Diritti e doveri dei ragazzi
di Annalisa CuzzocreaLa settimana scorsa alla Corte di Cassazione a Roma è stato presentato un volume prezioso. Si intitola Codice Junior. Under 18: diritti e doveri e lo ha pubblicato la casa editrice giuridica Lefebvre Giuffrè. C’erano alcuni liceali ad ascoltare gli autori, perché il libro è diretto a loro. Spiega con un linguaggio chiaro cosa prevedono per i bambini e i ragazzi la Costituzione e la giurisprudenza. Alcuni passaggi sono illuminanti. Ad esempio il diritto all’ascolto, sancito dall’articolo 315 bis del Codice civile. I figli non hanno solo il diritto a essere mantenuti, educati e assistiti moralmente dai genitori, oltre al dovere di rispettarli. Hanno anche il diritto di essere ascoltati in questioni che li riguardano a partire dai dodici anni, o prima se capaci di discernimento. E hanno diritto a un «ascolto gentile», come ha ricordato lo psicoterapeuta Ignazio Ardizzone citando Eugenio Borgna, quando si tratta di bambini o ragazzi con problemi psichici che lo Stato ha il dovere di curar…
La settimana scorsa alla Corte di Cassazione a Roma è stato presentato un volume prezioso. Si intitola Codice Junior. Under 18: diritti e doveri e lo ha pubblicato la casa editrice giuridica Lefebvre Giuffrè. C’erano alcuni liceali ad ascoltare gli autori, perché il libro è diretto a loro. Spiega con un linguaggio chiaro cosa prevedono per i bambini e i ragazzi la Costituzione e la giurisprudenza. Alcuni passaggi sono illuminanti. Ad esempio il diritto all’ascolto, sancito dall’articolo 315 bis del Codice civile. I figli non hanno solo il diritto a essere mantenuti, educati e assistiti moralmente dai genitori, oltre al dovere di rispettarli. Hanno anche il diritto di essere ascoltati in questioni che li riguardano a partire dai dodici anni, o prima se capaci di discernimento. E hanno diritto a un «ascolto gentile», come ha ricordato lo psicoterapeuta Ignazio Ardizzone citando Eugenio Borgna, quando si tratta di bambini o ragazzi con problemi psichici che lo Stato ha il dovere di curare.
Le risorse non ci sono, i reparti dedicati a loro sono pochissimi e lavorano a un ritmo che non permette la cura necessaria. Quando Ardizzone ha cominciato ricoverava ragazzi di 15, 16, 17 anni. «Adesso ricovero undicenni, dodicenni, tredicenni», ha raccontato. Nessuno sta prendendo sul serio questo tema, che esiste e ci chiama ad andare ben oltre le disquisizioni sulla fragilità. Ma è confortante sapere quanto il nostro sistema giuridico sia avanti. E sarebbero davvero da portare nelle scuole persone come i giuristi Marco Ruotolo, che ha avuto l’idea del Codice, o Elisabetta Frontoni, che ha spiegato in parole semplici cosa bisognerebbe insegnare ai ragazzi che hanno a che fare con i social. Ad esempio, che il sexting, una delle pratiche che più li mette in pericolo, non è condivisione di intimità, ma cessione di una parte di sé.
Dal momento in cui si manda in rete un’immagine privatissima, la si cede potenzialmente a tutti. Quando si fa lo screenshot di qualcosa di sensibile rivelato da un amico e lo si invia a più persone, si commette un reato. Quando si va su Instagram, si permette alle piattaforme di profilarci. È un pericolo per tutti, ma lo è di più per persone in formazione: perché un ragazzo è portato a soccombere a quello che Nicholas Negroponte chiama il daily me, un io che resta chiuso nella propria bolla senza possibilità di evolvere. Mi ha colpita l’approccio del Codice Junior perché ho visto docenti e magistrati ragionare di bambini e ragazzi come di persone consapevoli. E che vanno aiutate ad acquisire sempre maggiore consapevolezza. E mi ha impressionata la distanza tra la saggezza di cui sono permeate la nostra Carta e i nostri codici e la superficialità con cui troppo spesso il circuito mediatico e politico tratta le nuove generazioni. Abbiamo le risorse per essere migliori: dovremmo cominciare a usarle.
Sul Venerdì del 21 novembre 2025