C’è una cosa che penso da tempo, in discreta solitudine. E cioè che questioni da molti considerate private – quelle inerenti ai diritti delle donne, ai problemi delle famiglie, allo stato della scuola e alla condizione giovanile – siano in realtà estremamente politiche. Siano, lo dico meglio, le più politiche sul terreno. Perché, se c’è uno scatto che il Paese dovrebbe fare da tempo, è proprio quello che riguarda la parità sostanziale tra uomo e donna e un accesso equo alle opportunità per le giovani generazioni. Tempo fa una lettrice ha lamentato il fatto che questa rubrica tratti argomenti meno cruciali di quelli di cui mi sono solitamente occupata nei giornali per cui ho scritto. Dissento, e spiego perché attraverso il libro La scomparsa dei giovani. Lo ha scritto il demografo Alessandro Rosina, lo ha pubblicato Chiarelettere, e contiene un racconto preciso di quello che era l’Italia della grande stagione dei diritti: un Paese in cui la componente giovane era dominante, in cui l’af…
C’è una cosa che penso da tempo, in discreta solitudine. E cioè che questioni da molti considerate private – quelle inerenti ai diritti delle donne, ai problemi delle famiglie, allo stato della scuola e alla condizione giovanile – siano in realtà estremamente politiche. Siano, lo dico meglio, le più politiche sul terreno. Perché, se c’è uno scatto che il Paese dovrebbe fare da tempo, è proprio quello che riguarda la parità sostanziale tra uomo e donna e un accesso equo alle opportunità per le giovani generazioni. Tempo fa una lettrice ha lamentato il fatto che questa rubrica tratti argomenti meno cruciali di quelli di cui mi sono solitamente occupata nei giornali per cui ho scritto. Dissento, e spiego perché attraverso il libro La scomparsa dei giovani. Lo ha scritto il demografo Alessandro Rosina, lo ha pubblicato Chiarelettere, e contiene un racconto preciso di quello che era l’Italia della grande stagione dei diritti: un Paese in cui la componente giovane era dominante, in cui l’affluenza al voto era altissima – alle politiche del 1958 si sfiorò il 94 per cento degli aventi diritto – una democrazia appena nata, piena di criticità, ma in salute. Il contrario di quella anziana e rattrappita che conosciamo. Pretendere che le questioni inerenti a figli, scuola, famiglia, anziani, stato sociale, occupino solo un angolo della scena e non disturbino il grande teatro della politica, significa non vedere quel che sta accadendo. La scarsa natalità non è un problema di generazioni capricciose e poco disposte al sacrificio, o almeno non solo. «I figli non sono certo un dovere», mi ha detto una volta la scrittrice Viola Ardone, «ma se li vuoi, sono un diritto». Si riferiva al fatto che nulla è stato fatto per rimuovere gli ostacoli alla maternità. Lo sanno anche i governi di destra, che si ostinano con i bonus come si potesse decidere in base a una mancia, se credere o meno nel futuro. È tutto il tessuto che va ricostruito: sociale, sanitario, scolastico. Pensate a quanto sia difficile avere un pediatra che risponde al telefono o addirittura visiti un bambino; a quanto siano poco flessibili la maggior parte degli orari lavorativi, anche per madri con figli piccolissimi; alla mancanza di asili nido e tempo pieno in gran parte del Paese; a quanto sia costoso – per una famiglia con stipendi medi – crescere dei bambini o far studiare dei ragazzi. «I Paesi che hanno costruito negli anni un sistema robusto di politiche di conciliazione», scrive Rosina, «combinando servizi educativi pubblici di qualità, congedi parentali ben disegnati e flessibilità lavorativa, sono quelli che riescono a ottenere migliori performance sia in termini di occupazione femminile sia di fecondità». Sono i dati a parlare. Non è una questione di donne, e non è una questione privata.