Bagnoli aspetta l’America’s Cup 2027: che cosa sta succedendo nell'area Italsider
di Alessio GemmaGià la fabbrica produceva inganni. Succedeva quando il ferro entrava nel treno Morgan, i fili si attorcigliavano e, invece del laminato, venivano fuori forme strane: serpenti, soprattutto. Così lì ha classificati la fantasia operaia. Conservandoli in una teca. L’ultima colata nell’Italsider di Bagnoli è datata ottobre 1990. Poi, chiusa l’acciaieria, per 35 anni è stata la realtà a incagliarsi troppe volte su questi 230 ettari tra terra e mare, affacciati sul golfo di Napoli da Nisida al litorale flegreo, baciati da uno dei tramonti più struggenti del Vesuvio.
I due chilometri di spiaggia col mare di nuovo balneabile, il roseto più grande d’Europa, persino gli studios cinematografici: una sequenza di progetti buoni per ingolosire affari e deludere i napoletani, perché alla fine chi li ha visti mai. «Ora qualcosa si sta muovendo», annuncia Guglielmo Santoro, 72 anni, fino al 2004 nell’ufficio del personale dell’Italsider, papà e nonno operai. «Ci sono le gru, stanno lavorando. Si pulisc…
Già la fabbrica produceva inganni. Succedeva quando il ferro entrava nel treno Morgan, i fili si attorcigliavano e, invece del laminato, venivano fuori forme strane: serpenti, soprattutto. Così lì ha classificati la fantasia operaia. Conservandoli in una teca. L’ultima colata nell’Italsider di Bagnoli è datata ottobre 1990. Poi, chiusa l’acciaieria, per 35 anni è stata la realtà a incagliarsi troppe volte su questi 230 ettari tra terra e mare, affacciati sul golfo di Napoli da Nisida al litorale flegreo, baciati da uno dei tramonti più struggenti del Vesuvio.
I due chilometri di spiaggia col mare di nuovo balneabile, il roseto più grande d’Europa, persino gli studios cinematografici: una sequenza di progetti buoni per ingolosire affari e deludere i napoletani, perché alla fine chi li ha visti mai. «Ora qualcosa si sta muovendo», annuncia Guglielmo Santoro, 72 anni, fino al 2004 nell’ufficio del personale dell’Italsider, papà e nonno operai. «Ci sono le gru, stanno lavorando. Si pulisce, si dragano i fondali. Finalmente».
L’accelerazione l’ha data la Coppa America. L’anno prossimo qui sbarcheranno le regate, il più antico trofeo sportivo internazionale, i team attesi già questa primavera. Se un’arca è sinonimo di salvezza, un catamarano può diventare promessa di rinascita. Perché si calcola dall’evento, annunciato a maggio scorso, un impatto da un miliardo di euro. E il governo ha già stanziato, un anno fa, 1,2 miliardi per la nuova Bagnoli.
Al civico 90, Santoro –vicepresidente del circolo Ilva, il vecchio cral della fabbrica con 2.500 soci – ha alle spalle un casco giallo appeso tra due disegni a matita: Enrico Berlinguer da un lato, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino dall’altro. «La scommessa vera», riflette, «è vedere cosa resterà al territorio, su questo bisogna restare vigili: ma non si può ostacolare l’America’s Cup».
Il buon senso degli ex operai si destreggia tra i proclami per le magnifiche sorti di un’area paragonata alla Ruhr tedesca. In un inedito asse tra governo Meloni di centrodestra e Comune di centrosinistra guidato da Gaetano Manfredi, sindaco e anche commissario di Bagnoli. E le proteste di chi grida all’“America’s pacco”. In ordine sparso: comitati, centri sociali, ex sindaco Luigi de Magistris ed ex governatore Vincenzo De Luca.
«Per mio padre fu un trauma la dismissione», racconta Santoro. «Una vita spesa per una impresa che non serviva più. Per me no. Io già pensavo che questo posto sarebbe diventato un luogo di villeggiatura, con una parte di terziario avanzato». Era il 2004 quando, a 50 anni, salutò la fabbrica: prepensionamento. Da allora ha visto il fallimento di una società pubblica di trasformazione urbana, BagnoliFutura, il sequestro dei terreni da parte della Procura per le prime bonifiche contestate, l’incendio che distrusse il museo di Città della Scienza sul mare, fino al commissariamento dell’area nel 2014.
Detriti, amianto e idrocarburi
«Tutte le volte che si avviava qualcosa, spuntavano ostacoli», si sfoga. «Fu realizzata “La porta del parco” con l’auditorium. Fu inaugurata dal sindaco Rosa Russo Iervolino, poi da de Magistris, ma non si riuscivano a fare i collaudi. Risultato: tutto vandalizzato». Ci sono poi i 190 mila metri quadrati di detriti e scarti industriali che fanno aggetto sulla costa: la cosiddetta colmata a mare. Per venti anni si è detto che andava rimossa. Con tanto di legge del Parlamento. Contrordine: resterà e sopra si stanno realizzando gli hangar per le squadre dell’America’s Cup.
