Il Venerdì

KPop Demon Hunters: chi sono Mira, Zoey e Rumi e come hanno battuto tutti i record di Netflix

Da sinistra, Zoey, Rumi e Grotesk delle Huntr/x.
Da sinistra, Zoey, Rumi e Grotesk delle Huntr/x. 

Il film d’animazione con protagonista una girl band è stato il successo dell’anno. Merito del passaparola dei fan. Che dai social è arrivato al Grande Slam

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Più di Bridgerton. Più di Stranger Things. Più di Adolescence. E anche più di Squid Game. Con oltre 325 milioni di visualizzazioni il record della storia di Netflix spetta al film d’animazione per ragazzi KPop Demon Hunters, il più grande successo dell’ultima stagione televisiva. A sei mesi dalla sua uscita è ancora tra i dieci titoli più visti sulla piattaforma.

Sono passati 13 anni dal video musicale Gangnam Style dell’artista sudcoreano Psy (primo videoclip di YouTube in assoluto a superare il miliardo di visualizzazioni) e da allora il fenomeno K-pop è più popolare che mai. La cultura pop della Corea del Sud è diventata un punto di riferimento globale grazie alla Korean Wave (Hallyu), un’ondata di esportazioni iniziate con la musica (con gruppi come Bts e Blackpink), seguito dai K-drama tv (punto massimo raggiunto con Squid Game) e cinematografici (vedi il film Parasite di Bong Joon-ho, vincitore della Palma d’oro a Cannes nel 2019 e Oscar come miglior film). Ora l’onda coreana è diventata uno tsunami con KPop Demon Hunters che unisce estetica manga, musica, moda e webtoon (fumetti per smartphone), con mitologia e demonologia tradizionali coreane, oltre a temi di azione-avventura.

Prodotto dalla Sony Pictures Animation per Netflix e diretto da Maggie Kang e Chris Appelhans, il film racconta le vicende della girl band Huntr/x formata da Rumi, Mira e Zoey, cacciatrici di demoni. Come quelli che si nascondono dietro i bei visini dei Saja Boys, band i cui componenti si nutrono delle anime delle persone. Il successo, senza precedenti, è arrivato grazie al passaparola dei fan: «La passione che i ragazzi hanno condiviso online è stata la migliore promozione che potessimo desiderare per il film», racconta entusiasta Chris Appelhans. Ogni elemento del film è diventato virale: le band Huntr/x e Saja Boys hanno superato i numeri dei giganti del K-pop Blackpink e BTS nella classifica Spotify degli Stati Uniti. La colonna sonora è diventata la prima nella storia della Billboard Hot 100 ad avere quattro brani nella Top 10, e l’album ha raggiunto il disco di platino. E poi: le coreografie del film sono diventate virali sui social media, al punto che persino Novak Djokovic ha eseguito la danza della canzone Soda Pop dopo aver vinto i quarti di finale agli Us Open: «L’ho fatta in onore di mia figlia, me l’ha insegnata lei».

KPop Demon Hunters: vai col karaoke

Essendo un film musicale i brani sono stati fondamentali per il successo. E infatti su Netflix KPop Demon Hunters è disponibile anche in versione karaoke: «I pezzi non sono stati approvati finché non sono entrati in sintonia con tutti gli elementi della storia. Inoltre dovevano soddisfare gli standard delle hit di successo dei brani K-pop di band reali», spiega Maggie Kang. La stessa cura dei dettagli è stata dedicata anche alla personalità e allo stile dei personaggi. La cantante Ejae, voce di Rumi e autrice di alcune delle canzoni della colonna sonora tra cui la hit Golden, racconta: «Mi sono identificata con i personaggi a più livelli, e questo mi ha permesso di inserire le mie vulnerabilità e le mie esperienze emotive nei testi». Per Appelhans l’unità è uno dei temi centrali del film: «Se affrontiamo insieme i nostri demoni interiori, abbiamo la possibilità di sconfiggerli, altrimenti saranno loro a vincere». Condivide lo stesso pensiero la rapper Rei Ami, voce e principale autrice dei testi di Zoey, che aggiunge: «Per me è stato un processo introspettivo. Ho dovuto scavare nella mia anima, essere onesta con me stessa senza nascondermi dietro la facciata forte che spesso esibisco in pubblico. È stato un viaggio emotivo che ho dovuto elaborare».

Kpop Demon Hunters: ispirazioni da Oscar

Basta questo a spiegare un successo globale? Audrey Nuna, voce di Mira, lo attribuisce a qualcosa che accomuna tutti noi: «Il film è intriso di cultura coreana ma i personaggi sono alla ricerca dell’accettazione di sé, e quindi hanno ispirato spettatori e fan di ogni età e provenienza. Tutti ci siamo chiesti: di quali parti di me sono orgoglioso? Perché alla fine vogliamo solo essere noi stessi e sentirci a nostro agio con chi siamo. Questo è il messaggio principale di KPop Demon Hunters». Entrambi i registi citano Bong Joon-ho come fonte di ispirazione, in particolare il modo in cui i suoi film come Parasite e The Host oscillano tra generi e toni diversi per creare un’esperienza immersiva. «Anche noi avevamo tutti gli ingredienti giusti per far diventare queste ragazze magnetiche, in modo che potessero competere con il fascino dei protagonisti della scena K-pop della vita reale», dice Maggie Kang. «Volevamo che nella loro quotidianità di ragazze moderne e all’avanguardia integrassero anche elementi tradizionali come il kimbap (il sushi coreano, ndr)».

«Allo stesso modo», conclude Appelhans, «persone completamente diverse tra loro, attraverso questo film hanno trovato una connessione, un’ispirazione per credere in un futuro migliore: in tempi di crisi, il mondo si rivolge all’arte per cercare speranza. Credo che l’arte possa, in molti modi, salvare il mondo».

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