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Sta in una balena il segreto della longevità

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Quella che vive nelle acque dell’Oceano Artico campa anche oltre i 200 anni. Grazie a una proteina, si è scoperto ora, che abbiamo anche noi umani
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Centenari del mondo, scansatevi. Il mammifero più longevo non è tra noi ma nuota nell’Oceano Artico: è la balena della Groenlandia (Balaena mysticetus) che può vivere oltre 200 anni. Un modello di longevità particolarmente interessante per i ricercatori che si occupano di invecchiamento come Andrei Seluanov, co-direttore del Rochester Aging Research Center dell’università di Rochester nello stato di New York. Il motivo? La stazza. «Le enormi dimensioni della balena artica, un animale dalla massa corporea di circa 60 tonnellate, rappresentano un rischio per lo sviluppo dei tumori: più cellule ci sono nel corpo, maggiore è la possibilità che qualcuna diventi maligna se accumula un numero sufficiente di mutazioni», ci ha detto. Ma allora come fa questo “bestione” a vivere così a lungo? Forse possiede meccanismi molto efficaci nel combattere i tumori.

E difatti questo si aspettavano Seluanov e il suo team di ricerca quando hanno deciso di esaminare il Dna della balena artica alla ricerca …

Centenari del mondo, scansatevi. Il mammifero più longevo non è tra noi ma nuota nell’Oceano Artico: è la balena della Groenlandia (Balaena mysticetus) che può vivere oltre 200 anni. Un modello di longevità particolarmente interessante per i ricercatori che si occupano di invecchiamento come Andrei Seluanov, co-direttore del Rochester Aging Research Center dell’università di Rochester nello stato di New York. Il motivo? La stazza. «Le enormi dimensioni della balena artica, un animale dalla massa corporea di circa 60 tonnellate, rappresentano un rischio per lo sviluppo dei tumori: più cellule ci sono nel corpo, maggiore è la possibilità che qualcuna diventi maligna se accumula un numero sufficiente di mutazioni», ci ha detto. Ma allora come fa questo “bestione” a vivere così a lungo? Forse possiede meccanismi molto efficaci nel combattere i tumori.

E difatti questo si aspettavano Seluanov e il suo team di ricerca quando hanno deciso di esaminare il Dna della balena artica alla ricerca del segreto biologico della sua longevità. «Collaboriamo con la comunità Inuit dell’Alaska, sono loro che ci hanno fornito i campioni da analizzare», racconta. Mentre la caccia commerciale della specie – per l’olio e i fanoni (lamine nella bocca che usano per filtrare l’acqua, ndr) – è stata proibita quasi un secolo fa dopo averne decimato la popolazione, ai nativi dell’Alaska è ancora permessa per motivi di sostentamento. Così è arrivata la scoperta, pubblicata su Nature: le balene della Groenlandia non sono così longeve perché brave a sconfiggere i tumori, ma perché raramente ne vengono colpite grazie alla presenza di tantissime copie della proteina Cirbp che ripara il Dna. «Hanno evoluto un sistema di riparazione del Dna molto efficiente e preciso, che previene la trasformazione oncogena», spiega Seluanov.

Prima di occuparsi di balene artiche, lo scienziato si era interessato alle talpe senza pelo (Heterocephalus glaber), altre campionesse indiscusse di longevità ma nel campionato roditori: possono vivere fino a 40 anni, dieci in più rispetto a specie di dimensioni simili. «Le talpe nude accumulano nei tessuti alti livelli di acido ialuronico ad alto peso molecolare, che limita la proliferazione eccessiva delle cellule precancerose.La buona notizia è che i geni responsabili dell’accumulo di acido ialuronico delle talpe o della riparazione efficiente del Dna delle balene ce li abbiamo pure noi: potrebbero diventare nuovi bersagli per lo sviluppo di farmaci capaci di ottenere effetti sulla longevità simili anche nell’uomo».

Spugne, coralli ed elefanti

Geni, proteine, molecole complesse: la longevità sembra essere una roba complicata, da animali “superiori” per dirla in maniera poco ortodossa. Ma se per vivere a lungo bastasse crescere lentamente? Ha senso: se un organismo non si affanna a “diventare grande” – cioè raggiungere la maturità sessuale per scopi riproduttivi – può investire più energie nel mantenersi e auto-ripararsi. Inoltre, limita i danni causati dai radicali liberi generati dalla produzione di energia. È questo il segreto delle spugne vitree Hexactinellida, chiamate così per lo scheletro di silice. Una di loro, Scolymastra joubini, è la vincitrice assoluta della nostra classifica di longevità: un esemplare alto oltre due metri trovato nelle acque del Mare di Ross in Antartide avrebbe un’età stimata di 15 mila anni. L’animale più vecchio del mondo, si dice, ma è probabile che nelle profondità degli oceani si nascondano molte spugne millenarie: nel Mar della Cina orientale, per esempio, gli scienziati hanno recuperato lo scheletro di un’altra spugna vitrea (Monorhaphis chuni) di undicimila anni.

Ma anche i coralli non scherzano. Alcune specie hawaiane dei generi Leiopathes e Gerardia, i coralli neri e cosiddetti falsi neri, hanno un’età stimata di oltre quattromila e duemila anni; e anche loro crescono molto lentamente, pochi micrometri all’anno in larghezza.

Se nessuno può competere con l’anzianità degli invertebrati, tra gli animali con spina dorsale lo squalo della Groenlandia (Somniosus microcephalus) non ha rivali: vive fino a 400 anni nelle gelide acque artiche e del nord Atlantico. Questo pescione da novecento chili, che nuota anche a duemila metri di profondità, è bravo sia a contrastare i tumori grazie a molte copie di geni che supportano il sistema immunitario e spengono l’infiammazione (non a caso presenti pure nel centenario riccio di mare Mesocentrotus franciscanus), sia a riparare il Dna grazie a una versione iper-efficiente di un gene che abbiamo pure noi.

Altre specie meritano una menzione speciale: la tartaruga gigante di Aldabra (Aldabrachelys gigantea) che può raggiungere 150 anni; il tuatara (Sphenodon punctatus) che arriva a cento; l’albatro di Laysan (Phoebastria immutabilis) e gli elefanti africani e asiatici che possono vivere settanta-ottanta anni.

E poi c’è lei, la medusa immortale Turritopsis dohrnii scoperta due secoli fa nel Mediterraneo, piccola come un’unghia e con uno stomaco rosso che risalta nella campana trasparente. In condizioni di stress “ringiovanisce”, cioè torna allo stadio immaturo del suo ciclo vitale (polipo). Ci riesce grazie a un processo chiamato transdifferenziazione in cui una cellula adulta si trasforma in un altro tipo di cellula adulta senza passare per lo stadio pluripotente. Così, in teoria, può vivere per sempre. Peccato piaccia tanto a pesci, tartarughe e crostacei… un boccone e addio immortalità.

Sul Venerdì del 28 novembre 2025

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