✕

Camminando sotto un ciclone di nome Zalone

Un tratto toscano della Via degli Dei (Alamy/Ipa) 

Ascolta l'audio

Tutti a piedi, ma con il camper che ci porta le valigie? Dopo il film Buen Camino vedremo anche questo, dice Miriam Giovanzana di Terre di Mezzo. Intervista
3 minuti di lettura

Sarà la primavera a dire se il mondo dei cammini in Italia abbia retto lo scontro con un meteorite di nome Checco Zalone. Record di incassi nel solo giorno di Natale con oltre 5,6 milioni di euro in più di 700 sale, Buen Camino racconta la trasformazione del ricchissimo protagonista lungo il Cammino di Santiago, il più celebre itinerario pellegrino al mondo, mezzo milione di partecipanti nel 2024, oltre 250 mila italiani negli ultimi dieci anni. «Sarà un ciclone, quello che a oggi non sappiamo è se avverrà nel giro di un anno, ma i numeri del film natalizio di Zalone, con milioni di spettatori in pochi giorni, segnerà un prima e un dopo nel mondo dei cammini» dice Miriam Giovanzana. Giornalista, a partire dai primi anni Duemila ha iniziato a pubblicare, con Terre di Mezzo editore, di cui è fondatrice, guide dedicate al tema. La prima, nel 2000, è stata Il cammino di Santiago di Compostela, seguita nel 2004 dall’itinerario Da qui passò Francesco. Non spunteranno Ferrari come nel film, …

Sarà la primavera a dire se il mondo dei cammini in Italia abbia retto lo scontro con un meteorite di nome Checco Zalone. Record di incassi nel solo giorno di Natale con oltre 5,6 milioni di euro in più di 700 sale, Buen Camino racconta la trasformazione del ricchissimo protagonista lungo il Cammino di Santiago, il più celebre itinerario pellegrino al mondo, mezzo milione di partecipanti nel 2024, oltre 250 mila italiani negli ultimi dieci anni. «Sarà un ciclone, quello che a oggi non sappiamo è se avverrà nel giro di un anno, ma i numeri del film natalizio di Zalone, con milioni di spettatori in pochi giorni, segnerà un prima e un dopo nel mondo dei cammini» dice Miriam Giovanzana. Giornalista, a partire dai primi anni Duemila ha iniziato a pubblicare, con Terre di Mezzo editore, di cui è fondatrice, guide dedicate al tema. La prima, nel 2000, è stata Il cammino di Santiago di Compostela, seguita nel 2004 dall’itinerario Da qui passò Francesco. Non spunteranno Ferrari come nel film, lungo i cammini, assicura, ma «qualche trasformazione senz’altro la vedremo».

Che cosa immagina?

«Vedremo più camminatori con camper al seguito. Una persona cammina, un’altra la segue lungo le strade asfaltate. Non è così straordinario, è una scelta anche di persone di grande tradizione pellegrina, magari diventati anziani. E poi potrebbe aumentare il numero di chi va in cammino in tenda, ma c’è un problema: in Italia, il campeggio libero non è legale. Dovranno essere attrezzate aree apposite».

Perché non è stato fatto finora?

«Dieci anni fa, Dario Franceschini, ministro dei Beni culturali, proclamò il 2016 Anno nazionale dei Cammini. L’Italia, però, non è ancora diventata un Paese di camminatori, e a parte alcuni casi di successo, come la Via degli Dei, tra Bologna e Firenze, sempre molto ricercata e frequentata, gli itinerari risentono di una cultura del cammino che è un po’ episodica, influenzata dalle ondate mediatiche. Questi dieci anni sono segnati da una crescita lenta e costante. Anche se non c’è stato un vero e proprio boom, oggi nel nostro Paese ci sono oltre 120 mila persone che camminano ogni anno e i pellegrini italiani a Santiago sono passati da 21 a 25 mila. Parliamo quindi di un fenomeno di nicchia, marginale, non ancora di popolo»

Proprio in Spagna c’è già un precedente legato a un film.

«The way è uscito nel 2010, realizzato da Emilio Estevez e dal padre, Martin Sheen. È una storia dolorosa ambientata lungo il Cammino di Santiago ed ha di fatto cambiato la presenza degli americani lungo l’itinerario. Oggi sono i secondi più presenti dopo gli spagnoli: nel 2025 circa 46 mila persone su un totale di 529 mila camminatori arrivati in Galizia. È un impatto straordinario che porta a chiederci che cosa accadrà con Checco Zalone, in quanto tempo e in che modo influenzerà gli italiani a diventare un popolo di camminatori, se questo avverrà in un anno, cinque o dieci».

I 160 cammini censiti da Terre di Mezzo sono pronti al possibile boom?

«Penso di no. Siamo un po’ lenti a metabolizzare. Forse solo la Via degli Dei ha le caratteristiche che permettono di fare numeri, perché collega a piedi due città che si raggiungono facilmente in treno e perché dura meno di una settimana. La scelgono tanti giovani».

I ragazzi senza troppe esigenze saranno il futuro del settore?

«In Spagna, in realtà, adesso è in forte crescita il fenomeno di quelli che camminano col trolley, quindi con autista al seguito. Però, senza fissarci su queste dinamiche, ha senso riflettere su una nuova cultura del cammino che per noi deve promuovere i territori marginali, in una dimensione di scoperta e relazione: se tu vai nei luoghi già noti e già affollati, queste caratteristiche non le troverai mai. Lungo il Cammino nelle Terre Mutate per esempio vedi da vicino gli effetti del sisma in Centro Italia. C’è nel Dna l’attenzione per i territori marginali e il nostro obiettivo è affermare questa cultura».

C’è qualche altro esempio di cammino economicamente “efficace” per le aree attraversate?

«La Via degli Dei è un esempio di sviluppo del territorio: hanno aperto strutture ricettive lungo tutta la tratta. Viene da lontano, ha oltre trent’anni, ed è figlio di un’idea lanciata dalla redazione di Airone. Poi, mi ha sorpreso molto nell’ultimo decennio la storia della Magna via Francigena, in Sicilia, tra Palermo e Agrigento: ha sviluppato identità e attrazione, è un caso straordinario di coinvolgimento del territorio, di giovani che hanno ricostruito l’itinerario tra strade medievali e le regie trazzere. Il Cammino minerario di Santa Barbara in Sardegna, invece, vede una regia interessante, quella della Regione Sardegna, ed è un esempio di rigenerazione post-estrattiva. Per ultimo, cito il Cammino dei ribelli, in Val Borbera, a cavallo tra Liguria, Piemonte e Lombardia, un itinerario ultra periferico dove inizia l’Appennino».

Dieci anni dopo l’Anno dei Cammini, solo voi di Terre di Mezzo fate ricerca sui dati. Sarebbe utile avere statistiche ufficiali dell’Istat?

«Abbiamo bisogno di dati coerenti, leggibili ed affidabili. Penso che possa essere una delle novità che ci possiamo aspettare nei prossimi cinque anni. Dati che dovrebbero servire per indirizzare gli investimenti degli enti pubblici, anche se questi hanno bisogno di una visione prima ancora che dei numeri: il turismo dei cammini non competerà mai con quello balneare o della neve. Serve immaginazione: i cammini sono le arterie del futuro, che portano persone e nuovi residenti verso le aree interne del Paese.

Leggi i commenti