sua autoironia, il suo sguardo disincantato e compassionevole sulle nostre vicende quotidiane, a volte grandi, a volte piccole e meschine. Mi piacciono le sue candide ammissioni, le sue dimenticanze, la sua intelligenza. La sento vicina a noi comuni mortali, a me che ho cinque figli e dieci nipoti e che ancora oggi non capisco né accetto la cattiveria gratuita, la superbia, la disonestà. Ho avuto finora una vita soddisfacente, di alti e bassi, gioie e dolori, preferisco pensare che le delusioni ricevute siano perlopiù diversi punti di vista. Cerco di sorridere e, quando si può, di sdrammatizzare, insomma tutto questo per dirle che mi fa molto piacere leggere le sue interviste e le sue risposte. Le auguro un sereno pomeriggio. Grazie di tutto.
Gabriella Schiara

Ma come è bello sentirsi confortata da una lettera, cara Gabriella, la sua, in cui lei parla delle mie “candide ammissioni”. Cinque figli, dieci nipoti, un intero mondo attorno a lei, e, persino le delusioni che nella vita ha ricevuto, lei preferisce che siano semplicemente, e meravigliosamente, “diversi punti di vista”. Le è rimasta questa voglia, che è invece molto giovane, di non accettare la disonestà che le capita ancora di sentire. Al pomeriggio di solito lavoro, sperando di continuare a capire gli altri e me stessa. Grazie quindi di augurarmelo sereno.

Vedere le atrocità a Gaza sull’inaffidabile Instagram

Gentile signora Aspesi, mi è capitato di leggere una lettera firmata a lei indirizzata sul Venerdì 1959 del 03/10/25. Nella suddetta lettera, la persona in questione chiudeva con una considerazione che a mio avviso è imbarazzante, ossia: “Vorrei che un giovane cronista venisse a casa sua con Instagram in mano a mostrarle le nefandezze dell’esercito ai danni dei civili gazawi”. Ora, se tali nefandezze sono un dato oggettivo e conclamato, mi sfugge invece la propedeuticità di dover usare i reel di Instagram a certificare l’autenticità di tali tragici avvenimenti. Non di rado sono stati pubblicati reel “falsi” ossia con riferimento a luoghi e datazione non verificati. E qui rientra l’importanza delle fonti, aspetto che pare dimenticato. Per quanto anche un giornale o una tv possano divulgare fake news, il rischio è sicuramente minore: teoricamente qualcuno ha (o dovrebbe avere) verificato la veridicità di una notizia. Ma su dei reel pubblicati dal signor XYZ su Instagram chi verifica? Ribadisco che non metto in dubbio (chiaramente) le atrocità di Gaza, bensì questa nuova maniera di informarsi: facile, fruibile ma anche molto rischiosa. Mi spaventa questo nuovo plotone di persone (trasversale, non credo che la signora scrivente sia una teenager) che per informarsi si affida a uno o più social network sacrificando l’affidabilità e ignorando probabilmente che lo stesso social network si affida a un algoritmo per proporre cosa farci vedere, in base a cosa cerchiamo e la finalità non è quella di informarci nella migliore maniera possibile.
Fabio Speranza

Mi pare di vivere in un mondo nuovo, dove nulla è credibile e tutto è falso: anche l’Ia ci racconterà il vuoto intorno a noi e noi ci crederemo. Come? Non ho idea. Rispondo a questa lettera che è la centesima che riguarda il bel film che ha vinto il Leone d’Argento (l’ho tolto dalla lettera per non nominarlo troppo) alla recente Mostra del Cinema a Venezia, La voce di Hind Rajab, e che ha suscitato un gran pasticcio di cui io ero la finta protagonista efferata. Ora questa lettera un po’ mi consola dicendomi che, comunque, non è detto che Instagram dica la verità, e che potrebbe anche inventarsele le tragedie. E questo malgrado la conclamata verità dell’eccidio dei palestinesi. Forse anche quella signora cattiva, non essendo una teenager, può essersi sbagliata sul mio conto, magari affidandosi allo stesso algoritmo, network, social o quant’altro che ci fa vedere solo quel che cerchiamo. Che fatica!

Pensavo che quella Riviera fosse un macabro scherzo

Gentile Signora, le chiedo se l’hanno fatta sobbalzare, come me, le dichiarazioni di Smotrich, ministro delle Finanze del governo di Netanyahu, che svelano le intenzioni israeliane su Gaza di farne una miniera d’oro immobiliare da gestire e spartirsi col palazzinaro dal ciuffo arancione. L’obiettivo era già stato mostrato al mondo da un video circolato in rete, prodotto dalla Ia. “Ignoranza Assoluta” o “Inettitudine Autentica”? Quel video aveva eloquentemente illustrato il business Usa-Israele a convertire la Striscia di Gaza in sontuosa Riviera esclusiva per vip e magnati. L’avevamo considerato il delirio di una mente disturbata, da non prendere sul serio, lascia invece sbigottiti apprendere trattarsi di un vero progetto per la cui attuazione e spartizione dei profitti sarebbero già in corso le trattative. Dunque Gaza non più solo luogo della vendetta su Hamas e popolo palestinese, ma anche luogo di un succulento bottino di guerra, dove fare affari e realizzare lusso e ricchezza? Un cantiere edilizio, per la realizzazione di un mega progetto di “rigenerazione” urbanistica, già aperto, dove la prima fase dei lavori di demolizione delle preesistenze antropiche starebbero per concludersi? Un cantiere spregiudicato e criminale, certo, che non rispetta alcuna regola (altro che i nostri cantieri e posti di lavoro!): non si sa con che preavviso, una bomba e via, chi c’è c’è.
Adriano Sicari

Quella Riviera come luogo giustamente ultravolgare in cui i supervip si preparano a costruire, coi miliardi che gli avanzano, sulle bellissime spiagge nuove, opulente residenze nell’orribile gusto Trump? Mi auguro davvero che, almeno per un po’, questa minaccia del massimo orrore non colpisca i luoghi dove i palestinesi ancora oggi vengono ammazzati. Oso addirittura dire: ci vorrà un po’ di tempo prima di eliminare le migliaia di rovine in cui i palestinesi abitavano. Anzi, e mi scusi, aggiungo: io penso che questa cosa non si farà mai. Anche perché avere il sangue sotto i piedi non attirerà mai le folle. Forse neppure i più ricchi del mondo (che poi pare siano diventati anche più poveri, come Musk, ma questa è una cosa che si dice, se vera non lo so).

Sul Venerdì del 31 ottobre 2025

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