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Catanzaro, il Corano all’università

Tre studentesse, dopo avere indossato l’abaya, recitano la preghiera islamica delle 17 in una sala dell’università Magna Graecia di Catanzaro: la tenda bianca le separa dai fedeli uomini. (Chiara Spagnolo) 

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L’ateneo Magna Graecia ha aperto una sala di preghiera per iscritti e pazienti musulmani del policlinico. La Lega è insorta: «Rischio islamizzazione». La ministra Bernini ha però assicurato: «Non è una moschea». Siamo andati a vedere
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«Non chiamatela moschea». Tolto il cartello con la scritta Masjid, che in arabo significa “luogo di prosternazione”, resta nell’Università Magna Graecia di Catanzaro un’area di preghiera dedicata al culto islamico inaugurata il 27 ottobre. La prima in Italia rivolta esclusivamente a questa religione all’interno di un ateneo e che ha suscitato le ire della Lega – il deputato Rossano Sasso ha paventato il rischio di «islamizzazione della società» – e la richiesta di intervento della ministra dell’Università e ricerca Anna Maria Bernini. «Non si tratta di una moschea e non esiste un imam», ha assicurato lei a Montecitorio il 5 novembre, ricordando che a Torino, nel maggio 2024, una preghiera islamica è stata svolta nelle facoltà umanistiche occupate ma è stato impedito che la cosa si ripetesse al Politecnico. «Quello di Catanzaro è solo un locale dato in comodato d’uso dal Policlinico a pazienti, operatori sanitari e studenti di religione musulmana, per potersi radunare in preghiera», ha…

«Non chiamatela moschea». Tolto il cartello con la scritta Masjid, che in arabo significa “luogo di prosternazione”, resta nell’Università Magna Graecia di Catanzaro un’area di preghiera dedicata al culto islamico inaugurata il 27 ottobre. La prima in Italia rivolta esclusivamente a questa religione all’interno di un ateneo e che ha suscitato le ire della Lega – il deputato Rossano Sasso ha paventato il rischio di «islamizzazione della società» – e la richiesta di intervento della ministra dell’Università e ricerca Anna Maria Bernini. «Non si tratta di una moschea e non esiste un imam», ha assicurato lei a Montecitorio il 5 novembre, ricordando che a Torino, nel maggio 2024, una preghiera islamica è stata svolta nelle facoltà umanistiche occupate ma è stato impedito che la cosa si ripetesse al Politecnico. «Quello di Catanzaro è solo un locale dato in comodato d’uso dal Policlinico a pazienti, operatori sanitari e studenti di religione musulmana, per potersi radunare in preghiera», ha aggiunto Bernini.

Dunque, è un luogo di preghiera islamica in un ateneo che vuole essere «laico ma nei fatti inclusivo», spiega il rettore Giovanni Cuda, «sorpreso dalla violenza delle polemiche» e perplesso rispetto alla «strumentalizzazione che c’è dietro». In realtà nel capoluogo calabrese sta avvenendo una piccola rivoluzione culturale che in barba al fatto che dalla porta sia stata tolta l’insegna Masjid, si concretizza cinque volte al giorno nelle due stanzette al piano terra dell’edificio di Bioscienze del policlinico, a pochi metri dalla cappella Moscati dove a svettare sono un crocifisso e una statua della Madonna. Per comprendere la portata della scelta basta entrare nell’area di culto in un giorno qualunque. Rigorosamente scalzi e, se si è donne, con il capo coperto. A terra un tappeto celeste, alle pareti nessuna immagine sacra, come impone l’aniconismo islamico. Due mensole contengono copie del Corano: «Prendine una, ti servirà», dice Roberta, 44 anni, referente dell’associazione Dar Assalam Odv, che gestisce lo spazio in base a una convenzione con l’ateneo. Calabrese, da poco laureata in Dietistica, si è avvicinata all’Islam in un momento personale difficile. Lo stesso ha fatto suo marito Antonio. «A Catanzaro i musulmani sono 2.500», racconta, «quindicimila nell’intera provincia», non pochissimi, considerato che la città ha poco più di 80 mila abitanti.

