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Vittorio Lingiardi: Jim Jarmusch e il costo delle relazioni

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Il film di Jim Jarmusch che ha vinto il Leone d’oro a Venezia, Father Mother Sister Brother, inizia con la voce magnetica di Anika che canta Spooky. È l’indicazione di un clima, un brivido vellutato, ironico e sospeso che ci introduce a un mondo in cui ciò che è familiare è anche perturbante e sinistro: spooky, appunto.Come lo sono i fosfeni, le mouches volantes e le sfocature che, sullo schermo, separano i tre episodi di questo trittico cinematografico della non-azione con un cast strepitoso.

Piccoli difetti del campo visivo che diventano metafora di ciò che, nelle relazioni, disturba in forme fluttuanti di disfunzionalità. Father Mother Sister Brother è un film sul costo delle relazioni obbligate: economico (il tema dei soldi torna con regolarità),ma soprattutto emotivo. È il prezz…

Il film di Jim Jarmusch che ha vinto il Leone d’oro a Venezia, Father Mother Sister Brother, inizia con la voce magnetica di Anika che canta Spooky. È l’indicazione di un clima, un brivido vellutato, ironico e sospeso che ci introduce a un mondo in cui ciò che è familiare è anche perturbante e sinistro: spooky, appunto.Come lo sono i fosfeni, le mouches volantes e le sfocature che, sullo schermo, separano i tre episodi di questo trittico cinematografico della non-azione con un cast strepitoso.

Piccoli difetti del campo visivo che diventano metafora di ciò che, nelle relazioni, disturba in forme fluttuanti di disfunzionalità. Father Mother Sister Brother è un film sul costo delle relazioni obbligate: economico (il tema dei soldi torna con regolarità),ma soprattutto emotivo. È il prezzo dell’ereditare sorrisi forzati, promesse mancate, silenzi gelati. Famiglie in cui nessuno dice la verità e noi, irretiti dal ritmo del film, continuiamo a domandarci se a prevalere sia l’imbarazzo o l’ipocrisia. Jarmusch non prende posizione: osserva, ascolta e lascia che frasi e gesti si ripetano come tic genetici in ogni episodio, anche se le tre famiglie non si conoscono e vivono in Paesi diversi. Tra dolore, ironia e rassegnata tenerezza, le tre storie sono narrate con cura quasi pittorica: le auto diventano stanze mobili di silenzi e confessioni; leggeri skateboarder appaiono come angeli dell’altrove; le coincidenze cromatiche degli abiti sembrano suggerire che ogni personaggio vive nell’incantesimo di una trama simbolica che lo precede. L’infanzia non è mai un ricordo vivente, ma un passato malinconico nella cornice di fotografie che non possiamo rianimare. Un legame psicobiologico che continua a orientare le incomprensioni,gli sforzi d’amore, le scuse mancate e i debiti affettivi che ogni famiglia più o meno nasconde.

Sul Venerdì del 19 dicembre 2025

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