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Luca Ravenna: «Per fortuna facciamo schifo»

Lo show di Luca Ravenna (a sinistra) parte da Alessandria il 18 gennaio. Poi in tour. Chiara Mirelli 

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È il corpo, le sue puzze e i suoi fallimenti, a far ridere di più, dice il comico che torna in teatro con il nuovo tour. «Paura di offendere? Solo la mia intelligenza»
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Segnatevi questa data, 18 gennaio 2026. È la sera in cui partirà da Alessandria («la Las Vegas del Piemonte», la chiama lui) Flamingo, il nuovo tour teatrale di Luca Ravenna. Ma potrebbe passare alla storia anche per un altro motivo, visto che con gli spettacoli lo stand-up comedian aveva debuttato il 24 febbraio 2022, data dell’invasione dell’Ucraina, e il 7 ottobre 2023. Quindi forse possiamo aspettarci un altro sconvolgimento geopolitico, «anche se stavolta preferirei una guerra un po’ più pazza, tipo Finlandia-Burkina Faso».

Se pensate che su certi temi sarebbe meglio non scherzare, beh, meglio andare a teatro preparati. In Flamingo c’è spazio per battute stranianti – e interpretabili secondo parecchi livelli di lettura – sullo sterminio di Gaza, l’antisemitismo, la Shoah (tra l’altro Ravenna viene da una famiglia di origine ebraica convertita al cattolicesimo dopo la Seconda guerra mondiale). Ci sono prese in giro degli abitanti di varie città italiane, probabilmente anche la vos…

Segnatevi questa data, 18 gennaio 2026. È la sera in cui partirà da Alessandria («la Las Vegas del Piemonte», la chiama lui) Flamingo, il nuovo tour teatrale di Luca Ravenna. Ma potrebbe passare alla storia anche per un altro motivo, visto che con gli spettacoli lo stand-up comedian aveva debuttato il 24 febbraio 2022, data dell’invasione dell’Ucraina, e il 7 ottobre 2023. Quindi forse possiamo aspettarci un altro sconvolgimento geopolitico, «anche se stavolta preferirei una guerra un po’ più pazza, tipo Finlandia-Burkina Faso».

Se pensate che su certi temi sarebbe meglio non scherzare, beh, meglio andare a teatro preparati. In Flamingo c’è spazio per battute stranianti – e interpretabili secondo parecchi livelli di lettura – sullo sterminio di Gaza, l’antisemitismo, la Shoah (tra l’altro Ravenna viene da una famiglia di origine ebraica convertita al cattolicesimo dopo la Seconda guerra mondiale). Ci sono prese in giro degli abitanti di varie città italiane, probabilmente anche la vostra. Tra i politici presi di mira c’è Matteo Salvini («il giorno che dirà di essersi divertito con un mio spettacolo, come fa con Pio e Amedeo, smetto di fare il comico») ma anche il sindaco di Roma Gualtieri, onnipresente sui social, del quale immagina un profilo OnlyFans ad alto tasso erotico. Ci sono lunghe divagazioni che partono da episodi di vita quotidiana, anche drammatici – una notte movimentata in albergo, una caduta in motorino, un’esperienza da volontario in un campo per adolescenti afflitti da gravi patologie – per poi inerpicarsi su vette di esilarante surrealismo.

Oppure no, le battute saranno altre, i racconti altri ancora, perché quella che abbiamo visto, a metà dicembre, è solo una versione provvisoria dello spettacolo, uno dei secret show di prova che Ravenna ha tenuto a sorpresa in piccoli locali in giro per l’Italia. «Ho materiale per il doppio della scaletta, devo ridurre tutto a una settantina di minuti» ci ha detto in un bar di Roma, la città dove vive da quasi venti dei suoi 38 anni, pur senza perdere una virgola dell’accento milanese: «Se sei di Milano e prendi in giro Milano sei subito molto amato, è proprio un passepartout per qualsiasi pubblico italiano».

Il tour del suo spettacolo precedente, Red Sox, si era chiuso a febbraio con oltre 75 mila spettatori e più di 50 sold out. Come funziona la preparazione di un nuovo show? «Sono ripartito alla fine dell’estate ed è un po’ come tornare a scuola, sei arrugginito, devi ricominciare col programma, e in quella fase sei quasi più tu ad assorbire spunti dal pubblico che viceversa. Magari hai tante idee ma capisci pian piano quali riescono davvero a piantarsi nella testa della gente. Ma è sempre utile passare dai grandi teatri ai clubettini, è un modo per tornare con i piedi per terra. Ne ho fatti più di 30 di questi show di prova, da Lecce al Piemonte, è massacrante ma bellissimo».

Lei gioca molto su accenti e caratteristiche delle varie regioni italiane… «È inevitabile sfruttare il campanilismo del nostro Paese, la rivalità bestiale che ci divide anche a pochi chilometri di distanza. Quando sento dire “Gli stranieri che vogliono vivere in Italia devono rispettare le nostre tradizioni” rispondo: ok, ma quali sono le nostre tradizioni, che cosa ci unisce in quanto italiani? Le bestemmie, la tendenza a fare il gioco delle tre carte con il fisco, chiamare molto la mamma, l’ossessione un po’ malata per il cibo?».

Adesso la cucina italiana ha anche la consacrazione dell’Unesco… «Eh sì, se scoppia la terza guerra mondiale ci presentiamo con il catering e saremo contesi da tutte le parti».

Cucina a parte, non ha mai paura di offendere qualcuno? «Secondo me l’unica paura che devi avere è offendere te stesso, fare una battuta che non sia all’altezza della tua intelligenza. La sfida è raccontare una storia che diverta anche chi potrebbe esserne il protagonista. Io non sopporto chi vuole far ridere prendendosela con gli altri, con i più deboli: non è che noi che siamo in questa sala siamo i più fighi, facciamo schifo anche noi, e uno spettacolo comico è l’occasione per dircelo, per levarci questo peso di dosso. Poi certo, dipende dal contesto: se sono sul palco tu hai pagato per sentirmi dire quello che mi pare, andare a sparare provocazioni sui social per il gusto della shitstorm mi sembra più facile ma meno interessante, quasi adolescenziale».

A proposito di social: la sua generazione di comici è stata la prima a imporsi grazie alla rete e agli spettacoli dal vivo, per voi la tv o il cinema contano meno di un tempo... «Sì, da un lato ci manca un po’ diciamo l’editore illuminato, come potevano essere Rai 3 o Italia 1 negli anni 90. Oggi se vai a Lol o in un’altra trasmissione mainstream è come se mettessi in mostra i tuoi prodotti in una vetrina di via del Corso per attirare gente nel tuo negozietto di Frascati. Non hai le spalle coperte, ogni volta ti giochi tutto ma riuscire è una grande soddisfazione».

Ora dovete vedervela anche con l’intelligenza artificiale. Ha mai provato a farsi scrivere una battuta da ChatGpt? «Sì, e devo dire che riesce a sfornare testi mediamente divertenti, che qualcuno potrebbe anche prendere per miei. Mi fa un po’ paura, ma credo che la cosa che fa sempre più ridere sia il corpo. Siamo fallibili, puzziamo, ci schiantiamo contro un palo e ci facciamo malissimo... siamo animali, anche stare insieme in un teatro, applaudire, ridere o non ridere tutti insieme è un momento sociale, ha a che fare con il corpo. Tutto questo una macchina può descriverlo ma non sentirlo. O almeno non ancora».

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