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Agatha Christie: a 50 anni dalla morte è sempre la regina del giallo

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Ha venduto oltre due miliardi di libri. E grazie a film e serie tv, oggi è più cool che mai. Qual è il Paese non anglofono dove è più letta? Scopritelo in questo reportage...
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Torquay, Inghilterra. Long live the Queen. In questo caso non Elisabetta II, con cui condivideva accento e suadente vocina, ma la regina del giallo inglese e mondiale Agatha Christie. Perché la sua immortale leggenda continua ad affascinare – oltre a vendere milioni di copie – ed è stata eretta una nuova statua a Torquay, la città sulla Manica dove la scrittrice era nata il 15 settembre 1890. Agatha Mary Clarissa Miller – Christie dopo il primo matrimonio – è seduta su una panchina, insieme al suo adorato fox terrier Peter, ispirazione del cane Bob di Due mesi dopo poi adottato dall’ispettore belga Hercule Poirot. Alle spalle il grazioso porto del Devon e davanti alla fallita carcassa dei grandi magazzini Debenhams, dalle cui ceneri presto sorgerà un hotel a cinque stelle. Una coppia di anziani e un giovane incappucciato fotografano la Queen of Crime, impassibile nel vento nuvoloso. Eppure, non c’è scritto da nessuna parte che questa scultura, realizzata dall’artista locale Elisabeth …

Torquay, Inghilterra. Long live the Queen. In questo caso non Elisabetta II, con cui condivideva accento e suadente vocina, ma la regina del giallo inglese e mondiale Agatha Christie. Perché la sua immortale leggenda continua ad affascinare – oltre a vendere milioni di copie – ed è stata eretta una nuova statua a Torquay, la città sulla Manica dove la scrittrice era nata il 15 settembre 1890. Agatha Mary Clarissa Miller – Christie dopo il primo matrimonio – è seduta su una panchina, insieme al suo adorato fox terrier Peter, ispirazione del cane Bob di Due mesi dopo poi adottato dall’ispettore belga Hercule Poirot. Alle spalle il grazioso porto del Devon e davanti alla fallita carcassa dei grandi magazzini Debenhams, dalle cui ceneri presto sorgerà un hotel a cinque stelle. Una coppia di anziani e un giovane incappucciato fotografano la Queen of Crime, impassibile nel vento nuvoloso. Eppure, non c’è scritto da nessuna parte che questa scultura, realizzata dall’artista locale Elisabeth Hadley e inaugurata lo scorso maggio alla presenza di Mathew Prichard, unico nipote di Christie, rappresenti l’autrice di Assassinio sull’Orient Express. «Guardi bene», ci avverte l’esperto Graham Kerr, che organizza walking tours in onore della scrittrice, «ha notato il libro che ha in mano?».

Vero. Sulla copertina c’è scritto “Agatha Christie, And Then There Were None, ossia il capolavoro da 100 milioni di copie Dieci piccoli indiani che ha ispirato anche un recente reality show, Traitors. «E guardi anche queste incisioni sulla panchina», continua Kerr, «rappresentano tutti i suoi 66 romanzi, uno a uno. Che meraviglia». Oltre a più di 150 racconti, 18 opere teatrali, due memoir e un curioso album di fotografie e lettere che racconta il viaggio del 1922 nel Commonwealth britannico: Il giro del mondo.

Kerr faceva il consulente. Poi ha incubato una folle passione per Agatha Christie. Ora, a tempo pieno, porta a spasso i fan – «giungono sempre più da tutto il mondo, soprattutto americani: ogni settembre a Torquay organizziamo un festival dedicato a lei» – mentre sviscera per ore e in dettaglio il mito della Queen. Della quale, il 12 gennaio, scoccherà mezzo secolo dalla morte, a 85 anni, nella sua villa di Winterbrook House, nell’Oxfordshire. Kerr estrae dallo zaino un finto coltello insanguinato davanti a un altro busto della scrittrice, questo eretto nel 1990 per il centenario della nascita, sul lato destro dei moli: «Le faccio una foto mentre accoltella la statua! Poi ne faremo un’altra insieme in stazione, con le maschere di Hercule Poirot e Miss Marple», remake di quando arrivarono qui, sempre nel ’90, i rispettivi interpreti, gli attori David Suchet e Joan Hickson. Il pub all’angolo, l’Offshore, ha il “menù Agatha Christie” dominato dall’aragosta, il piatto preferito della romanziera. Di fianco, nel 2027, sorgerà il nuovo “Agatha Christie Pavilion, con teatro, caffè e negozi.

