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Caso Orlandi: un appunto inedito della Mobile apre nuovi scenari

Un documento della Squadra mobile dell’estate ‘83 

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A partire da Laura casagrande, la compagna, ora indagata, di Emanuela. Amnesie e discrepanze sul pomeriggio dei misteri
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In oltre 42 anni l’affastellarsi delle teorie sul caso Orlandi ha prodotto un paradossale effetto centrifugo: un allontanamento dalla scena primordiale della vicenda, ossia il pomeriggio del 22 giugno ’83 in cui la quindicenne cittadina vaticana scomparve, dopo essere uscita con le amiche dalla scuola di musica vicino a piazza Navona. Ma lo scorso 19 dicembre, l’iscrizione nel registro degli indagati – per false informazioni ai pm – di Laura Casagrande, all’epoca compagna di corso di Orlandi, ha riportato l’attenzione sui frangenti che precedettero la scomparsa nonché sulle controverse e un po’ trascurate testimonianze che ne fornirono le allieve dell’istituto musicale Da Victoria. Per collocare Laura Casagrande in quei momenti sarà utile ripartire dalle dichiarazioni di un’altra studentessa, Maria Grazia Casini. Il 29 luglio ’83, davanti al pm Domenico Sica, la ragazza disse: «Alle ore 19 circa sono uscita dalla scuola di musica in compagnia di Tina V. e Maurizio C. Insieme abbiamo r…

In oltre 42 anni l’affastellarsi delle teorie sul caso Orlandi ha prodotto un paradossale effetto centrifugo: un allontanamento dalla scena primordiale della vicenda, ossia il pomeriggio del 22 giugno ’83 in cui la quindicenne cittadina vaticana scomparve, dopo essere uscita con le amiche dalla scuola di musica vicino a piazza Navona. Ma lo scorso 19 dicembre, l’iscrizione nel registro degli indagati – per false informazioni ai pm – di Laura Casagrande, all’epoca compagna di corso di Orlandi, ha riportato l’attenzione sui frangenti che precedettero la scomparsa nonché sulle controverse e un po’ trascurate testimonianze che ne fornirono le allieve dell’istituto musicale Da Victoria. Per collocare Laura Casagrande in quei momenti sarà utile ripartire dalle dichiarazioni di un’altra studentessa, Maria Grazia Casini. Il 29 luglio ’83, davanti al pm Domenico Sica, la ragazza disse: «Alle ore 19 circa sono uscita dalla scuola di musica in compagnia di Tina V. e Maurizio C. Insieme abbiamo raggiunto la fermata dell’autobus della linea 70 con direzione corso Vittorio Emanuele II. Durante tale tragitto si è unita a noi Raffaella Monzi. Giunte alla fermata, sia io che Raffaella abbiamo rivolto un cenno di saluto a Emanuela che già si trovava sul posto unitamente a un’altra ragazza di cui non ricordo il nome, ma posso dire che anche quest’ultima frequenta la scuola di musica. Questa ragazza ha circa 15 anni, è poco più bassa di Emanuela con i capelli corti, ricci e di colore nero».

L’allieva identificata

Ci si è arrovellati a lungo su chi potesse essere quell’allieva innominata che, poco prima di salire sul 70 insieme a Raffaella Monzi, Casini notò alla fermata in compagnia di Orlandi. Sennonché, da un appunto della Mobile apprendiamo adesso che la stessa Maria Grazia Casini fu successivamente in grado di riconoscere la studentessa senza nome. In che modo? Scorrendo le schede degli iscritti al Da Victoria che le vennero sottoposte dalla direttrice dell’istituto, suor Dolores Salsano. L’estensore del documento riporta: «La suora mi ha riferito di avere fatto visionare le schede scolastiche alla Casini, la quale ha riconosciuto in Casagrande Laura la ragazza che era in compagnia di Emanuela». Tra le amiche di musica, Casagrande potrebbe essere stata l’ultima a vedere Emanuela. Ma agli inquirenti fornì versioni discrepanti su quanto avvenuto all’uscita da scuola.

I volantini dei cosmetici

Anche lei quindicenne, dapprima Laura dichiarò – come si legge nel pro memoria della Mobile – di aver lasciato Emanuela alla summenzionata fermata degli autobus, quella allora situata su corso Rinascimento, davanti al Senato. Il 4 agosto ’83 invece Casagrande riferì ai carabinieri di aver notato Emanuela alle proprie spalle mentre entrambe si dirigevano verso corso Vittorio, assieme ad altri studenti che procedevano alla spicciolata. «Mi sono girata diverse volte» affermò, «per controllare se il gruppo si era mosso.

