Culle vuote nelle foreste, ecco come riempirle
di Roberto Croci«Al centro di questo nostro lavoro c’è un’urgenza: il rischio di estinzione di alcune specie, e il fatto che la loro sopravvivenza dipenda dagli straordinari legami che si sviluppano tra esseri umani e animali». Così Lucy Van Beek, Alex Williamson e Tom Payne, il team creativo con venti anni di esperienza (e diversi premi Emmy e Bafta) nella realizzazione di documentari e serie tv dedicati alla natura, hanno presentato alla stampa Born To Be Wild, la nuova docuserie uscita oggi su Apple TV.
Girata in cinque Paesi in diversi anni, segue alcuni cuccioli di animali rari che sono stati allevati da “genitori adottivi” umani per poi venir rilasciati in natura. «Scegliere gli animali giusti è stato difficile» racconta il regista Alex Williamson. «Volevamo assicurarci che la serie fosse globale e includesse il maggior numero possibile di specie da luoghi diversi. Alla fine ne abbiamo scelte sei, con i loro protagonisti: l’elefantino Wam, dello Zambia; i due cuccioli di ghepardo Kabo e Khumo d…
«Al centro di questo nostro lavoro c’è un’urgenza: il rischio di estinzione di alcune specie, e il fatto che la loro sopravvivenza dipenda dagli straordinari legami che si sviluppano tra esseri umani e animali». Così Lucy Van Beek, Alex Williamson e Tom Payne, il team creativo con venti anni di esperienza (e diversi premi Emmy e Bafta) nella realizzazione di documentari e serie tv dedicati alla natura, hanno presentato alla stampa Born To Be Wild, la nuova docuserie uscita oggi su Apple TV.
Girata in cinque Paesi in diversi anni, segue alcuni cuccioli di animali rari che sono stati allevati da “genitori adottivi” umani per poi venir rilasciati in natura. «Scegliere gli animali giusti è stato difficile» racconta il regista Alex Williamson. «Volevamo assicurarci che la serie fosse globale e includesse il maggior numero possibile di specie da luoghi diversi. Alla fine ne abbiamo scelte sei, con i loro protagonisti: l’elefantino Wam, dello Zambia; i due cuccioli di ghepardo Kabo e Khumo dal Sudafrica; Asara, il lemure dalla coda ad anelli del Madagascar; Sagalee, cucciolo di orso lunare, così chiamato per la macchia bianca a forma di luna crescente sul petto, dal Nordest dell’India; due pulcini di pinguini sudafricani, e infine Una, cucciola di lince iberica, uno dei felini più rari al mondo».
Requisiti richiesti
Continua la regista Lucy Van Beek: «Gli animali scelti dovevano soddisfare due requisiti precisi. Essere in grado di coinvolgere emotivamente il pubblico, e renderci possibile documentare la loro crescita. All’inizio infatti sono tutti piccoli e adorabili, alla fine sono giovani adulti, con esigenze e problematiche ben più complesse. Volevamo anche che ogni animale rappresentasse un aspetto diverso legato al problema della conservazione: dal riscaldamento degli oceani, al traffico illegale, al rapporto fra protezione dell’habitat e sopravvivenza. Il tutto con l’idea che la serie fosse una celebrazione dell’avere una “seconda possibilità” e del fatto che noi umani possiamo ancora, in questo, fare la differenza».
E infatti i cuccioli provengono da centri di riabilitazione sparsi per il mondo, dove lavorano con dedizione e sacrificio tanti professionisti il cui unico scopo è riportare gli animali raccolti in difficoltà nel loro habitat selvatico: «Il cucciolo Sagalee, per esempio, deve la vita a Panjit Basumatary» racconta Tom Payne, produttore della serie «che ha salvato oltre tremila animali nell’Arunachal Pradesh, ricevuto diversi premi per questo e che per aiutare l’orso a tornare nel suo mondo gli ha dato oltre duecento litri di latte e venti barattoli di miele, sviluppando un rapporto di fiducia».
Un record di appetito infranto da Wam, l’elefantino dello Zambia, dove gli esemplari sono in declino del 60 per cento negli ultimi 50 anni. «Prima di riunirsi a un branco è stato allattato con 11.680 bottiglie», dice Williamson «passando da 125 chili a ben 800, sotto l’occhio vigile di Aaron Gumbo, ranger con tredici anni di servizio, e della sua squadra di volontari fra cui personale medico e ricercatori dell’Elephant Nursery, nel Parco di Lusaka».
Con qualche esemplare invece è stato necessario tenersi a distanza: «Per seguire Una, la lince iberica incinta, abbiamo installato trenta telecamere quattro mesi prima dell’inizio delle riprese, e sebbene avessimo più di mille ore di girato in natura siamo riusciti a vederla in pochissimi momenti. D’altronde, fra i conservazionisti, si dice che coccolare un grosso felino equivale a ucciderlo».
I più complicati? I felini
Tutt’altra l’esperienza con Asara, il lemure dalla coda ad anelli del Madagascar, salvato dal traffico illegale. «Dopo aver fatto amicizia con un gruppo di altri 23 animali, non esitavano a usare telecamere e altri attrezzi come giocattoli e attrezzi ginnici con cui dondolarsi e divertirsi», dice Payne. Ma gli animali che hanno richiesto più attenzioni di tutti sono stati forse Kabo e Khumo, i fratelli ghepardi. «Sono i felini più a rischio di estinzione in Africa: si ritiene che abbiano perso il 90 per cento del loro habitat storico», spiega Van Beek. «Sono nati presso l’Ann van Dyk Cheetah Center in Sudafrica, e li abbiamo filmati mentre si preparavano al trasferimento in una riserva dove i ghepardi non vivono da 50 anni, l’Ashia Cheetah Conservation, con il supporto degli ambientalisti Petro van Eeden e Marna Smith. Seguire i due fratelli dopo il rilascio non è stato facile. Essendo nottambuli e instancabili, si spostavano per chilometri nell’oscurità. Spesso li perdevamo di vista per ore, e li ritrovavamo solo grazie alla pazienza e all’intuito delle guide locali».
Di fatto tutto il lavoro si è svolto nella convinzione che si dovessero insegnare a questi cuccioli le abilità necessarie per sopravvivere poi da soli nella natura, ma senza avvicinarsi troppo per non far perdere loro il desiderio di vivere selvaticamente. Un equilibrio difficile che ha dato i suoi frutti: dal 1971, oltre 900 ghepardi sono stati accuditi presso il Cheetah Center. Dal 2002, 65 orsi lunari sono stati reintrodotti in natura nell’Arunachal Pradesh, 424 linci iberiche nate in centri di allevamento sono state rilasciate in natura in Spagna e Portogallo e 435 pulcini di pinguino in Sudafrica, mentre 103 lemuri sono attualmente accuditi presso il Reniala Lemur Rescue Center in Madagascar.
Sul Venerdì del 19 dicembre 2025