Il grande business

Perché gli omicidi e gli acuti misteri di Agatha Christie restano un business gigantesco. E tre indizi fanno una prova, come ci insegnano le “celluline grigie” del pingue ispettore Poirot, cui il 6 agosto 1975 il New York Times dedicò uno stupefacente necrologio in prima pagina dopo il suo addio in Sipario: “Hercule Poirot è morto in Inghilterra. Non sappiamo quanti anni avesse”. Sinora, Christie ha venduto un miliardo di copie in lingua originale e un altro miliardo in traduzione, mentre Trappola per topi è il più longevo spettacolo teatrale della storia, visto che è ininterrottamente in scena al West End di Londra dal 25 novembre 1952 (Covid a parte). A gennaio su Netflix uscirà la serie I sette quadranti con Mia McKenna-Bruce, Helena Bonham Carter e Martin Freeman, dopo Il club dei delitti del giovedì dall’omonimo besteller di Richard Osman che per i suoi cozy crimes, ossia i gialli con protagoniste persone apparentemente innocue e deliziose, si «è chiaramente ispirato ad Agatha Christie», come ci dice lui stesso. Mentre il prossimo ottobre alla British Library di Londra, tra documenti personali inediti e la sua macchina da scrivere originale Remington, ci sarà una mostra dedicata alla madre di Poirot sul Nilo, già snobbata e criticata dal re del noir americano Raymond Chandler.

«Di certo, Agatha Christie ha avuto un certo successo in vita, ma non è mai stata così grande e famosa come lo è oggi grazie a film, tv e streaming», ci confessa nel suo studio londinese, a pochi passi da Covent Garden, James Prichard, pronipote della scrittrice, figlio-successore di Mathew e da un decennio ceo e presidente della Agatha Christie Limited. Ossia la casa editrice e agenzia di produzione che detiene i diritti della Queen. Qualsiasi nuovo progetto passa di qui. Una questione di famiglia, che ha generato solo l’anno scorso 10 milioni di sterline in utili. «Credevo di sapere tutto o quasi della mia bisnonna, anche tramite mio padre Mathew, oggi 82enne, che per 40 anni è stato il mio predecessore», continua Prichard. «Ma lavorando con registi, produttori e attori per gli adattamenti, sto scoprendo molto di più di lei e del suo genio straordinario. Come mentre lavoravamo su Testimone d’accusa per la Bbc: ci sono incastri eccezionali nella trama, che sfuggono a una lettura normale».

Il nipote Mathew ha descritto Agatha come una persona “umile, entusiasta e incredibilmente generosa”. E James, che oggi ha 55 anni, cosa ricorda di lei? «Innanzitutto, la sua presenza» risponde. «Ho ricordi vaghi, perché è morta quando avevo cinque anni, era già anziana e fragile, ma ci raccontava delle storie. E poi aveva questo cane Bingo, assieme al suo secondo marito, l’archeologo Max Mallowan (più giovane di 14 anni, ndr). C’era la Christie scrittrice e poi “Nema”, come la chiamavamo noi, utilizzando il soprannome storpiato da papà da bambino. Scherzo sempre con lui: “Sei il nipote più viziato del mondo!”, perché lei era anche la nonna più buona del mondo. Iniziò papà a Shakespeare, alla lettura, lo portava sempre con sé. Non solo: Agatha Christie era una straordinaria ascoltatrice, timida ma allo stesso tempo interessatissima alle persone. Prendeva il bus o andava al caffè molto spesso solo per origliare le conversazioni delle persone. Per questo era una straordinaria scrittrice, vedi i dialoghi dei suoi libri».

