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Natalia Aspesi: Patriarchi e no

Mojmir JeŽek?www.core-edizioni.it 

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QUESTIONI (NON SOLO) DI CUORE Ogni settimana le risposte alle lettere dei lettori
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Gentile amica, il coltello è passato in pochi anni da utile oggetto per maneggiare le carni a oggetto per dare la morte anche agli esseri umani, talvolta anche giovani. Ritieni utile il silenzio che circonda questo uso di fronte all’incalzare degli eventi che ci tormentano?
Mario dalla Toscana

Il coltello è il mezzo esemplare per uccidere, soprattutto oggi. Credo che quando affonda nella carne schizzando sangue ovunque, sia come una prova di vittoria contro chi, soprattutto se donna, in qualche modo disubbidisce. Semmai c’è da chiedersi perché, in un amore tra uomo e uomo, questo non avvenga quasi mai. Io non credo più al retaggio del patriarcato; penso invece che quasi tutti questi femminicidi nascano da un disprezzo per se stessi, dall’incapacità di sentirsi all’altezza, dalla certezza che finalmente, in galera, protetti dalla vita, questi uomini potranno essere se stessi, senza dover dimostrare quanto valgono.

La critichiamo per affetto, non per “cambiare bar”

Gent.ma sig.ra Aspesi,…

Gentile amica, il coltello è passato in pochi anni da utile oggetto per maneggiare le carni a oggetto per dare la morte anche agli esseri umani, talvolta anche giovani. Ritieni utile il silenzio che circonda questo uso di fronte all’incalzare degli eventi che ci tormentano?
Mario dalla Toscana

Il coltello è il mezzo esemplare per uccidere, soprattutto oggi. Credo che quando affonda nella carne schizzando sangue ovunque, sia come una prova di vittoria contro chi, soprattutto se donna, in qualche modo disubbidisce. Semmai c’è da chiedersi perché, in un amore tra uomo e uomo, questo non avvenga quasi mai. Io non credo più al retaggio del patriarcato; penso invece che quasi tutti questi femminicidi nascano da un disprezzo per se stessi, dall’incapacità di sentirsi all’altezza, dalla certezza che finalmente, in galera, protetti dalla vita, questi uomini potranno essere se stessi, senza dover dimostrare quanto valgono.

La critichiamo per affetto, non per “cambiare bar”

Gent.ma sig.ra Aspesi, recentemente una sua collega di Repubblica raccontava il suo stupore nel dover pagare un euro e mezzo per un bicchiere di acqua del rubinetto in un bar di Roma. Immaginavo che il gestore si fosse giustificato: «cara signora, aumenta tutto, di questi tempi...». E invece la risposta è stata: «se non le piace vada in un altro bar». Ecco, io credo che chi le scrive per criticare qualche sua risposta sulla rubrica del Venerdì non sia intenzionato a cercare “altro” da leggere. Così io sono convinto che chi le invia i propri pensieri, anche critici, sia motivato da affetto verso di lei, e voglia magari dimostrarle perplessità verso un suo atteggiamento che ritiene non coerente con sue opinioni espresse in passato. Le si scrive per affetto, e per ammirazione, non per dirle addio. Continui ad allietarci ogni settimana. Buon lavoro.

Roberto Pavese, Torino

Il villanissimo gestore di quel bar ci sta dando una lezione. Ciò che si dava gratis è diventato una merce: a meno che l’uomo se la prendesse con la mia collega per il solo fatto che a lui Repubblica è antipatica. Però lei mi ricorda questo episodio, perché vuole in un certo senso sgridarmi con affetto, perché a qualcuno devo aver detto “se non le piacciono i miei pensieri non li legga”. Forse ero un po’ delusa per non essere stata capita, forse ero un po’ arrabbiata per conto mio. Lei ha ragione, la gente, quando lo fa, mi scrive per affetto. Anche se, qualche volta, è capitato che qualcuno abbia smesso di farlo. E mi è spiaciuto.

