Annalisa Cuzzocrea: “Un’altra educazione è possibile”
di Annalisa CuzzocreaHo conosciuto Franco Lorenzoni molti anni fa, durante un dibattito in cui si parlava – ed era solo l’inizio – di ragazzi e telefonini. Ho scoperto così quasi per caso il lavoro pedagogico che si fa nella casa-laboratorio di Cenci, nella campagna umbra. Un luogo in cui si sperimentano nuovi modi di insegnare, mettendo bambini e ragazzi al centro di tutto, facendo riscoprire loro il rapporto con la natura e col cosmo, con il vento e con la notte, partendo dalle domande, dagli sguardi di chi arriva per un campo scuola e scopre un modo di educare completamente nuovo.
Educare controvento. Storie di maestre e maestri ribelli, uscito due anni fa per Sellerio, spiegava come quelle sperimentazioni abbiano a che fare con le discriminazioni presenti nella società, e come il cambio di paradigma sia “assolutamente necessario in un Paese che è al penultimo posto per numero di laureati in Europa e in cui, se sei nato da genitori non diplomati, in due casi su tre non terminerai i tuoi studi”.
Per Lor…
Ho conosciuto Franco Lorenzoni molti anni fa, durante un dibattito in cui si parlava – ed era solo l’inizio – di ragazzi e telefonini. Ho scoperto così quasi per caso il lavoro pedagogico che si fa nella casa-laboratorio di Cenci, nella campagna umbra. Un luogo in cui si sperimentano nuovi modi di insegnare, mettendo bambini e ragazzi al centro di tutto, facendo riscoprire loro il rapporto con la natura e col cosmo, con il vento e con la notte, partendo dalle domande, dagli sguardi di chi arriva per un campo scuola e scopre un modo di educare completamente nuovo.
Educare controvento. Storie di maestre e maestri ribelli, uscito due anni fa per Sellerio, spiegava come quelle sperimentazioni abbiano a che fare con le discriminazioni presenti nella società, e come il cambio di paradigma sia “assolutamente necessario in un Paese che è al penultimo posto per numero di laureati in Europa e in cui, se sei nato da genitori non diplomati, in due casi su tre non terminerai i tuoi studi”.
Per Lorenzoni, “cultura e conoscenza non si possono trasmettere, ma solo costruire e ricostruire, ciascuno a modo suo, possibilmente insieme”. Ed era quindi naturale che questo lavoro, grazie all’ingresso nella sua vita e a Cenci di Roberta Passoni, facesse un passo ulteriore.
Roberta si occupa da sempre di inclusione scolastica e sociale e ha dato vita a progetti insieme a ragazzi con disabilità cognitive. Uno di questi, l’orto lunare – nel senso che le coltivazioni seguono le fasi lunari – ha visto il coinvolgimento di ragazzi disabili della zona intorno a Cenci. Tutti i giovedì, tutto il giorno, hanno dato vita a qualcosa di unico insieme a un architetto e a una matematica, attirando la curiosità dei bambini che andavano ai campi scuola residenziali che da sempre si tengono a Cenci.
Così Roberta e Franco hanno avuto un’idea: dare la possibilità ai ragazzi con disabilità di diventare anche loro educatori. Di trasmettere quel che sanno e hanno imparato. Il loro modo di raccontare, di esplorare, di accudire. L’approccio con la disabilità è spesso quello di pretendere che le persone si adattino a standard che altri hanno creato.
A Cenci questo schema è stato ribaltato, insegnanti e ragazzi disabili sono stati posti davanti a esperienze nuove per tutti. Un modo per spiazzare e per scoprirsi più simili di quanto spesso non si creda. Così è nato il progetto “Chi educa chi” che Franco, Roberta, gli otto ragazzi disabili che sono diventati educatori e gli altri operatori del centro presenteranno domani mattina all’Università di Roma Tre, dalle 9 alle 13:30, in via Principe Amedeo 182.
Lo scrivo per chi volesse andare a vedere una storia bella, fuori dai racconti di una scuola autoreferenziale, chiusa su se stessa, incapace di riformarsi a partire dalle esigenze dei bambini e dei ragazzi. Si può fare, e i sognatori come Franco e Roberta sono capaci di insegnarlo.
Sul Venerdì del 12 dicembre 2025