Nel liceo di mio figlio avevano avuto una buona idea: organizzare una conferenza per parlare di Gaza, invitando storici, ong, intellettuali, per uscire dagli slogan e cercare di capire davvero quel che sta accadendo in Medio Oriente. Mi è sembrata subito un’iniziativa intelligente perché era un modo per parlare con i ragazzi di un tema che sta loro a cuore, cercando di allargarne lo sguardo. Non lasciandoli da soli o preda delle derive più estreme, ma interloquendo con la loro sete di giustizia.
Nella preparazione dell’incontro erano stati coinvolti insegnanti, studenti, genitori. Era stato fatto quindi un piccolo miracolo: far incontrare generazioni diverse che avrebbero tutte portato il loro contributo. Poi, si è messa di mezzo la politica. Qualcuno ha sollevato dubbi sugli invitati, giudicandoli troppo di parte. La scuola è stata presa di mira dal deputato della Lega Rossano Sasso, in passato sottosegretario all’Istruzione. La conferenza è stata rinviata per evitare tensioni e il l…
Nel liceo di mio figlio avevano avuto una buona idea: organizzare una conferenza per parlare di Gaza, invitando storici, ong, intellettuali, per uscire dagli slogan e cercare di capire davvero quel che sta accadendo in Medio Oriente. Mi è sembrata subito un’iniziativa intelligente perché era un modo per parlare con i ragazzi di un tema che sta loro a cuore, cercando di allargarne lo sguardo. Non lasciandoli da soli o preda delle derive più estreme, ma interloquendo con la loro sete di giustizia.
Nella preparazione dell’incontro erano stati coinvolti insegnanti, studenti, genitori. Era stato fatto quindi un piccolo miracolo: far incontrare generazioni diverse che avrebbero tutte portato il loro contributo. Poi, si è messa di mezzo la politica. Qualcuno ha sollevato dubbi sugli invitati, giudicandoli troppo di parte. La scuola è stata presa di mira dal deputato della Lega Rossano Sasso, in passato sottosegretario all’Istruzione. La conferenza è stata rinviata per evitare tensioni e il liceo è stato occupato.
Mi è sembrata un’occasione sprecata: la dimostrazione che una delle cose che ci riesce più difficile, oggi, è parlare con i ragazzi. Invece di giudicarli, accusarli, rimproverarli, rimetterli in riga. Basta poco, e la possibilità del dialogo salta perché è come se non lo volessimo davvero: vorremmo che ragionassero come noi, che fossero meno estremi, che usassero parole d’ordine meno scorrette. Vorremo che le loro ribellioni fossero contenute, rassicuranti.
Sono circondata da amiche secondo cui i genitori degli adolescenti di oggi sono troppo morbidi. Pensano che facciano troppo i confidenti e poco gli adulti. Che siano troppo attenti a non farli soffrire, troppo preoccupati dei loro dolori. Non so se sia vero, sono sempre molto restia a trasformare quel che vedo intorno a me in statistica, ma non mi ha mai convinta l’idea che quel che si sia perso, nel rapporto genitori figli, sia la durezza, il principio di autorità. O meglio, non mi ha mai convinta l’idea che questo possa essere un male.
Quel che invece credo possa esserlo, è star loro troppo addosso. Invadere la loro vita scolastica intromettendosi nei rapporti con i docenti (succede fin troppo spesso); aumentare la loro ansia da prestazione con aspettative eccessive; pretendere che realizzino i sogni che noi abbiamo per loro, invece di lasciare che trovino i propri; esaudirne i desideri prima ancora che li esprimano, come fossimo perennemente dentro a una gara per il miglior genitore dell’anno.
Fare tutto questo e poi, paradossalmente, perdere l’occasione di parlare con loro di temi che ritengono importanti, per cui scendono in piazza, per cui riscoprono una cosa che pensavamo dimenticata: la mobilitazione. Perdere l’occasione di un incontro alla pari in cui non siamo noi a spiegare loro come va il mondo,ma in cui tutti sono liberi di portare un punto di vista. E magari, per una volta, invece di sbattersi porte in faccia, incontrarsi a metà strada.
Sul Venerdì del 14 novembre 2025