Cartelli in arabo

Il primo nucleo si è formato negli anni Novanta, con l’arrivo di maghrebini in cerca di lavoro. Dal 2000, quando l’Università è diventata Magna Graecia, è iniziata un’epoca di intensi scambi con altri atenei, per iniziativa del primo rettore Salvatore Venuta. È stato lui a volere che molte indicazioni interne al Policlinico fossero scritte in italiano e in arabo. «Questo ospedale ha sempre avuto molti pazienti provenienti da paesi islamici», racconta Karim Abdalla, anestesista libico. Qui sono nati i suoi quattro figli. Magdala, la più grande, studia Medicina e ha da poco deciso di indossare il velo. «In passato a volte ho subito discriminazioni per il mio essere musulmana», dice, «da quando frequento l’università non è mai accaduto. Qui c’è grande rispetto».

In realtà la scelta di dare spazio a un luogo di preghiera non cattolico non è che sia piaciuta a tutti. Erika Cavigliano, dirigente regionale di Gioventù nazionale ed ex rappresentante degli studenti dell’area giuridica, ha dichiarato che «l’università non può e non deve diventare luogo di culto». Lo stesso ha fatto il consigliere comunale Eugenio Riccio della Lega, secondo il quale «ci sono luoghi, esterni all’università, che possono venire incontro a tutte le esigenze spirituali». Il partito di Matteo Salvini ha cavalcato l’ondata di indignazione, con un’interrogazione del deputato barese Sasso alla ministra Bernini, alla quale veniva chiesto di verificare «la conformità dell’apertura di una moschea ai principi di laicità, neutralità e pluralismo, tipici dell’istituzione universitaria». Dopo gli accertamenti del ministero, la risposta è stata chiara: «Non si tratta di una moschea, non esiste un imam, non si fanno predicazioni né opere di proselitismo». Semplicemente, si dà ai musulmani la possibilità di pregare in luoghi non di fortuna, come erano costretti a fare fino a poche settimane fa. Karim, che al Policlinico calabrese ci lavora da oltre venti anni, lo ha fatto nelle aule vuote, nelle sale operatorie, nelle stanze deputate agli esami diagnostici. Roberta lo faceva prevalentemente «in auto, dopo averla parcheggiata in modo da poter effettuare la prosternazione senza essere esposta alla vista dei passanti». Il gesto, che consiste nel piegarsi a terra durante i rituali, è uno dei motivi per cui nell’Islam uomini e donne pregano separatamente.

Questa necessità ha portato l’associazione Dar Assalam a chiedere all’Università uno spazio che avesse due ingressi e fosse separabile. Quando, intorno alle 17, nella stanza si diffonde l’adhan (il richiamo alla preghiera rigorosamente registrato), una tenda bianca viene tirata per dividere lo spazio. A Magdala e Roberta si unisce Lana, palestinese che a Catanzaro è arrivata dopo aver studiato per diversi anni a Roma. Dall’altro lato Jawad, libanese iscritto al primo anno di Medicina, che recita a voce alta. Prima di entrare tutti fanno le abluzioni, tolgono le scarpe, indossano gli abiti tradizionali, le donne gli abaya portati negli zaini oppure a disposizione nell’area di preghiera, gli uomini i qamis. Arab è costretto a pregare seduto, a causa di un problema al ginocchio. Anche lui è arrivato in Italia dalla Palestina per studiare Medicina: «L’Università di Catanzaro è completa dal punto di vista formativo e, con questa scelta, sta dando una grande prova di integrazione». Per il rettore Cuda, la scelta «ha assecondato una richiesta che veniva reiterata da anni da studenti e operatori di fede musulmana e che va incontro anche alle esigenze dei numerosi pazienti che professano questa religione». I numeri su questo sono chiari, perché la maggior parte dei 320 studenti stranieri di Catanzaro (su circa undicimila iscritti) vengono da Paesi islamici. E, a dimostrazione che la decisione del rettore non sia stata un colpo di testa, il fatto che Senato accademico e Consiglio di amministrazione abbiano approvato all’unanimità la delibera che proponeva l’apertura dell’area di culto musulmano. «Ognuno ha il diritto di poter pregare il proprio Dio», dice un paziente che arriva a tardo pomeriggio nella stanza dal tappeto azzurro. Lotta con una malattia che forse gli lascia poco tempo. «Essere qui mi da un po’ di conforto», dice, «chi fa polemiche non capisce che, in certe situazioni, la preghiera è l’unica cosa che ci resta».

Sul Venerdì del 5 dicembre 2025

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