Quel “cortigiana” a Meloni meritava una condanna

Gent.ma Sig.ra Aspesi, l’epiteto “cortigiana” rivolto da Maurizio Landini a Giorgia Meloni denota una mancanza di correttezza e una dimostrazione di becero maschilismo da biasimare tout court. Sono rimasta spiacevolmente colpita dal non sentire alcuna parola di condanna da parte di esponenti di quel femminismo che si rivela ancora una volta schierato solo per puro opportunismo ideologico. Laura Boldrini, in passato sempre molto sensibile a questioni di sessismo, ha cercato di giustificare l’ingiustificabile adducendo che “cortigiano” al maschile non assume lo stesso significato dispregiativo come al femminile! Non Le pare che il segretario della Cgil, che doveva quantomeno scusarsi, stavolta l’abbia proprio fatta fuori dal vaso?

Matilde Di Nunzio, Monfalcone

Lei avrà visto che la parola “cortigiana” ha appena sfiorato la Premier, che poi deve averci pensato e lasciato perdere: nessuna censura per la parola “cortigiana”, che vuole dire molte cose, compresa la prostituta di lusso. Ma cortigiane erano pure le donne di corti cinquecentesche, come la veneziana Veronica Franco, che diventando “una cortigiana onesta” scriveva poesie in terzine dantesche: le Terze Rime e le Lettere familiari a diversi sono poi state rilanciate anche dalle femministe degli anni 60. L’ho pensato vedendo qualche sera fa l’ultimo spettacolo di Emma Dante, L’angelo del focolare, in cui in scena ci sono una moglie e un marito che le spacca la testa con un ferro da stiro, e la mattina dopo lei, col viso insanguinato, si alza di nuovo e ricomincia a lavorare da casalinga, mentre il maschio in mutande e il figlio diventato gay sono rumorosi e inutili. È un bellissimo spettacolo sull’ultimo sacrilegio dell’uomo sulla donna: la sua violenza, qui diventata usuale, la ucciderà ogni sera.

Se Aspesi non va in tv, la tv vada da Aspesi

Cara Aspesi, ho appena finito di leggere le sue risposte sul Venerdì e devo dire che lei mette davvero allegria. Tempo fa ho visto la Vanoni da Fazio che entrava appoggiandosi a un appendiabiti di plastica (costo 2 euro dai cinesi) per dar poi fiato a tutta una serie esilarante di battute e mi domando se lei ci andrebbe in televisione. Immagino che Fazio o qualcun altro l’abbia chiamata e mi chiedo quand’è che ci è stata l’ultima volta. Diciamo che la sua rubrica è quasi sprecata per noi lettori del Venerdì, per pochi o molti che siamo. Inoltre, facendo una classifica degli scrittori italiani, mi sembra essere proprio lei, prima di Augias, Maraini o Magris, la più longeva e perciò meritevole di più rispetto. Infine mi domando: perché la Montagna, ovvero la Televisione, non possa andare un giorno di questi da Maometto/Aspesi per parlare di tutto e di niente e far dunque conoscere al pubblico dei “non-lettori” del Venerdì un personaggio importante della cultura italiana, ma soprattutto milanese come la già ricordata Vanoni?. Grazie.

Luigi Lamberti

Gentile Lamberti, dunque: il buon Fazio non mi ha mai in invitato neppure quando dicevano che io ero “un personaggio della cultura italiana” (mah), e io lo capivo, allora lui parlava bene di tutti, invece io avevo il piacere di parlare in modo che forse poteva far arrabbiare un po’ quei poveretti; pare che una sola volta qualcuno se la prese con me e, querelata, fui subito assolta. Spero che lei abbia letto anche la mia intervista alla Vanoni novantenne, abbastanza carina. Poi mi creda, c’è qualche ingenuo che tuttora mi chiama in qualche trasmissione: ma devo dire che essendo ormai, diciamo, anziana, per amor di Patria dico sempre di no.

Sul Venerdì del 21 novembre 2025

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