Il 29 gennaio Nasa e Esa hanno diffuso un annuncio che ha subito fatto il giro del mondo: l’asteroide 2024 YR4, scoperto appena un mese prima dal telescopio Atlas in Cile, un oggetto stimato tra i 50 e i 90 metri di diametro e quindi abbastanza grande da radere al suolo una città, mostrava una probabilità d’impatto con la Terra superiore all’1 per cento per il 2032. Sembra poca cosa, ma secondo le agenzie spaziali non lo è. È scattata infatti l’allerta più grave dalla fondazione dell’International Asteroid Warning Network. In febbraio la probabilità è salita fino al 3,1 per cento, per poi precipitare, per fortuna, allo 0,001 grazie a nuove osservazioni e al progressivo affinamento dell’orbita. Oggi si ipotizza che YR4 rischi (al 4 per cento) di colpire la Luna, con un’esplosione trecento volte più potente di quella di Hiroshima. Il pericolo insomma, anche per noi, non è del tutto cessato: «Se succedesse, una pioggia di micrometeoriti potrebbe dirigersi verso la Terra», spiega Kelly Fa…
Il 29 gennaio Nasa e Esa hanno diffuso un annuncio che ha subito fatto il giro del mondo: l’asteroide 2024 YR4, scoperto appena un mese prima dal telescopio Atlas in Cile, un oggetto stimato tra i 50 e i 90 metri di diametro e quindi abbastanza grande da radere al suolo una città, mostrava una probabilità d’impatto con la Terra superiore all’1 per cento per il 2032. Sembra poca cosa, ma secondo le agenzie spaziali non lo è. È scattata infatti l’allerta più grave dalla fondazione dell’International Asteroid Warning Network. In febbraio la probabilità è salita fino al 3,1 per cento, per poi precipitare, per fortuna, allo 0,001 grazie a nuove osservazioni e al progressivo affinamento dell’orbita. Oggi si ipotizza che YR4 rischi (al 4 per cento) di colpire la Luna, con un’esplosione trecento volte più potente di quella di Hiroshima. Il pericolo insomma, anche per noi, non è del tutto cessato: «Se succedesse, una pioggia di micrometeoriti potrebbe dirigersi verso la Terra», spiega Kelly Fast, direttrice del Planetary Defense Office della Nasa. «Non rappresenterebbero alcun pericolo per la popolazione, ma potrebbero danneggiare i satelliti che si trovassero nella traiettoria. Per ora stiamo monitorando la situazione e valutiamo se sarà necessario pianificare una missione di deviazione dedicata».
Fast è considerata una delle figure centrali della difesa planetaria, e ci racconta di come, fin da bambina, guardasse dalla finestra di casa a Los Angeles la cupola dell’osservatorio Griffith con più meraviglia dell’insegna di Hollywood, un dettaglio che oggi sembra un indizio della sua carriera.
Dottoressa Fast, quando è iniziata davvero la difesa planetaria?
«Il vero punto di svolta è stato nel 1994, quando la cometa Shoemaker-Levy 9 si è schiantata su Giove. È stata la prima volta che l’umanità ha osservato una collisione cosmica in diretta: frammenti esplosi con la forza di trecento milioni di bombe atomiche, pennacchi gassosi alti tremila chilometri, temperature che hanno superato i trentamila gradi. Da lì è nato il primo investimento sistematico nel tracciamento di asteroidi e comete. Lo spirito è “Troviamo gli asteroidi prima che trovino noi!”. Un secondo campanello d’allarme è arrivato nel 2013 con l’esplosione in atmosfera di un asteroide di 18 metri di diametro sopra la città di ?eljabinsk, in Russia. Era troppo piccolo per essere visto in anticipo dai telescopi terrestri, e proveniva dalla direzione del Sole, che ostacola le osservazioni. Si è disintegrato a trenta chilometri d’altezza liberando l’energia di 25 bombe di Hiroshima. L’onda d’urto ha frantumato finestre e danneggiato edifici in un’area di cento chilometri quadrati, con oltre 1.500 feriti. Un promemoria molto concreto della necessità di una sorveglianza continua».
Gli asteroidi che possono destare preoccupazione sono sempre gli stessi o ne trovate via via di nuovi?
