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Gabriele Romagnoli: perché nei libri il futuro è sempre nero

George Orwell (1903-1950) (Ullstein Bild via Getty Images) 
Da Orwell a McEwan, dal Grande Fratello alla pandemia, fino alla crisi climatica: ecco cosa possono insegnarci le distopie
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Ian McEwan non è un profeta, ma un semplice (in realtà complesso) scrittore. Si è tuttavia, almeno in apparenza, concesso una profezia letteraria, genere tanto diffuso quanto frainteso. Ha preferito definirla “fantascienza senza scienza”, ovvero una visione disancorata dalla previsione, intuita ma non fondata, con tutt’altro scopo che quello di divinare il futuro. Prima di arrivarci, cerchiamo di capire le diverse categorie del genere, le caratteristiche che le accomunano e quelle che le separano.

Ai lettori resta impressa soprattutto la descrizione di qualcosa che ancora non esiste, ma poi accade realmente. Si ammira H.G. Wells per aver scritto della bomba atomica prima della sua creazione (in La liberazione del mondo) e della segreteria…

Ian McEwan non è un profeta, ma un semplice (in realtà complesso) scrittore. Si è tuttavia, almeno in apparenza, concesso una profezia letteraria, genere tanto diffuso quanto frainteso. Ha preferito definirla “fantascienza senza scienza”, ovvero una visione disancorata dalla previsione, intuita ma non fondata, con tutt’altro scopo che quello di divinare il futuro. Prima di arrivarci, cerchiamo di capire le diverse categorie del genere, le caratteristiche che le accomunano e quelle che le separano.

Ai lettori resta impressa soprattutto la descrizione di qualcosa che ancora non esiste, ma poi accade realmente. Si ammira H.G. Wells per aver scritto della bomba atomica prima della sua creazione (in La liberazione del mondo) e della segreteria telefonica (in Uomini come dei) con addirittura mezzo secolo di anticipo. Isaac Asimov ha pre-visto dispositivi elettronici senza fili, telefoni portatili e schermi su cui leggere libri e documenti. Sbalorditivo è stato considerato il caso di Dean Koontz, autore nel 1981 di The eyes of Darkness, tradotto con Abisso, in cui: “Uno scienziato cinese di nome Li Chen fugge negli Stati Uniti, portando copia del dischetto dell’arma biologica più importante e pericolosa del decennio. La chiamano Wuhan 400 perché è stata sviluppata nei loro laboratori vicino alla città di Wuhan ed era il quattrocentesimo ceppo vitale di microorganismi creato presso quel centro”. Effetti? “Intorno al 2020 una grave polmonite si diffonde in tutto il mondo, in grado di resistere a tutte le cure conosciute”. Sottotitolo dell’edizione italiana, come non indovinarlo: Coronavirus, il romanzo della profezia.

Tre centri non fanno una prova della capacità divinatoria degli scrittori. Le biblioteche sono piene di libri contenenti descrizioni di mondi rimasti nella pagina di chi li ha concepiti. In fondo il Grande fratello di George Orwell nel 1984 non era niente, neppure un programma televisivo internazionale, e la strategia del controllo sarebbe arrivata come una profezia che si autoavvera. E la fosca America di Sinclair Lewis, quella in cui accadeva l’impensabile (Qui non può succedere) ha impiegato 90 anni a condensarsi intorno a un uomo e a un progetto. Molte generazioni hanno fatto il check out considerando quel libro una sparata.

Spesso l’avveramento è negli occhi di chi guarda, in questo caso legge. Uno degli esempi più clamorosi è Michel Houellebecq. Basterebbe ripassare le recensioni del suo (tremendo) Serotonina. Non c’è stato critico che non abbia segnalato la sua presunta profezia sui gilet gialli che avrebbero infiammato la Francia. In realtà descriveva una manifestazione di agricoltori lontani da Parigi e animati da differenti motivazioni, ma faceva gioco e clamore l’altra versione, visto che con Piattaforma e Sottomissione lo scrittore francese aveva colto il fenomeno dell’islamismo radicale, visibile in realtà da molto tempo.

E così non si potrebbero considerare profetiche le ancelle senza diritti di Margaret Atwood o gli uomini che odiano le donne di Stieg Larsson. Le prime appartengono per fortuna a un limitato presente che esisteva già in passato; i secondi bastava notarli: sono sempre esistiti.

Prima di arrivare a collocare McEwan e la sua Terra dopo l’inondazione occorre notare una cosa che accomuna tutte le visioni del futuro in letteratura: è nero, è orrendo, peggiora la realtà precedente. Non è chiaro se accada perché esiste la sensazione che così sarà, perché il genere lo impone o perché funziona da arma di consolazione per chi quell’avvenire non potrà viverlo, suggerendo che in fondo non ci si perderà niente. Un caso evidente è La strada, uno dei migliori romanzi di Cormac McCarthy, descrizione del viaggio senza speranza di un padre e un figlio in un mondo post-apocalittico. Apocalittico è l’aggettivo chiave che lega le profezie letterarie.

In McEwan una buona parte dell’umanità è scampata al diluvio, ma non alle sue conseguenze, morali prima ancora che sociali. Ed ecco l’aggettivo chiave per il suo romanzo: morale, appunto. Non si tratta di un pronostico, ma di un monito. A McEwan non importa come sarà davvero la Terra fra cent’anni, gli importa farci sapere come potrebbe diventare se non ci svegliamo.

Cassandre dunque? Non proprio. Il ministero della Difesa tedesco assunse un gruppo di studiosi dell’università di Tubinga per analizzare i romanzi di ogni Paese e individuare i possibili contesti geopolitici a rischio. Un po’ il lavoro che faceva il personaggio interpretato da Robert Redford nel film I tre giorni del Condor. Lo scopo di queste letture? Evitare la prossima guerra, basandosi sul presupposto che la narrativa rivela il futuro, è agente di trasformazione della società. Come ha però detto lo scrittore filippino Miguel Syjuco in una intervista a Repubblica: «I romanzi sono spari nel buio che non sempre colpiscono dove mirano gli autori».

La forza della letteratura sta in due qualità: simbolismo ed empatia. Pochissimi leggerebbero uno studio scientifico pieno di dati sul mondo che ci aspetta, ma una storia è l’esempio che svolge la stessa funzione creando un legame tra il lettore e i protagonisti. La vicenda romanzesca è una sineddoche in cui è più facile entrare. È dunque seguendole vicende del professore di McEwan, un umanista alla ricerca di un poema perduto, che possiamo avere uno squarcio sul futuro che potrebbe attenderci e decidere se vogliamo attivarci o no per evitarlo. Spoiler: sarebbe consigliabile, anche per chi non avesse figli, nipoti, ma soltanto posteri che lo disprezzeranno per non averlo fatto.

Sul Venerdì del 14 novembre 2025

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