Maschi e femmine, così uguali, così diversi. Anche nel cervello?
di Alex SaragosaUna coppia californiana voleva far crescere la figlia di pochi anni senza condizionamenti di genere, per cui, invece della solita bambola, le comprò un modello di camion. La bambina lo prese e se lo portò in camera. Poco dopo i genitori andarono a vedere cosa ci facesse: aveva messo il camion a letto e gli stava dando il biberon. La storia è apocrifa, e viene usata come parabola da chi crede che i cervelli di maschi e femmine siano fin dalla nascita tanto diversi da creare desideri, attitudini e comportamenti distinti, mentre è bollata come fake news da chi ritiene che a produrre quelle differenze di comportamento non sia tanto il genere, ma piuttosto educazione e pressioni sociali ricevute.
«La verità sta probabilmente nel mezzo» dice Jenny Graves, genetista dell’australiana La Trobe University che studia il rapporto fra geni e sesso dei mammiferi: «I cervelli di uomini e donne hanno in effetti la stessa struttura di base, ma seguono, fin dall’utero, due percorsi di sviluppo diversi …
Una coppia californiana voleva far crescere la figlia di pochi anni senza condizionamenti di genere, per cui, invece della solita bambola, le comprò un modello di camion. La bambina lo prese e se lo portò in camera. Poco dopo i genitori andarono a vedere cosa ci facesse: aveva messo il camion a letto e gli stava dando il biberon. La storia è apocrifa, e viene usata come parabola da chi crede che i cervelli di maschi e femmine siano fin dalla nascita tanto diversi da creare desideri, attitudini e comportamenti distinti, mentre è bollata come fake news da chi ritiene che a produrre quelle differenze di comportamento non sia tanto il genere, ma piuttosto educazione e pressioni sociali ricevute.
«La verità sta probabilmente nel mezzo» dice Jenny Graves, genetista dell’australiana La Trobe University che studia il rapporto fra geni e sesso dei mammiferi: «I cervelli di uomini e donne hanno in effetti la stessa struttura di base, ma seguono, fin dall’utero, due percorsi di sviluppo diversi che introducono piccoli, ma importanti cambiamenti. Due recenti studi, uno di Taru Tukiainen, dell’università di Helsinki, e uno di Alexandra DeCasien, del National Institute on Aging di Bethesda (Usa), hanno rivelato che a causarli sono migliaia di geni che si esprimono diversamente nel cervello fra maschi e femmine».
Il ruolo degli ormoni
In queste ricerche l’analisi dell’Rna prodotto dal funzionamento dei geni nei tessuti estratti da centinaia di cervelli donati alla scienza, ha rilevato oltre 1.800 geni più attivi nei maschi e 1.300 più attivi nelle femmine. Sorprendentemente, circa il 90 per cento di questi geni che “danno un sesso” al cervello, non si trova sui cromosomi X e Y, ma su quelli comuni a maschi e femmine. «E ciò indica che sono soprattutto gli ormoni a influenzare la loro attività, modellando il cervello. In effetti era noto che gli alti livelli di testosterone prodotto dai testicoli dell’embrione maschio ne modifica il cervello: adesso sappiamo che ciò avviene alterando l’attività di questi geni».
Non ci si deve però aspettare che ciò si traduca in effetti facilmente rilevabili: i cervelli femminili sono circa il 10 per cento in media più piccoli dei maschili, in proporzione al loro corpo più minuto, ma, a parte quello, a prima vista questi organi sembrano identici fra i due sessi. «Negli ultimi decenni, però, i ricercatori grazie anche alla risonanza magnetica, hanno misurato in dettaglio decine di migliaia di cervelli finendo per scoprire che qualche differenza strutturale di genere esiste» ricorda il neuroscienziato Antonio Cerasa direttore del Dipartimento di Scienze biomediche del Cnr. «In particolare, le donne hanno in media una corteccia cerebrale più spessa e più densa di neuroni, gli uomini hanno più materia bianca (connessioni fra neuroni) all’interno degli emisferi cerebrali, mentre le donne ne hanno di più a collegare i due emisferi. La parte dell’ipotalamo, una sorta di centralina delle funzioni di base dell’organismo, che controlla anche il comportamento sessuale, è più grande nei maschi, così come l’amigdala, il centro che sovrintende a emozioni negative, come paura e rabbia. Giro del cingolo anteriore e insula, coinvolte nell’empatia e nella regolazione delle emozioni, sono più grandi nelle donne». Differenze che sembrano spiegare, per esempio, perché i maschi tendano a essere più aggressivi e impulsivi, e le femmine più empatiche ed emotive.