«Ne scopriamo continuamente. La Nasa si occupa degli oggetti near-Earth (asteroidi o comete con orbite attorno al Sole che possono incrociare l’orbita terrestre, ndr) da oltre vent’anni, ma sappiamo di non aver ancora individuato tutti quelli potenzialmente pericolosi. La Terra e gli asteroidi orbitano attorno al Sole con traiettorie diverse: a volte ci avviciniamo, a volte ci sfuggiamo. È una sorta di rincorsa permanente. Per colmare le lacune stiamo sviluppando la missione Neo Surveyor, un telescopio spaziale a infrarossi progettato per individuare gli asteroidi più difficili da rilevare dalla Terra, quelli che riflettono poca luce. Con gli strumenti attuali ci vorrebbero trent’anni per mappare tutti gli oggetti oltre i 140 metri; con NeoSurveyor ridurremmo il tempo a meno di un decennio».
E i grandi asteroidi, quelli che potrebbero causare catastrofi globali?
«Quelli sono pochi e quasi tutti noti. Molti orbitano nella fascia principale tra Marte e Giove, ma ce ne sono anche con traiettorie più vicine alla Terra: Apophis, lungo circa 450 metri, nel 2029 passerà a 31.600 chilometri dal nostro pianeta, una distanza inferiore a quella di molti satelliti. Gli oggetti intermedi — troppo grandi per disintegrarsi in atmosfera ma non abbastanza da estinguere la vita sulla Terra — rappresentano la vera sfida: ne stiamo ancora trovando molti».
Vi preoccupano gli oggetti interstellari, come Oumuamua, che nell’ottobre 2017 è passato a 24 milioni di chilometri dalla Terra, o il più recente 3I/Atlas individuato a luglio?
«In teoria potrebbero essere un rischio, ma la probabilità è estremamente bassa. Sono più interessanti per la scienza – visto che ci danno informazioni sugli altri sistemi solari – che per la difesa planetaria. Gli asteroidi interni al sistema solare, che incrociano spesso l’orbita terrestre, sono molto più pericolosi».
Come si procede quando si scopre un nuovo asteroide?
«Ci sono telescopi che scandagliano continuamente grandi porzioni del cielo: vedono le stelle come puntini fissi, e ciò che cercano è un puntino che si muove rispetto a loro. Quando i diversi osservatori trovano qualcosa di potenzialmente nuovo, inviano le coordinate della scoperta al Minor Planet Center di Boston, che è la banca dati internazionale per questi oggetti. Da lì inizia una corsa contro il tempo per ottenere più osservazioni, necessarie a calcolare un’orbita sempre più precisa. È così che si riduce l’incertezza sulla traiettoria futura, e si aggiorna la percentuale di rischio di impatto».
Qual è la soglia che fa scattare un vero allarme?
«Per gli asteroidi in grado di causare danni significativi la soglia è dell’1 per cento di probabilità d’impatto. Sembra poco, ma è rarissimo raggiungerla. Oltre il 10 per cento scatterebbero misure operative, con protocolli di emergenza, valutazioni di missioni di deviazione e comunicazioni estese ai governi. Finora, però, nessun oggetto noto ha superato quella soglia».
Quanto preavviso serve per poter intervenire?
«Anni, possibilmente decenni. Una missione di deviazione richiede tempo per essere progettata, costruita e lanciata. Neo Surveyor sarà essenziale proprio per darci quel margine di anticipo. Anche l’Esa sta preparando la sua missione analoga, Neomir, prevista nei primi anni Trenta».
E come ci si difende?
«La tecnica più semplice è quella testata con la missione Dart: colpire l’asteroide con una sonda per deviarne leggermente l’orbita. Con anni di anticipo, basta una modifica minima per evitare l’impatto. Un’altra tecnica è il “trattore gravitazionale”: consiste nel posizionare una massa (come una sonda con un grande masso agganciato) vicino all’asteroide: con il tempo la gravità tra i due corpi può modificare quanto basta la traiettoria dell’asteroide. Poi c’è la cosiddetta “opzione hollywoodiana”: una detonazione nucleare nelle vicinanze dell’asteroide, non per distruggerlo – sarebbe pericoloso per i frammenti che si creerebbero – ma per vaporizzarne una parte e generare una spinta in direzione opposta. Non esiste una soluzione unica: dipende dall’oggetto, dalla sua struttura e dal tempo a disposizione. Per questo organizziamo esercitazioni internazionali con scenari realistici. Sono prove fondamentali, perché il giorno in cui un impatto sarà possibile dovremo essere davvero pronti».
Sul Venerdì del 28 novembre 2025