Quante fake news sui ragni, a partire dal Violino (che non uccide)
di Martina SaporitiSenza gli 800 milioni di tonnellate di insetti che tutti i ragni del mondo catturano ogni anno, gli ecosistemi collasserebbero: lasciati proliferare, gli insetti divorerebbero foglie, frutti e raccolti, lasciando l’umanità a corto di cibo. Eppure, per quanto essenziali, i ragni restano tra gli animali più fraintesi, temuti e – ahinoi – schiacciati. Per farceli conoscere meglio, una mostra (Arachnida, aperta fino all’11 gennaio alla Città della Scienza di Napoli, con 25 terrari con esemplari vivi e oltre 120 specie tassidermizzate) e un nuovo libro per ragazzi, Il mondo segreto delle ragnatele (L’Ippocampo), di Jan Beccaloni, curatrice del Natural History Museum di Londra, raccontano il fascino e la stupefacente versatilità di queste creature a otto zampe.
L’esempio migliore di come la scarsa conoscenza possa scatenare una caccia alle streghe è l’allarme periodico sui media contro il ragno violino (Loxosceles rufescens, detto “violino” per il disegno sul dorso): «Quelle che girano sono…
Senza gli 800 milioni di tonnellate di insetti che tutti i ragni del mondo catturano ogni anno, gli ecosistemi collasserebbero: lasciati proliferare, gli insetti divorerebbero foglie, frutti e raccolti, lasciando l’umanità a corto di cibo. Eppure, per quanto essenziali, i ragni restano tra gli animali più fraintesi, temuti e – ahinoi – schiacciati. Per farceli conoscere meglio, una mostra (Arachnida, aperta fino all’11 gennaio alla Città della Scienza di Napoli, con 25 terrari con esemplari vivi e oltre 120 specie tassidermizzate) e un nuovo libro per ragazzi, Il mondo segreto delle ragnatele (L’Ippocampo), di Jan Beccaloni, curatrice del Natural History Museum di Londra, raccontano il fascino e la stupefacente versatilità di queste creature a otto zampe.
L’esempio migliore di come la scarsa conoscenza possa scatenare una caccia alle streghe è l’allarme periodico sui media contro il ragno violino (Loxosceles rufescens, detto “violino” per il disegno sul dorso): «Quelle che girano sono fake news: può causare dei problemi medici, ma non è un killer (i casi di morte sono rarissimi, ndr). Ha un veleno citotossico, che fa morire le cellule con cui viene a contatto, ma proprio per questo il suo effetto è locale: se ti morde sulla mano, avrai una lesione cutanea in quel punto ma niente di più» spiega, Carlo Legittimo, presidente di Aracnofilia, l’associazione organizzatrice della mostra.
«Più pericoloso è un altro ragno che esponiamo vivo nella mostra: la vedova nera mediterranea (Latrodectus tredecimguttatus, ovvero che morde a tradimento e ha tredici gocce –le macchie rosse molto visibili che fungono da avvertimento per i potenziali predatori).È una specie che in Italia è presente in tutto il Meridione e poi lungo la costa tirrenica in Maremma Laziale e Toscana fino a Volterra: ma vive per lo più sotto le pietre in ambienti brulli e assolati, la classica steppa arida mediterranea, quindi la possibilità di imbattersi in questa specie è molto bassa, se non per pastori o escursionisti che dovessero mettersi a sollevare pietre».
Il suo veleno è più insidioso perché neurotossico: «Può dare spasmi muscolari, rischiosi quando coinvolgono il diaframma o il muscolo cardiaco: in quel caso possono accelerare o rallentare il cuore e mettere a rischio la vita. Si è visto comunque che uomini e donne sani di solito non hanno sintomi molto pronunciati, mentre gli anziani già debilitati o chi ha i reni che non depurano bene il sangue può avere conseguenze più gravi. La specie in sé non è aggressiva: se disturbata, prima tenta di “incollarci” con una goccia di ragnatela, e morde solo se la si schiaccia». Dietro il nome sinistro, insomma, c’è un animale timido e schivo, che preferisce il buio e il terriccio umido al clamore della cronaca.
L’orco dagli occhi grandi
Ancora più truce è il nome dei “ragni orco” (la famiglia Deinopidae), illustrati mirabilmente dall’artista Namasri Niumin nel libro di Jan Beccaloni ed esposti nella mostra: «Sono chiamati così per gli occhi molto grandi. Diversamente dai ragni che vediamo in casa, che tessono la tela e aspettano le prede, loro fanno un uso attivo della ragnatela», spiega Legittimo. «Costruiscono una sorta di rete da gladiatore, la tendono tra le zampe anteriori e attendono il passaggio di un insetto per gettargliela addosso». Sono molti in effetti i modi in cui la tela si rivela micidiale: tra i tredici illustrati nel libro, sulle isole Cocos, in Costa Rica, i Wendilgarda galapagensis tessono filamenti sospesi sui fiumi che poi usano come lenze da pesca per tirare verso di loro gli insetti che pattinano sull’acqua. Nemmeno chi vive sott’acqua, ed è sufficientemente piccolo, è al riparo dai ragni, perché può imbattersi nel ragno palombaro (Argyroneta aquatica): tessendo una cupola di seta tra le piante sommerse, questo aracnide che vive sott’acqua pur dovendo respirare come tutti gli altri ragni, intrappola una bolla d’aria che ricarica periodicamente, risalendo in superficie come un piccolo sub. Grazie a quella bolla, come in una casa d’argento mobile, respira, caccia e cresce.
«La ragnatela, a cui dedichiamo un’intera sala della mostra con tele trasformate in opere d’arte dall’artista Tomàs Saraceno, è uno strumento eccezionale, per il numero di tipologie che esistono e la molteplicità di usi: basta pensare che una specie può avere fino a otto ghiandole diverse per produrre otto tipi diversi di seta», dice il presidente di Aracnofilia. «Anche la classica ragnatela a spirale che tutti conosciamo è più sofisticata di quanto sembri: i raggi radiali che fanno da impalcatura sono formati da una tela molto resistente ma non elastica, mentre le spire – che devono attutire l’energia cinetica degli insetti volanti – sono fatte da un altro tipo di tela, più elastica. Alcune specie aggiungono anche goccioline di tela collosa che non solidifica e rimane quindi vischiosa e adesiva, per catturare meglio».
Quelli che imitano i fiori
La varietà dei ragni è tale – ad oggi sono state classificate oltre 53 mila specie – da comprendere anche chi caccia senza ragnatele: «Si chiamano “ragni erranti”, tra questi ci sono i ragni lupo (famiglia Lycosidae) che inseguono la preda a vista. O i ragni saltatori (genere Portia), che si ciba di altri ragni piombandogli addosso ed è noto per saper scegliere diverse strategie di attacco a seconda di come si muove la preda», aggiunge Legittimo. «Ancora più impressionante è la strategia dei ragni granchio: vivono sui fiori, grazie ai loro colori si mimetizzano e possono essere scambiati per petali da un’ape che, avida di nettare, viene ghermita dalle loro robuste zampe anteriori».
Sul Venerdì del 31 ottobre 2025