Ma che fine ha fatto lo squash?
di Giuseppe Antonio PerrelliMichael Douglas, racchetta in mano, usa frasi affilate come i suoi colpi: «Forza ragazzo, un piccolo sforzo. Devi finire il gioco». Interpreta lo squalo della finanza Gordon Gekko, perfetto nella polo blu e senza un capello fuori posto, e si rivolge così al giovane Bud Fox (Charlie Sheen) che sogna di emularlo ma intanto è accasciato in un angolo, stravolto e sudato. Wall Street di Oliver Stone ha regalato a Douglas l’Oscar per il migliore attore nel 1988 ma ha anche inchiodato lo squash a uno stereotipo lontanissimo dalle sue origini nelle carceri inglesi dove, racconta Charles Dickens nei Pickwick Papers, i prigionieri all’inizio dell’800 centravano il muro con racchette rudimentali.
Quattro colpi a Manhattan
La campionessa italiana Cristina Tartarone, 24 anni, prova a smontare il luogo comune di uno sport riservato ai ricchi, che sparano nevrotiche pallate e crudeli massime di vita: devi vincere, devi sopraffare l’avversario. «Ho partecipato a un torneo nel club Open Squash, in un …
Michael Douglas, racchetta in mano, usa frasi affilate come i suoi colpi: «Forza ragazzo, un piccolo sforzo. Devi finire il gioco». Interpreta lo squalo della finanza Gordon Gekko, perfetto nella polo blu e senza un capello fuori posto, e si rivolge così al giovane Bud Fox (Charlie Sheen) che sogna di emularlo ma intanto è accasciato in un angolo, stravolto e sudato. Wall Street di Oliver Stone ha regalato a Douglas l’Oscar per il migliore attore nel 1988 ma ha anche inchiodato lo squash a uno stereotipo lontanissimo dalle sue origini nelle carceri inglesi dove, racconta Charles Dickens nei Pickwick Papers, i prigionieri all’inizio dell’800 centravano il muro con racchette rudimentali.
Quattro colpi a Manhattan
La campionessa italiana Cristina Tartarone, 24 anni, prova a smontare il luogo comune di uno sport riservato ai ricchi, che sparano nevrotiche pallate e crudeli massime di vita: devi vincere, devi sopraffare l’avversario. «Ho partecipato a un torneo nel club Open Squash, in un grattacielo a due passi da Wall Street. Chi lavora ai piani superiori scende in palestra, gioca con i colleghi, una doccia veloce ed è di nuovo alla scrivania. Bastano 30 o 40 minuti per un ottimo allenamento, non è una questione di potere, ma di praticità».
Quella che purtroppo manca in Italia: i 24 mila giocatori, tra cui più di diecimila tesserati – equamente divisi tra uomini e donne – pagano un evidente deficit di strutture, anche nelle grandi città. Spiega Davide Babini, direttore generale delle squadre nazionali: «Al di là dei club privati, ci sono centoventi campi attivi: otto a Milano, quattro a Roma. Lo squash arriva da noi nel 1976 ma diventa federazione sportiva solo nel 2007: l’esplosione degli anni 80 e 90 ha lasciato poche tracce, non si è consolidato un agonismo tradizionale, con un’impiantistica pubblica. Scemata la moda, chi seguiva il profitto ha convertito gli spazi ad altre attività, perché lo squash costa: la cubatura è notevole e si gioca al coperto, su campi da riscaldare d’inverno e raffreddare d’estate. Per creare un vivaio di giovani, abbiamo cercato di superare gli ostacoli con il progetto Scuola Squash, in collaborazione con il ministero dell’Istruzione: portiamo il nostro sport nelle classi primarie e secondarie montando campi gonfiabili».
Squash: c’è da faticare
Ed è così che Cristina Tartarone si è appassionata, tanto da trasferirsi da Cosenza a Riccione, sede del centro federale, dividendosi tra gli allenamenti, i tornei e il campus universitario di Cesena dove frequenta la facoltà di Architettura: «Ho provato alle medie, a undici anni. Tra nuoto, tennis e lezioni di chitarra, ho puntato sullo squash che nella mia città ha una tradizione, tanto che adesso con i fondi del Pnrr sono in costruzione altri sei campi, oltre ai cinque già esistenti: ci giocava mio padre, da piccola gli chiedevo sempre di portarmi con lui, ma è la scuola che mi ha fatto veramente conoscere il mio sport».
Che è divertente ma molto impegnativo: le partite sono al meglio dei cinque set, li vince chi raggiunge undici punti con un vantaggio minimo di due, sul 10-10 si va al tie break. Un match tra professionisti può durare anche un’ora e mezza, pochi i tempi morti: nel tennis si dispone di 25 secondi tra un punto e l’altro per andare al servizio, nello squash gli scambi si susseguono senza pause. L’alta intensità attrae venti milioni di praticanti nel mondo e i campioni di altre discipline: il rallysta Carlos Sainz ha vinto il titolo nazionale spagnolo e ha trasmesso la passione al figlio, ex pilota della Ferrari ora alla Williams, mentre sui social di Lewis Hamilton non mancano i video nel rettangolo di 9,75x6,40 metri. Tra gli appassionati dello squash circola una massima: «Non giocare per metterti in forma. Gioca se sei già in forma».
Non c’è quindi l’inclusione immediata dei neofiti, il segreto del boom del padel che ha spinto Nicola Pietrangeli, con sintesi brutale e scanzonata, a definirlo «il trionfo delle pippe». «Secondo me all’inizio la fatica prevale sul divertimento ma poi col tempo ti diverti moltissimo», ammette la campionessa italiana, che sottolinea un altro aspetto: «È un gioco mentale, l’unica disciplina con le racchette in cui sei non di fronte ma di fianco a chi vuoi battere, anche se non puoi intralciarne i movimenti. Io riesco a concentrarmi su me stessa ma conosco atlete che rendono di meno negli scambi lunghi perché soffrono il contatto fisico, altre che si mostrano amichevoli perché sanno che le avversarie si esaltano quando l’altra si innervosisce».
Ritorno al futuro
Facile capire, allora, perché lo squash sia stato associato a dinamiche di potere e a certi meccanismi feroci del mondo degli affari negli Stati Uniti, che lo battezzeranno come disciplina olimpica a Los Angeles 2028: «Per inseguire l’obiettivo dei Giochi», dice l’atleta calabrese, «mi alleno a Riccione con due tecnici inglesi, Marcus Berrett e Tim Simpson, e con i preparatori atletici messi a disposizione dal Coni. Ai tornei di Los Angeles parteciperanno 16 donne e 16 uomini, con le consuete limitazioni per nazione, e io so che posso farcela: sono arrivata decima agli Europei del 2024, ho vinto tre tornei Challenger, sto ancora migliorando». Se riuscirà a coronare il sogno, Cristina Tartarone sarà protagonista sui campi che verranno allestiti all’interno degli Universal Studios, in Courthouse Square, dove è stato girato Ritorno al Futuro. Lo squash ritrova il cinema, che questa volta però gli rende giustizia.