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Non si scherza con i sentimenti della tartaruga

una tartaruga dalle zampe rosse. Alexandre Laprise / getty images 

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E nemmeno con quelli degli altri rettili. Perché, rivela una ricerca che ha studiato la specie dalle zampe rosse, hanno grande ricchezza emotiva
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Quando mettono la testa fuori dal duro carapace che solo le mascelle di un giaguaro riescono a rompere, le tartarughe dalle zampe rosse (Chelonoidis carbonarius) guardano al mondo con fiducia o pessimismo, e il loro diverso stato d’animo ne condiziona il comportamento. Lo scrivono su Animal Cognition ricercatori dell’università di Lincoln, in Inghilterra. Chi lo avrebbe detto. Abbiamo sempre pensato ai rettili come ad animali primitivi, guidati solo da istinti di sopravvivenza, tanto che, negli anni Quaranta, il neuroscienziato statunitense Paul MacLean chiamava “cervello rettiliano” la parte del cervello umano che controlla funzioni vitali e istinti di base.

Ma la verità è che i rettili sono animali poco studiati e quindi sottovalutati, per intelligenza e, a quanto pare, anche nei sentimenti. Le tartarughe dalle zampe rosse, per esempio, pur essendo solitarie, apprendono dalle altre: quando non riescono a risolvere un compito, “copiano” le più brave. E poi si orientano bene, hanno un…

Quando mettono la testa fuori dal duro carapace che solo le mascelle di un giaguaro riescono a rompere, le tartarughe dalle zampe rosse (Chelonoidis carbonarius) guardano al mondo con fiducia o pessimismo, e il loro diverso stato d’animo ne condiziona il comportamento. Lo scrivono su Animal Cognition ricercatori dell’università di Lincoln, in Inghilterra. Chi lo avrebbe detto. Abbiamo sempre pensato ai rettili come ad animali primitivi, guidati solo da istinti di sopravvivenza, tanto che, negli anni Quaranta, il neuroscienziato statunitense Paul MacLean chiamava “cervello rettiliano” la parte del cervello umano che controlla funzioni vitali e istinti di base.

Ma la verità è che i rettili sono animali poco studiati e quindi sottovalutati, per intelligenza e, a quanto pare, anche nei sentimenti. Le tartarughe dalle zampe rosse, per esempio, pur essendo solitarie, apprendono dalle altre: quando non riescono a risolvere un compito, “copiano” le più brave. E poi si orientano bene, hanno una memoria spaziale che non ha nulla da invidiare a quella del topo. Ma anche riguardo alla sfera emotiva, chi se ne è interessato in passato ha scoperto per esempio che a iguane verdi (Iguana iguana) e tartarughe selvatiche (Clemmys insculpta) comincia a battere forte il cuore e sale la “febbre emotiva” - un innalzamento della temperatura corporea non provocato da infezioni ma da uno stress psicologico - quando qualcuno le prende in mano; oppure che le lucertole basilisco striato (Basiliscus vittatus), scinco di Schneider (Eumeces schneiderii) e mabuya marrone dell’India orientale (Eutropis multifasciata) provano disgusto per alcuni sapori e quindi, di rimando, piacere per altri.

«Molti rettili mostrano emozioni nella forma di reazioni immediate agli stimoli, ma il nostro studio è il primo a dimostrare l’esistenza di stati emotivi che persistono nel tempo» dice il coordinatore del paper Oliver Burman, esperto in cognizione, comportamento e benessere animale. Ma come si fa a capire l’attitudine di una tartaruga per la vita? Facendole fare un test ingegnoso ideato per gli esseri umani. Semplificando, le si insegna che quando un oggetto è messo in un posto x nasconde del cibo, quando in un posto y nessuna ricompensa; poi si sposta l’oggetto in posizioni intermedie tra x e y: se la tartaruga non esita ad avvicinarsi all’oggetto anche quando è vicino a y, la posizione senza cibo, significa che è un’ottimista. Le 15 tartarughe dello studio si sono divise tra chi vedeva il bicchiere mezzo pieno e chi mezzo vuoto.

Nel mirino dei giaguari

«È possibile che il loro atteggiamento sia influenzato dalle condizioni in cui vengono tenute (se vivono in un ambiente stimolante sono più ottimiste, ndr), ma è un aspetto che dobbiamo ancora approfondire» spiega l’autore «per esempio, potremmo indagare se aiutando le tartarughe a stare meglio le si renda anche più fiduciose». E meno ansiose, perché le testuggini più pessimiste sono anche le più spaventate e stressate dalle novità. In natura, a stressare le tartarughe dai piedi rossi – si chiamano così per la presenza di scaglie rosse su testa, coda e zampe – siamo innanzitutto noi. Un po’ perché come al solito gli distruggiamo l’habitat, le savane umide e le foreste tropicali aperte del Sudamerica, un po’ perché ce le mangiamo. Ebbene sì, assieme ai giaguari, siamo gli unici predatori di queste tartarughe – 30 centimetri di media, quelle più piccole se le mangiano un po’ tutti, dalle manguste ai falchi – che non essendo nate per correre si rifugiano in buche, sotto le foglie, nella vegetazione. Un buon nascondiglio viene “marcato” con odori, e anche se non vivono in gruppo possono condividerlo, così come spesso banchettano assieme sotto gli alberi da frutta.

Luci e ombre del commercio

Oltre a estendere la nostra comprensione dell’esperienza affettiva degli animali non umani al di là dei soliti mammiferi e uccelli, Burman sottolinea le implicazioni sociali della scoperta: «Se i rettili possono sperimentare stati d’animo a lungo termine oltre che emozioni di breve durata, allora dovremmo presumere che non solo siano in grado di soffrire, per esempio se costretti a vivere in cattive condizioni, ma anche di provare stati d’animo positivi. Perciò dovremmo farli vivere in ambienti complessi e ricchi di stimoli, oltre ad adottare buone pratiche di manipolazione e alimentazione per migliorarne il benessere». Non è una questione marginale. Secondo gli ultimi dati, nelle case degli europei vivono 8 milioni di rettili, ma il commercio potrebbe riguardarne tre volte tanti, visto che in cattività la mortalità di questi animali nel primo anno di vita è molto alta. Un commercio con luci e ombre, tra l’altro, visto che il 79 per cento delle specie vendute non è soggetto alla regolamentazione prevista dalla Cites e quasi la metà degli esemplari viene catturata in natura.

Sullo status di conservazione delle tartarughe dai piedi rossi non si sa molto, l’Unione Internazionale per la conservazione della natura non ha dati sufficienti per “schedarle”. Ma sono un rettile di compagnia molto amato e visto che possono vivere fino a 50 anni il minimo che possiamo fare è trattarle con rispetto. Loro e tutti i rettili che ci mettiamo in casa. «Ci aspettiamo che anche altre specie mostrino stati d’animo, poiché sarebbe improbabile che questa capacità si sia sviluppata solo in una tartaruga» chiarisce Burman.«Ovviamente è un’ipotesi da verificare, e abbiamo in programma di estendere il nostro studio anche ad altri rettili, comprese alcune specie di lucertole comunemente allevate».

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