Jens Stoltenberg dal taxi alla Nato
di Daria GalateriaRacconta Jens Stoltenberg che l’idea di proporlo a capo della Nato venne a Barack Obama a una cena a Stoccolma dal premier Fredrik Reinfeldt– con specialità culinarie svedesi, salmerino artico e cervo. Prima di cena, Obama aveva preso in giro Stoltenberg: durante la sua campagna elettorale in Norvegia (si ripresentava da premier), si era finto tassista, e aveva girato per Oslo per sentire le opinioni dei passeggeri. Obama aveva “molto riso” del video postato da Jens, diventato virale perché lo si vedeva premere con forza il freno, convinto che si trattasse della frizione – non ero abituato al cambio automatico, precisa sempre Stoltenberg, nell’interessante autobiografia sui suoi dieci anni (2014-2024) Nella stanza dei bottoni (da Laterza). Era il 4 settembre 2013, la cena informale consultava i premier “nordici” di Danimarca, Finlandia, Svezia e Norvegia: Bashar al-Assad, il presidente siriano, aveva usato armi chimiche, bisognava dare una risposta militare dissuasiva? Obama era favor…
Racconta Jens Stoltenberg che l’idea di proporlo a capo della Nato venne a Barack Obama a una cena a Stoccolma dal premier Fredrik Reinfeldt– con specialità culinarie svedesi, salmerino artico e cervo. Prima di cena, Obama aveva preso in giro Stoltenberg: durante la sua campagna elettorale in Norvegia (si ripresentava da premier), si era finto tassista, e aveva girato per Oslo per sentire le opinioni dei passeggeri. Obama aveva “molto riso” del video postato da Jens, diventato virale perché lo si vedeva premere con forza il freno, convinto che si trattasse della frizione – non ero abituato al cambio automatico, precisa sempre Stoltenberg, nell’interessante autobiografia sui suoi dieci anni (2014-2024) Nella stanza dei bottoni (da Laterza). Era il 4 settembre 2013, la cena informale consultava i premier “nordici” di Danimarca, Finlandia, Svezia e Norvegia: Bashar al-Assad, il presidente siriano, aveva usato armi chimiche, bisognava dare una risposta militare dissuasiva? Obama era favorevole, il danese pure. Stoltenberg disse che la guerra è vietata senza una legittimazione dell’Onu, e che in principio la Norvegia era restia ai bombardamenti; il premier svedese concordò. Obama ribatté che all’Onu la Russia avrebbe messo il veto, e che il ricorso alle armi serviva alla pace (Jens si ricordò che Obama lo aveva sostenuto nel ricevere il Nobel). Non era poi obbligatorio rispettare il diritto internazionale, pensò allora Stoltenberg, e durante la cena convenne che bisognava bombardare Assad. L’intervento militare poi non si fece, ma Obama si persuase che Stoltenberg era un vero politico.
Jens era in effetti figlio d’arte. Il padre e la madre erano militanti del partito laburista, lui ministro, lei, più radicale, promotrice delle pari opportunità. Da loro era tavola aperta, con libere discussioni; nei fine settimana, Thorvald, il padre, contava gli alluci che spuntavano da coperte e piumoni, e calcolava le uova da bollire per la colazione. Il nonno paterno, Emil era stato un eroe contro i tedeschi, e conservatore (Jens si era dovuto ribellare). Nelle solite discussioni in cucina, Thorvald fu subito contrario alla Nato per il figlio: si sarebbe annoiato, con un’istituzione “superata”.
Furono invece dieci anni di fuoco, in cui Jens traghettò lo spirito pacifista caro ai suoi, e ai norvegesi. Lasciando nel 2024 Bruxelles, Jens ricorda, del trasloco, due cofanetti di latta incisi col profilo del Cremlino dai compagni di prigionia russi del nonno materno Ørnulf – un altro provato dalla guerra: nel 1942, in finti scavi archeologici, aveva portato in salvo dai nazisti figli e suocero a Røros, e da lì in Svezia.
Sul Venerdì del 7 novembre 2025