Frasi eccezionali, perché un altro mistero di Agatha Christie sono proprio i suoi pensieri, le sue emozioni. In vita ha concesso pochissime e brevi interviste: una alla Bbc nel 1955 in cui racconta come struttura i suoi romanzi, «molto più difficili di una pièce teatrale». In un’altra, data cinque anni dopo a un giornalista portoghese, a Lisbona, elegge Assassinio sull’Orient Express come il suo libro preferito con Poirot. Anche se lei non sopportava il suo detective – «Un piccolo e detestabile egocentrico», e non lo fece mai incontrare con la sua preferita Miss Marple.

La signora scompare

Bisogna invece tornare indietro al febbraio 1928 per l’intervista al Daily Mail con cui la scrittrice spiegò la sua clamorosa scomparsa di due anni prima: dopo la morte della madre e la separazione dal primo marito Archibald Christie, padre di sua figlia Rosalind Hicks, che l’aveva mollata per una donna più giovane, Agatha aveva fatto perdere le sue tracce per 11 giorni. «Ero confusa, ho battuto la testa mentre guidavo e sono scappata»: era andata a fare shopping da Harrods a Londra per poi prendere un treno verso nord, a Harrogate nello Yorkshire, dove fu poi ritrovata in un hotel sotto falso nome, Mrs Tressa Neele. Il drama fece impazzire il Paese e i tabloid, che la accusarono di aver inscenato tutto per farsi pubblicità. Anche nella sua autobiografia del 1977, Agatha glissa sull’argomento. «Non sappiamo se volesse suicidarsi» commenta oggi James Prichard, «ma di certo non fu una messinscena per ottenere più fama. La mia bisnonna non era proprio il tipo per una cosa del genere».

A Torquay, il nostro Virgilio Graham Kerr ci ferma in tutte le stazioni del favoloso mondo di Agatha Christie. La magione Ashfield, purtroppo oggi demolita e rimpiazzata da un palazzone di appartamenti, dove, dopo la morte del padre Frederick Alvah Miller quando lei aveva 11 anni, Agatha cresce con la madre Clarissa che da bambina vorrebbe impedirle di leggere. Il Princess Pier, dove Agatha passeggia con le amiche e dove conosce il primo marito Archie. Il candido Grand Hotel dove passa con lui le due notti di luna di miele. Il luogo dell’ospedale e della farmacia della Croce Rossa, dove durante la Prima guerra mondiale lavora da volontaria, imparando tutto su farmaci e veleni che pervaderanno le sue opere: in quello stesso 1916 scrive il primo romanzo poliziesco, Poirot a Styles Court. E ancora Beacon Cove, la spiaggia dove Agatha va a nuotare fino agli ultimi anni. Greenway, l’ex residenza estiva dove oggi accorrono 100mila visitatori all’anno. «E se prosegue ancora più a sud», raccomanda Kerr, «troverà anche l’amena Burgh Island, dove Christie si rilassava e trovava l’ispirazione per pietre miliari come Dieci piccoli indiani e Corpi al sole. Lì hanno girato diversi film tratti dai suoi libri».

Ma perché amiamo ancora così tanto Agatha Christie? Il giallo poliziesco “whodunnit” (“chi è stato?”) resta estremamente popolare. E lei, che pure agli inizi era stata respinta dagli editori per ben cinque volte, riesce a tessere trame magistrali, simili a rompicapi, con indizi subdoli al lettore, colpi di scena ingegnosi e rivelazioni appaganti. Il tutto avvolto in ambientazioni immersive e popolato da personaggi riconoscibili, seppur imperfetti, come Poirot e Miss Marple, che privilegiano il coinvolgimento intellettuale rispetto alla violenza esplicita. Così i suoi whodunnit senza tempo restano giochi irresistibili per milioni di lettori. «Uno dei miei primi obiettivi è proprio non fare casini con l’eredità della mia bisnonna» ammette il pronipote James.

