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Modello Spilamberto: nel resto d’Italia una Sanità così ce la sogniamo

Il team della Casa della Comunità Nicolaus Machella a Spilamberto: una volta era un supermercato. AGF/Nicola Marfisi 

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Non un pronto soccorso né un ospedale, ma un luogo in cui fare esami, visite, consulenze. Siamo andati nel modenese, per visitare una delle Case della Comunità finanziate dal Pnrr. Meraviglioso. Peccato che di 1.723 previste in tutta Italia per ora ce ne siano soltanto 660. E in troppe regioni ancora zero
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La signora Lucia è venuta a farsi medicare la ferita lasciata da un intervento chirurgico. Per lei è un successo. Fino a qualche giorno fa aspettava a casa l’infermiera, che oggi invece l’accoglie in ambulatorio con il sorriso. Ci vuole un quarto d’ora per disinfettare, rimettere cerotti e soprattutto capire che tutto procede come deve. Ancora qualche tempo e non ci sarà più bisogno di aiuto, potrà riprendere a fare la sua vita. Quando esce, i prelievi del sangue sono quasi terminati, il consultorio ha già iniziato a lavorare, il pediatra fa i primi vaccini e all’ingresso attendono le persone che hanno appuntamento con il medico di famiglia. A Spilamberto, 13 mila abitanti, venti minuti da Modena, abbiamo visto come potrebbe essere la Sanità italiana, sotto il tetto piatto di un piccolo ex supermercato, acquistato dal Comune e messo a disposizione della Asl. Si chiama Casa della Comunità ed è la struttura che dovrebbe rivoluzionare l’assistenza territoriale. Il condizionale è necessar…

La signora Lucia è venuta a farsi medicare la ferita lasciata da un intervento chirurgico. Per lei è un successo. Fino a qualche giorno fa aspettava a casa l’infermiera, che oggi invece l’accoglie in ambulatorio con il sorriso. Ci vuole un quarto d’ora per disinfettare, rimettere cerotti e soprattutto capire che tutto procede come deve. Ancora qualche tempo e non ci sarà più bisogno di aiuto, potrà riprendere a fare la sua vita. Quando esce, i prelievi del sangue sono quasi terminati, il consultorio ha già iniziato a lavorare, il pediatra fa i primi vaccini e all’ingresso attendono le persone che hanno appuntamento con il medico di famiglia. A Spilamberto, 13 mila abitanti, venti minuti da Modena, abbiamo visto come potrebbe essere la Sanità italiana, sotto il tetto piatto di un piccolo ex supermercato, acquistato dal Comune e messo a disposizione della Asl. Si chiama Casa della Comunità ed è la struttura che dovrebbe rivoluzionare l’assistenza territoriale. Il condizionale è necessario perché (e non c’erano dubbi) il cambiamento viaggia a velocità diverse nelle varie regioni.

È il Piano nazionale di ripresa e resilienza a prevedere l’attivazione a tappeto di questa sorta di super ambulatori: il Pnrr ha messo i soldi per costruirli (ma non per pagare chi ci lavora), e chiesto che siano pronti entro giugno del 2026. Ma in molte zone d’Italia la scadenza non sarà rispettata. Delle 1.723 strutture programmate, quelle attive oggi sono solo 660, e appena una cinquantina hanno tutti i servizi previsti già funzionanti. L’Emilia-Romagna è la regione più vicina all’obiettivo, con il numero più alto di Case di Comunità già aperte: 140, delle quali dieci complete di tutte le attività. Ci sono regioni ancora a zero.

Eccezione emiliana

L’architettura della Nicolaus Machella ? dal nome di un medico del Rinascimento che studiò il “morbo gallico”, ovvero la sifilide ? rivela il passato di scaffali e carrelli. Dove c’erano le casse del market oggi è stato messo il bancone dell’accettazione. Sulla destra e sulla sinistra partono i corridoi sui quali affacciano ambulatori e piccole sale di attesa. L’attività sanitaria ha preso il sopravvento da tempo, così fuori dagli studi pediatrici sono disegnati gli animali della savana, nelle bacheche sono scritti i turni dei vari professionisti, ma anche consigli sulla pulizia delle mani e informazioni pratiche sui servizi offerti.