«Gli scienziati», scherza Santoro, «prima dicevano che se toccavi la colmata restavi fulminato. Ora che è dannosa perché non si ripristina la linea di costa di inizio Novecento. E perché non ci spingiamo fino al Seicento?». Ride. E l’inquinamento? «Si è parlato persino di arsenico. Ma pare provenga dalle Terme di Agnano, non c’entra niente la colmata». Dal sottosuolo ai fondali marini, amianto e idrocarburi ci sono eccome. «La bonifica a terra era stata già fatta», insiste Santoro, «solo che sono cambiati i parametri di legge, e fu ritenuta non più valida. Lo dico senza interessi. Sono finite sotto processo persone perbene, che stimo».
Ma Bagnoli si è rivelata anche un grande business di Stato. Parte dei terreni di proprietà di Fintecna, società di Cassa depositi e prestiti. E poi l’area ex Cementir, gruppo Caltagirone. Anni di tira e molla sul prezzo dei suoli, l’ex sindaco de Magistris che brandiva una ordinanza: chi ha inquinato, avrebbe dovuto pagare la bonifica. Ora con l’ex Cementir si è chiuso un accordo: suoli gratis e niente risanamento a carico dei privati. «L’esproprio sarebbe stato meglio per principio», ammette Santoro, «ma ci sarebbero voluti altri 50 anni, con tutti i cavilli. Si è trovato un compromesso. Io che vorrei che almeno mio nipote vedesse la nuova Bagnoli, sono favorevole. Tanta ideologia negli anni non è servita: si creavano le condizioni e nascevano i comitati del no».
A novembre un gruppo di manifestanti ha occupato persino il circolo. Per protesta. I compagni che accusano gli ex operai di essersi allineati alla speculazione targata America’s Cup. «Sono bravi ragazzi», sorride Santoro, «forse sono strumentalizzati da qualcuno, suppongo chi ci sia dietro, ma non voglio dirlo». Bagnoli è sempre stato un totem che divide. Come il presepe di Eduardo, miniatura di disastri e illusioni di questa città.
Ad aprile scorso Santoro ricevette una telefonata inaspettata. Dall’altra parte, Attilio Auricchio, dirigente della struttura commissariale di Bagnoli, già braccio destro per dieci anni di de Magistris. Auricchio è il colonnello dei carabinieri che scoperchiò lo scandalo Calciopoli: Manfredi l’ha voluto nella squadra di Bagnoli insieme a uno dei notai più celebri in città, Dino Falconio, e al professore di fisica tecnica Filippo De Rossi.
«Auricchio mi chiese un posto riservato», ricorda Santoro. «Mi disse: vengono persone da Roma e da altre parti del mondo. Gli proposi la biblioteca del circolo. Gli spiegai che avrebbero trovato foto con la falce e martello: questa è la mia storia. Vennero comunque, uno di quei signori mi disse che era della Nuova Zelanda. Dopo ho capito che avevano firmato l’accordo finale per la Coppa America».
Per la classe operaia che in 80 anni a Bagnoli davvero si è sentita in paradiso – in un angolo del circolo hanno la loro Madonna protettrice, l’“Ilvana”, che smacco deve essere un governo di destra che finanzia e porta il grande evento. «Gino è il nostro capocomico», fa gli onori di casa Santoro: «Abbiamo anche una compagnia teatrale. Ci autofinanziamo, nessun rimborso spese per chi è nel direttivo. Campi di tennis, calcetto, pattinaggio, canoe, abbiamo tutto tranne tre cose: l’equitazione, il golf e i soldi. Anche il ministro Andrea Abodi ci viene a trovare. È benvenuto chi dà un contributo. E la Coppa America deve lasciare qualcosa: prima di tutto la balneabilità. Ma attenzione, spiaggia libera non è il deserto. Deve essere sorvegliata, così come il parco pubblico di cui si parla. Non siamo in Svezia».
C’è la camorra che qui ha già le mani su parcheggi abusivi, droga, racket. «Nel piano erano previsti alberghi, ora non so», dice Santoro. «Nell’ex acciaieria un centro congressi, ma chissà se tecnicamente si può fare ancora».
Borghesi e operai
Insomma, interrogativi tanti. Ad esempio: le case di Coroglio, verso l’isolotto di Nisida, resteranno? Loro, gli ex operai, hanno un sogno: «L’archivio Italsider, 5 chilometri lineari», spiega Santoro, «materiale che è stato portato a Monterotondo, vorremmo che tornasse alla base: 25 mila fotografie, 44 pellicole cinematografiche, con le schede degli operai. È una memoria industriale». Aspettando i catamarani. «Noi partiamo con una sezione di vela, barchette piccole per bambini e disabili. Questo non deve essere un posto per nababbi. Vogliamo che riproduca l’anima di Napoli dove in ogni palazzo trovi il borghese e il proletario».
Santoro guarda la vetrina con gli incagli siderurgici, la sua prima vita. Fissa il serpente: «Coppa America passa, Bagnoli resta». Ma sopravvive solo cambiando pelle.
Sul Venerdì del 2 gennaio 2025