E se Charlotte Day Wilson fosse la nuova Joni Mitchell?
di Giuseppe VidettiQuesta è una millennial, nata nel 1993 a Toronto, Ontario, Canada. Un’artista speciale, incontenibile nell’etichetta pop-soul-R&B (indefinibile come James Blake, che ha campionato la sua Falling Apart in I Keep Calling). Di talenti interessanti come Charlotte Day Wilson — di cui spesso conosciamo le canzoni senza associarle a un viso — ce ne sono a centinaia nei servizi di streaming, per utenti armati di buona volontà. Solo per cultori della scena indie? Non proprio.
La Day Wilson (come altri canadesi: Daniel Caesar e Mustafa the Poet, ad esempio) ha centinaia di migliaia di follower e 2,3 milioni di ascoltatori mensili su Spotify. I numeri decuplicano quando ci avviciniamo alla più contagiosa, solenne e inquietante delle sue canzoni: Work (dall’Ep CDW del 2016; Cha…
Questa è una millennial, nata nel 1993 a Toronto, Ontario, Canada. Un’artista speciale, incontenibile nell’etichetta pop-soul-R&B (indefinibile come James Blake, che ha campionato la sua Falling Apart in I Keep Calling). Di talenti interessanti come Charlotte Day Wilson — di cui spesso conosciamo le canzoni senza associarle a un viso — ce ne sono a centinaia nei servizi di streaming, per utenti armati di buona volontà. Solo per cultori della scena indie? Non proprio.
La Day Wilson (come altri canadesi: Daniel Caesar e Mustafa the Poet, ad esempio) ha centinaia di migliaia di follower e 2,3 milioni di ascoltatori mensili su Spotify. I numeri decuplicano quando ci avviciniamo alla più contagiosa, solenne e inquietante delle sue canzoni: Work (dall’Ep CDW del 2016; Charlotte ha inciso due album: Alpha e Cyan Blue, che quest’anno ha avuto una nomination ai Grammy), realizzata in collaborazione con BadBadNotGood e Daniel Caesar, è stata ascoltata 138 milioni di volte!
Se Charlotte ci avesse messo la faccia, avrebbe scatenato un coro di “ecco la nuova Joni Mitchell”, non solo per la bellezza albina, ma anche per il talento di cantautrice. Work è quieta e trascinante, emotivamente profondissima: racconta l’entusiasmo dell’innamoramento frenato dall’incertezza, la passione imbrigliata dai se e dai ma, la leggerezza appesantita dal “lavoro” che una relazione comporta.
Nel video pubblicato su YouTube otto anni fa (quasi dieci milioni di visualizzazioni), di Charlotte non c’è traccia. Sappiamo (dall’abbigliamento) che è inverno: la camera fissa inquadra una scala mobile in discesa affollata da donne di ogni età e un solo ragazzo — l’unico che sorride a chissà chi — qualcuna col cellulare in mano, altre con un libro, altre ancora con le mani nelle tasche dei cappotti o dei giubbini. Una metropolitana? Un parcheggio sotterraneo? Un grande magazzino? Mentre scorrono le immagini, la nuance gospel di Work rende quella insignificante routine accattivante, austera, misteriosa. Piano… piano, dolce Carlotta.