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Natalia Aspesi: ottantenni sexy e dove trovarli

mojmir jeŽek - www.core-edizioni.it 

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QUESTIONI (NON SOLO) DI CUORE Ogni settimana le risposte alle lettere dei lettori
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Purtroppo o per fortuna, dipende da che cosa si discute, sono nata in Occidente, sono una donna, sicuramente complicata e quindi impegnativa. Ho avuto due mariti, il primo l’ho lasciato io perché amava molto dormire in mia presenza, il secondo mi ha lasciata lui, perché non occupandosi di nulla né come marito, né come padre, era molto energico sessualmente e non trovava in me una buona compagnia. Il primo, dopo aver lasciato la seconda moglie, si è fatto sfornare un bel po’ di figli da una giovane migrante che porta il velo, il secondo aveva figliato prima con un’altra che poi ha lasciato, e poi con me (lui è di quelli che lasciano, e poi quando non resta più niente, ma proprio niente tranne un carico di macerie, mi ha gettato via), e ora si accompagna a una profuga di guerra con prole che ha esattamente trent’anni di meno. Io sfortunatamente, lo ammetto, sono eterosessuale e loro dopo tanto peregrinare “scelgono” di essere attratti da donne devote all’uomo e alla famiglia, sempre pro…

Purtroppo o per fortuna, dipende da che cosa si discute, sono nata in Occidente, sono una donna, sicuramente complicata e quindi impegnativa. Ho avuto due mariti, il primo l’ho lasciato io perché amava molto dormire in mia presenza, il secondo mi ha lasciata lui, perché non occupandosi di nulla né come marito, né come padre, era molto energico sessualmente e non trovava in me una buona compagnia. Il primo, dopo aver lasciato la seconda moglie, si è fatto sfornare un bel po’ di figli da una giovane migrante che porta il velo, il secondo aveva figliato prima con un’altra che poi ha lasciato, e poi con me (lui è di quelli che lasciano, e poi quando non resta più niente, ma proprio niente tranne un carico di macerie, mi ha gettato via), e ora si accompagna a una profuga di guerra con prole che ha esattamente trent’anni di meno. Io sfortunatamente, lo ammetto, sono eterosessuale e loro dopo tanto peregrinare “scelgono” di essere attratti da donne devote all’uomo e alla famiglia, sempre pronte a soddisfare i loro appetiti e scappate dall’inferno, convinte di costruirsi qui, in Occidente, la vita degna che sicuramente meritano. Alla soglia dei sessant’anni mi domando se in Occidente uomini e donne abbiamo corso a due velocità e se i maschi siano educabili. Quanto alla possibile educabilità, non ho ancora risposte, sebbene una dei due insegnanti sia io. Liana Salamone

Questa lettera è bella e mi consente di parlare di una mia idea che ho maturato in questi anni di corrispondenza ricevuta e a cui ho risposto. Perché gli uomini anche anziani, o addirittura vecchi, non hanno, quasi, età? Perché ci sono ottantenni che troviamo sexissimi? Ma potremmo amare una gentile signora ottantenne e ben tenuta? Credo proprio di no. Perché i maschi anziani ancora possono fare figli, e le signore più o meno dai 50 anni no. Qui ci deve essere un mistero che non voglio approfondire. Ci può essere una divina bellissima che pare una bambola di, mettiamo, 55 anni: dopo il primo innamoramento si capisce che il grande amore non arriva più, non ci sarà più. Qua arriveranno proteste da parte di studiosi che mi prenderanno per pazza. E invece signora, provi a pensarci anche lei: le ragazze giovani sono venute dopo di lei proprio perché giovani: con 10 anni in più anche i maschi ci avrebbero pensato. Quindi i suoi maschi hanno difetti antipatici, ma se nessuno ci pensa a metterli in riga, ci sarà chi le vorrà sempre più giovani, mamma mia, bambine. Anche perché le altre donne fanno sempre meno figli.

Viva il presepe napoletano modello di inclusione

In questi giorni di clima natalizio ho letto vari testi di diversa impostazione ma che portano tutti a un’unica conclusione: il presepe napoletano è il più interessante esempio di aggregazione! Nei secoli c’è stato sempre di più un incremento di elementi religiosi e profani che lo hanno reso ineguagliabile. Grazie poi ai contributi di famosi scultori del ‘700 e ‘800 si sono realizzate rappresentazioni di eccezionale pregio come il presepe Cuciniello esposto al Museo di San Martino di Napoli e quello situato nella Reggia di Caserta commissionato nel ‘700 da re Carlo III di Borbone. Alla universalità del presepe i napoletani hanno dato nelle varie epoche un eccezionale contributo inserendo anche personaggi di etnie e fede diversa ma pur sempre affascinati dal messaggio cristiano. Sono tante le figure che lo caratterizzano, da Benino, il pastorello che dorme e sogna la nascita di Gesù, al pastore “della meraviglia” folgorato dalla visione della stella cometa ferma sulla grotta, poi l’oste con la sua osteria dove si mangia, si beve e si combatte il malocchio con i mazzetti di peperoncini rossi, ’o pazzariello (il banditore) col costume borbonico e altri ancora. C’è la vita quotidiana dove sacro e profano si fondono, ci sono sogni e speranze di un popolo con tanti problemi ma pur sempre accogliente verso tutti. Sono tante le figure presepiali che diffondono, tutte assieme, il messaggio di Gesù che si incarna per la salvezza e la pace nel mondo. Quella pace tanto di più invocata in questo periodo così tragicamente insanguinato in terra Ucraina, tra israeliani e palestinesi e altri conflitti. R. P.

Che il presepe napoletano possa, toccando ferro, portarci bene. Io vedo un solo telegiornale la sera, ed è quello di La7. Mi pare il più completo, quello che non dimentica i fatti importanti anche se proprio a La7 c’è subito prima una cosa sui delitti che piacerà molto ai cercatori di trame che parlano per un bel po’ di Stasi e di Sempio e di vari morti di 40 anni fa. Ogni tanto anche La7 si dimentica delle guerre che non finiscono mai, in Siria o nel Congo, o chissà dove così adesso anche a noi viene in mente che rivolgersi al presepe napoletano coi suoi celebri pastori settecenteschi non sarebbe male. Il signor P. ne conosce di meravigliosi, come il presepe di Cuciniello al Museo di San Martino a Napoli e quello della Reggia di Caserta commissionato da Carlo III. Che strana meraviglia, gli autori del presepe napoletano che poi lavoravano per i granduchi, affinché anche loro, poveretti, potessero esporre nelle loro regge lo stupore del meraviglioso presepe.

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