Annalisa Cuzzocrea: “Non insultiamo i ragazzi”
di Annalisa CuzzocreaLa moda del momento, nata probabilmente per contrastare quella dell’ultimo ventennio, è sostenere che i ragazzi non sappiano niente. Non sanno studiare, non sanno preparare un esame, non sanno cavarsela quando sono in difficoltà – talmente li abbiamo abituati alle “mamme elicottero” – non sanno pensare, non sanno impegnarsi, e via così. La polemica seguita al disastro degli esami di accesso a Medicina si inserisce in questa scia già molto frequentata, in cui cinquanta-sessantenni spiegano ad adolescenti e ventenni di oggi quanto siano migliori di loro. Quanto siano stati più abituati al sacrificio, più concentrati, più intelligenti. È inutile vi faccia degli esempi, li sentite tutti i giorni.
È una reazione, dicevo, agli anni in cui a un figlio non potevi muovere neanche un rimprovero salvo diventare un genitore frustrante,in cui l’allattamento o era libero o non era, in cui non esisteva regola adatta a un bambino se non quella che si sarebbe costruito da solo. Insomma, siamo passati …
La moda del momento, nata probabilmente per contrastare quella dell’ultimo ventennio, è sostenere che i ragazzi non sappiano niente. Non sanno studiare, non sanno preparare un esame, non sanno cavarsela quando sono in difficoltà – talmente li abbiamo abituati alle “mamme elicottero” – non sanno pensare, non sanno impegnarsi, e via così. La polemica seguita al disastro degli esami di accesso a Medicina si inserisce in questa scia già molto frequentata, in cui cinquanta-sessantenni spiegano ad adolescenti e ventenni di oggi quanto siano migliori di loro. Quanto siano stati più abituati al sacrificio, più concentrati, più intelligenti. È inutile vi faccia degli esempi, li sentite tutti i giorni.
È una reazione, dicevo, agli anni in cui a un figlio non potevi muovere neanche un rimprovero salvo diventare un genitore frustrante,in cui l’allattamento o era libero o non era, in cui non esisteva regola adatta a un bambino se non quella che si sarebbe costruito da solo. Insomma, siamo passati dal dire che le nuove generazioni sanno tutto e basta lasciarle fiorire liberamente a dire che no, indietro tutta, non sanno nulla e vanno militarizzate con rigida disciplina. Capite bene come negli estremi, non si trovi mai nulla di buono.
Lo psicodramma dell’accesso a Medicina dopo il semestre filtro segue anni di psicodramma dell’accesso a Medicina con il quizzone di settembre. Una facoltà universitaria molto ambita,un numero chiuso, ragazzi disorientati che magari avevano passato il quarto anno di scuola superiore a prepararsi per superare la vecchia prova, e che si sono ritrovati invece alle prese con un esame del tutto nuovo, mal pensato, mal gestito e mal diretto, con di fatto un mese e mezzo per prepararsi – altro che semestre filtro – su materie non semplici e quesiti non scritti da chi ha tenuto i corsi preparatori, ma da sconosciute entità del ministero dell’Università. La conferenza dei rettori aveva detto, per tempo, che sarebbe stato un disastro. E a disastro avvenuto la ministra Bernini ha pensato bene di insultare i ragazzi che l’hanno contestata dando loro dei «poveri comunisti». Quando si dice entrare nel merito.
A volerlo fare, a voler entrare nel merito, bisognerebbe forse spiegare che il numero chiuso non è stato abolito – come da roboante annuncio del governo – ma posticipato. Che l’Italia non investe abbastanza per consentire più accessi alla facoltà di Medicina, e poi si ritrova con talmente pochi medici da doverli andare a cercare a Cuba. Che se devi essere molto preparato in biologia, chimica e fisica, a consentirtelo non sarà un mese e mezzo di corsi a singhiozzo, ma un buon liceo. Un liceo dove magari avere bravi professori con continuità di insegnamento non sia un terno al lotto, una gara fortunata, un cero acceso ai santi, ma un diritto. Accertiamoci che tutto ciò avvenga, prima di prendercela con l’indole delle nuove generazioni.
Sul Venerdì del 2 gennaio 2026