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I ragazzi sono innocenti

Fiori per ricordare i ragazzi morti a Capodanno nel rogo del locale Costellation nella città svizzera. ansa 

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A Crans-Montana non potevano saperne di scale e soffitti: dovevano occuparsene gli adulti. Eternamente in cerca di alibi
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C’è un meccanismo umano e terribile, che agisce pressoché in ciascuno di noi quando succede qualcosa di molto brutto. Cerchiamo di capire cosa ci differenzia dalle vittime, di trovare ragioni per le quali a noi non sarebbe potuto succedere. È successo anche dopo la tragedia di Crans-Montana, solo che – purtroppo – quei pensieri autoconsolatori sono diventati giudizi, e hanno travolto la verità della strage in cui sono rimasti uccisi 6 ragazzi italiani. Ci sono state 40 vittime, in quel rogo. Decine di persone, soprattutto ragazze e ragazzi, stanno lottando in terapia intensiva contro ustioni devastanti. E per giorni l’attenzione di troppi media si è concentrata su stupidaggini come il fatto che qualcuno avesse filmato il rogo, prima di tentare di mettersi in salvo. Come fosse prevedibile, per un ragazzino, vedere un intero locale trasformarsi in una torcia nel giro di pochi minuti.

C’è un meccanismo umano e terribile, che agisce pressoché in ciascuno di noi quando succede qualcosa di molto brutto. Cerchiamo di capire cosa ci differenzia dalle vittime, di trovare ragioni per le quali a noi non sarebbe potuto succedere. È successo anche dopo la tragedia di Crans-Montana, solo che – purtroppo – quei pensieri autoconsolatori sono diventati giudizi, e hanno travolto la verità della strage in cui sono rimasti uccisi 6 ragazzi italiani. Ci sono state 40 vittime, in quel rogo. Decine di persone, soprattutto ragazze e ragazzi, stanno lottando in terapia intensiva contro ustioni devastanti. E per giorni l’attenzione di troppi media si è concentrata su stupidaggini come il fatto che qualcuno avesse filmato il rogo, prima di tentare di mettersi in salvo. Come fosse prevedibile, per un ragazzino, vedere un intero locale trasformarsi in una torcia nel giro di pochi minuti.

Lo strazio dei funerali di Giovanni Tamburi, Achille Barosi, Emanuele Galeppini, Chiara Costanzo, Riccardo Minghetti, Sofia Prosperi, ha come per incanto riportato alla luce la verità di quel che è successo. Lo hanno fatto le parole degli amici, dei fratelli, delle sorelle, delle madri. Il loro coraggio e il loro dolore indicibile. All’improvviso, le suggestioni inutili sono scomparse ed è emerso quanto è accaduto davvero: dei ragazzini giovanissimi, alcuniper la prima volta fuori a Capodanno, figli amorevoli che a mezzanotte mandavano messaggi alla mamma – “Buon anno. Sono felice. Ti voglio bene” – sono andati in un locale per stare insieme e divertirsi. Credevano di essere al sicuro, non potevano sapere niente di scale troppo strette, temperature troppo alte, capienza non rispettata, porte chiuse per non pagare i bodyguard, controsoffitti pieni di una sostanza altamente infiammabile. Di queste cose si sarebbero dovuti occupare gli adulti: i proprietari del locale, gli amministratori svizzeri che per cinque anni non hanno mai fatto controlli sulla sicurezza. Non erano a un rave clandestino, non erano in un posto pericoloso, erano in un locale, insieme, avevano quindici, sedici, diciassette anni e già solo per questo pensavano di essere salvi. Non pensi di poter morire per una candelina, a quell’età. Forse non lo pensi mai. Qualcuno ha voluto credere che avessero sbagliato qualcosa, in quei 180 secondi che avevano per salvarsi. Non un attimo di più, c’è uno studio scientifico indipendente che lo dimostra: anche se avessero capito tutti subito la gravità della minaccia, era matematicamente impossibile che tutti riuscissero a fuggire. Non c’era abbastanza spazio, non c’era abbastanza aria, non c’erano abbastanza vie di fuga. Quei ragazzi non hanno sbagliato niente. Le colpe sono degli adulti, eternamente in cerca di alibi – l’incoscienza, i telefonini – per non sentire quanto fa male vedere tuo figlio uscire, dirgli “divertiti”, e scoprire che non tornerà.

Sul Venerdì del 16 gennaio 2026

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