Durante tali controlli ho appurato che Emanuela era circa venti metri più indietro di me e che più indietro venivano tutti gli altri. Arrivati quasi alla fine di corso Rinascimento mi sono di nuovo girata vedendo solo gli amici, mentre Emanuela non vi era più». Inezie? Può darsi. Ma che suscitano interrogativi. Ci si chiede: perché Orlandi si avviò verso corso Vittorio come se dovesse prendere l’autobus 64 (che la riportava a casa e sul quale era solita salire per un tratto anche Casagrande), ma di colpo svanì dal gruppo? E soprattutto: per quale motivo Orlandi si incamminò verso corso Vittorio se in quel momento era attesa da una comitiva di coetanei del Vaticano nei pressi della Mole Adriana, cioè nella direzione opposta? Non andò dagli amici perché doveva vedersi con qualcun altro? Quel pomeriggio, durante le lezioni, Emanuela avrebbe accennato a ben tre compagne (tra cui Casini e Casagrande) di avere qualcosa da fare all’uscita da scuola. Qualcosa che sembrava metterle un po’ d’agitazione e che dunque non poteva essere l’appuntamento alla Mole Adriana. Solo a una quarta allieva, però, Orlandi avrebbe confidato la natura di quell’impegno: la già citata Raffaella Monzi. Contattata da suor Dolores già la notte tra il 22 e il 23 giugno, la ragazza, allora diciannovenne, riferì quanto – con qualche variante – avrebbe poi ripetuto agli inquirenti. Il 28 luglio, davanti al giudice Sica, Monzi raccontò che, nel breve tratto tra la scuola e la fermata, Emanuela le disse di aver trovato un lavoretto: distribuire volantini della ditta di cosmetici Avon per due ore a una non meglio precisata “sfilata”. «Disse anche» continuò Monzi, «che era previsto un compenso di lire 375 mila. Le dissi che, in relazione alla modestia dell’impegno, mi sembrava eccessivo e che – presumibilmente – l’offerta nascondeva una “fregatura”; lei mi rispose “Mah, non so! mo’ vediamo”. Poi presi il 70». Quindi Monzi aggiunse: «Preciso che la Emanuela mi riferì che l’offerta di lavoro le era stata fatta mentre era in compagnia di un’amica, ma non mi precisò chi fosse l’amica».

Lo strano appuntamento

Ricapitolando: mentre si trova con un’amica (quando? dove?), Orlandi riceve l’offerta di un lavoretto da svolgersi a una sfilata (quando? dove?) e, titubando se accettare o meno, scompare recandosi all’incontro con chi le ha rivolto quella proposta («Devo incontrare certi» avrebbe detto a Monzi). Scenario alquanto contorto. E testimonianze che non combaciano. Se come sostenne la più lineare Casini lei e Monzi trovarono Emanuela già alla fermata del 70 insieme a Casagrande, in che momento Emanuela si sarebbe confidata con Raffaella? E perché nei racconti di Monzi Laura non compare? Si è ipotizzato che Emanuela potesse avere un appuntamento di natura diversa da quella dichiarata. Ma per quale ragione avrebbe dovuto camuffare da “incontro di lavoro” un rendez-vous d’altro tipo (sentimentale, di svago…) comunicandolo all’amica di propria iniziativa? Forse, a dispetto dei dettagli forniti (marca Avon, durata dell’impegno, entità del compenso), Raffaella aveva fatto confusione? Già a caldo ricordava male? Oppure il suo racconto celava qualcos’altro? Qualcuna delle compagne sapeva di più di quanto emerso circa i programmi di Emanuela? Mentre scriviamo, Monzi non è stata ancora sentita dalla Commissione d’inchiesta, per motivi che non sono stati specificati. L’audizione di Maria Grazia Casini (luglio ’24) è stata invece secretata. Quanto a Casagrande, prima di essere indagata, aveva detto alla Bicamerale (giugno ’24) di non ricordare praticamente nulla del pomeriggio della scomparsa e di quel che dichiarò all’epoca, anche a proposito di ciò che fece dopo aver perso di vista Orlandi. Quarantadue anni fa disse di essere tornata a casa con un’altra allieva del Da Victoria, Maria Teresa Papasidero. Ascoltata dalla Commissione nel gennaio ’25, quest’ultima ha manifestato le stesse amnesie di Laura Casagrande.

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