C’è poi il totem per pagare i ticket e anche la postazione del Cup, il Centro unico di prenotazione, attraverso il quale si prenotano visite ed esami. Per gli anziani che hanno problemi con internet, dove ormai si può fare quasi tutto, è disponibile lo sportello dell’anagrafe sanitaria, che permette di cambiare medico, rinnovare esenzioni e così via. Le Case della Comunità non sono una novità. Prima erano state inventate le Case della Salute, che però sono rimaste esperienze molto sporadiche.

L’idea di partenza è semplice, ma difficile da realizzare: mettere in un solo luogo tutti i servizi territoriali per dare a un certo numero di cittadini un punto di riferimento sanitario unico. «Ogni giorno da noi entrano trecento persone», mette in chiaro Esperia Amici, l’infermiera che coordina la struttura di Spilamberto. La chiave sono i medici di famiglia. «Qui hanno l’ambulatorio in otto, fanno parte di una medicina di gruppo». Così ogni assistito trova sempre qualcuno a cui sottoporre un problema improvviso: se il suo medico non è di turno, è infatti presente un collega, che ha accesso ai dati del paziente e quindi può riceverlo e aiutarlo.

Un vantaggio non da poco, e un’eccezione tutta emiliana perché in molte regioni ci sono invece grandi difficoltà a coinvolgere i medici di famiglia. «Il pomeriggio arrivano gli specialisti» dice ancora Amici. «Abbiamo geriatra, otorino, cardiologo, oculista, palliativista, psichiatra. E lo psicologo di comunità». Per i medici di famiglia la presenza di questi colleghi nelle stanze vicine è un bell’aiuto. «Possiamo chiedere un consiglio, far controllare un esame. Ci danno tranquillità» dice la dottoressa Francesca Borsari, tra una visita e l’altra. «Ma il vero punto di forza è proprio il gruppo di noi medici di famiglia. Ci aiutiamo a vicenda. E abbiamo un rapporto stringente di collaborazione con le infermiere. I pazienti lo percepiscono, si sentono assistiti a 360 gradi».

Anche l’ambulatorio infermieristico è un modello. Basta fare l’esempio del “percorso diabete”. Lo fanno funzionare le infermiere, che chiamano i malati periodicamente, quando è il momento di fare i controlli. Si sincerano che seguano le terapie, eseguono gli esami. «I risultati vengono trasmessi a noi medici, che controlliamo e vediamo i pazienti solo se c’è qualcosa che non va», spiega la dottoressa. «Se è tutto a posto i malati aspettano di ricevere una nuova chiamata per i controlli. Si chiama “sanità di iniziativa», perché è il sistema pubblico a contattare chi ne ha bisogno.

Questa mattina ci sono quattro infermiere in servizio a Spilamberto, Monica Pedroni, Silvia Bertusi, Silvia Trenti e Grazia Errichelli. Sono loro ad occuparsi della gran parte delle visite a domicilio, anche una quindicina al giorno. «Ad esempio, andiamo da chi viene dimesso dall’ospedale» raccontano «si tratta di un modo per vedere come sta il paziente, prendere i parametri vitali, ma anche di osservare in quale situazione si trova dal punto di vista sociale, ambientale e se rispetta uno stile di vita adeguato alla sua patologia. Poi quando queste persone stanno meglio possono venire qui da noi». Avere una stretta collaborazione con le infermiere è importante per i medici anche per altri aspetti. Ad esempio, per valutare se gli assistiti prendono i farmaci che devono (e nel modo giusto) e per aiutarli con le questioni burocratiche.

Bambini e adolescenti

A metà mattinata il pediatra di comunità è nel pieno delle vaccinazioni. I bambini escono ed entrano nella sua stanza in braccio ai genitori. In Emilia-Romagna sono le Asl a convocare le famiglie. A Spilamberto sono invitate appunto nella Casa di Comunità. Si presentano invece da soli coloro che vogliono fare il prelievo del sangue, disponibile tre volte alla settimana. Altro servizio fondamentale della Nicolaus Machella è il consultorio, aperto tutti i giorni. C’è uno spazio per giovani e adolescenti, ci sono ginecologi, ostetriche, la psicologa, la genetista per le coppie che aspettano un bambino, ma anche per chi desidera informazioni sulla contraccezione o considera l’idea di abortire: un servizio ad accesso diretto, una porta sempre aperta. Quella di tutta la Casa della Comunità di Spilamberto chiude alle 19, in attesa che il giorno dopo, dalle 7 in poi, tornino a varcare la soglia Lucia e tutti gli altri.

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