Cura della prole
«Queste differenze probabilmente si sono evolute nel corso di milioni di anni, per predisporre i comportamenti sessuali e di cura della prole. Ma non hanno alcuna rilevanza per quanto riguarda intelligenza o altre capacità cognitive superiori, quelle non hanno “sesso”» precisa Graves.
Precisazione necessaria perché quando si passa dal parlare di differenza nell’insula o nell’ipotalamo, a quelle di comportamento fra maschi e femmine, si entra in un campo minato, in cui la scienza viene travolta da una marea di timori che la si usi per perpetrare la visione patriarcale che giustificava l’oppressione delle donne con la loro presunta “minore intelligenza”. E non rende più facile ragionare su questi argomenti il fatto che se è facile capire quale sia il tipico comportamento maschile o femminile negli animali, negli umani la confusione è totale, perché educazione e società hanno una enorme influenza nell’incoraggiare o reprimere i comportamenti “di genere” che vengono considerati appropriati o inappropriati nella cultura in cui si vive. «Studi condotti su decine di migliaia di bambini, fra cui i 100mila del Longitudinal Study of Australian Children, seguiti dalla nascita fino alle elementari, mostrano che mediamente, con grandi differenze individuali, i maschi sono più aggressivi, esternalizzano di più le loro emozioni e sono più inclini a giochi che implicano grandi movimenti, come correre e tirare palle. Le bambine tendono invece a internalizzare le loro emozioni, sono più tranquille, socievoli e inclini a giochi che includano immaginazione» spiega Gehan Roberts, pediatra dell’università di Melbourne. Questa differenza appare ancora prima dell’imparare a parlare: uno studio di Brenda Todd della City University London che ha coinvolto 109 bambini/e fra 9 e 17 mesi, lasciati liberi di scegliere giochi sparsi sul pavimento, ha rilevato come i primi puntassero a palle e modellini di auto, le seconde a bambole e peluche. Ma c’è un altro settore che evidenzia l’esistenza di differenze cerebrali: la salute. «Il cervello femminile è molto più plastico, perché viene sottoposto tutta la vita a continui sbalzi nel livello di estrogeni, ormoni che agiscono sull’attività dei neuroni, a causa di ovulazione, gravidanza e menopausa» spiega Cerasa. «Gli estrogeni influiscono anche su umore ed emozioni, contribuendo con i loro su e giù a rendere le donne più soggette ad ansia e depressione. D’altra parte, però, stimolando la riparazione del tessuto cerebrale, aiutano il cervello a riprendersi dai traumi, e a resistere meglio al suo invecchiamento. Il crollo nella loro produzione dopo la menopausa, però, potrebbe essere un fattore nella maggiore incidenza di morbo di Alzheimer nelle donne. Il cervello maschile, invece, è più soggetto ad altre malattie neurologiche, come autismo e Parkinson».
Tutto ciò non è solo una curiosità scientifica. «Il cervello maschile e quello femminile sono quasi identici, ma le differenze esistono e hanno un impatto su salute e invecchiamento. Per decenni abbiamo trascurato queste differenze nella ricerca, privilegiando campioni maschili, e ciò ha portato a terapie meno efficaci e spesso più rischiose per le donne. Oggi sappiamo che comprendere le basi genetiche e ormonali delle differenze tra cervello maschile e femminile è la chiave per sviluppare cure più personalizzate, efficaci e sicure per tutti».
Sul Venerdì del 9 gennaio 2026