Ditta di famiglia

Come si preserva il “Dna” di Agatha Christie? «Innanzitutto, questa è una azienda a conduzione familiare: dunque ci teniamo al marchio e alla nostra reputazione, non siamo dirigenti qualunque» continua Prichard. «Detto ciò, per me è una questione d’istinto. Per ogni nuovo progetto, mi chiedo: “Suona come Agatha Christie?”. In base a questo parametro, presto avremo un romanzo sequel con protagonista Miss Marple scritto da Lucy Foley: l’ho letto qualche settimana fa ed è straordinario. Poi stiamo producendo un nuovo film tratto da Nella mia fine è il mio principio per la Bbc. Dopo i videogame degli anni scorsi, abbiamo appena pubblicato piccole storie di Poirot e Miss Marple per bambini (nell’ambito della saga di Mr Men e Little Miss, molto famosa in Inghilterra): ovviamente cerchiamo di conquistare anche le nuove generazioni. La prossima mostra alla British Library sarà fenomenale e tanto altro».

Qual è la cosa di cui è più orgoglioso? «La mia bisnonna è stata sottovalutata in vita. Da bambino mi vergognavo un po’, perché Agatha Christie non era cool. Ora, invece, lo è, e me lo confermano i miei figli. È per questo che cineasti come Kenneth Branagh ci contattano per filmare capolavori come il suo Assassinio sull’Orient Express del 2017. Che insieme ai Dieci piccoli indiani per la Bbc hanno rivalutato la grandezza mondiale di Agatha Christie. Ecco, questo mi rende orgoglioso».

E qual è il mercato straniero più grande per Agatha Christie oggi? «Dopo il Regno Unito e gli Stati Uniti, sicuramente l’Italia. Anche in Giappone andiamo molto bene, ma mai come nel vostro Paese». Come mai? «Ci sono vari motivi. Innanzitutto un ottimo editore», ossia Mondadori, che solo nel 2024 ha venduto 207.340 copie dei romanzi di Christie, quest’anno ha pubblicato una nuova edizione trade paperback dei suoi dieci titoli più famosi e nel 2026, accanto a due raccolte tematiche Delitti a Londra e Delitti in campagna, in libreria a febbraio, ha in cantiere un’edizione celebrativa del centenario di L’assassinio di Roger Ackroyd (1926). «Ma secondo me», prosegue Prichard,«la chiave è stato il primo Assassinio sull’Orient Express, il film di Sidney Lumet del 1974. In Italia ebbe uno straordinario successo, forse anche grazie al suo stile ed eleganza. Da allora, le vendite sono cresciute immensamente».

Agatha artificiale

Ma come si pone Prichard di fronte alle opportunità dell’intelligenza artificiale? «L’abbiamo utilizzata per sistemare alcune sue vecchie dichiarazioni alla Bbc. Ma per il resto non penso che ne faremo uso, almeno per il momento. Anche perché l’unico motivo per cui siamo qui è il genio umano per le storie, non per la tecnologia. Parafrasando Bill Clinton, potrei dire: “It’s the story, stupid!”».

Di recente un fan ha scoperto la prima poesia di Agatha, pubblicata nel 1905 su un giornale locale inglese. Voi avete altri inediti? «Sì, ma non li pubblicheremo» taglia corto Prichard. «Sono racconti e storie bizzarre – non gialli – che nessun editore farebbe uscire. La mia bisnonna li ha scritti da giovanissima e anche lei non avrebbe mai voluto renderli pubblici. Diventerebbero una distrazione, per tutti». Anche perché, come direbbe la nostra Agatha, «la vita ha spesso una trama pessima. Preferisco di gran lunga i miei romanzi».

Sul Venerdì del 27 dicembre 2025

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