Così alla Fenice dirigiamo la protesta
di Claudia ArlettiMa se, per ipotesi, invece di una lei ci fosse stato un lui, a quale livello di mediocrità o di grandezza non ha importanza, tutto questo ‒ i volantinaggi, i flashmob, lo sciopero e pure le spillette solidali a Capodanno oggi richiestissime ‒ sarebbe successo? E se, sempre per ipotesi, Beatrice Venezi non avesse manifestato simpatia per la destra, sarebbe stata osteggiata così a lungo e così tenacemente dopo la sua nomina a direttrice musicale della Fenice? Il bello, o il brutto, è che a capeggiare la protesta contro di lei è un’altra donna: Francesca Poropat, 53 anni, da 25 corista del Teatro veneziano, sindacalista in prima linea.
Da mesi Poropat ha rari momenti di pace e sempre meno speranze che questa storia si chiuda presto, visto che nessuno s…
Ma se, per ipotesi, invece di una lei ci fosse stato un lui, a quale livello di mediocrità o di grandezza non ha importanza, tutto questo ‒ i volantinaggi, i flashmob, lo sciopero e pure le spillette solidali a Capodanno oggi richiestissime ‒ sarebbe successo? E se, sempre per ipotesi, Beatrice Venezi non avesse manifestato simpatia per la destra, sarebbe stata osteggiata così a lungo e così tenacemente dopo la sua nomina a direttrice musicale della Fenice? Il bello, o il brutto, è che a capeggiare la protesta contro di lei è un’altra donna: Francesca Poropat, 53 anni, da 25 corista del Teatro veneziano, sindacalista in prima linea.
Da mesi Poropat ha rari momenti di pace e sempre meno speranze che questa storia si chiuda presto, visto che nessuno sembra intenzionato a fare un passo indietro, non la direttrice “protestata”, non il sovrintendente che l’ha nominata e non la cosiddetta massa artistica, ovvero i cinquecento dipendenti del Teatro che il mensile di settore Classici Voice ha eletto “persona dell’anno” per il 2025.
Dopo le spillette con la chiave di violino esibite a Capodanno si sente più forte il vento del sessismo. Non pensa, Poropat, che abbiate esagerato?
«A parte che sono femminista, siamo accusati di sessismo dall’inizio. E, dall’inizio ci siamo posti il problema. Lo slogan del primo volantino rimarcava che non è una questione di genere, né di colore né di età. Quanto alle spillette, c’era chi avrebbe preferito scioperare, ma quello di Capodanno è il concerto di tutti, così abbiamo scelto un simbolo discreto del nostro amore per la musica e del rispetto che abbiamo per il pubblico. E, ripeto, se al posto della signora ci fosse un uomo, sarebbe la stessa cosa».
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Come mai la chiama “signora”?
«Non è mica offensivo, come dovrei chiamarla?».
Maestra? Direttrice?
«Ah certo, ha ragione. Anche se poi lei preferisce “maestro”».
È davvero scarsa? Lei che ne pensa?
«In veneziano qualcuno potrebbe dire che è un po’ cruda, immatura, ma sono un’umile corista e non mi pronuncio, mentre conta la parola di Gianna Fratta e Fabio Luisi, per i quali ha un gesto un po’ scolastico, ecco».
Perché non darle una chance?
«Durante il Covid, a un evento privato, ha diretto in teatro un piccolo gruppo orchestrale, in tutto otto minuti. Di noi non sa niente. Certo, se ti chiami Riccardo Muti, o sei Gianna Fratta e hai diretto i Berliner e il Teatro dell’Opera, il tuo nome e la tua storia parlano per te e nessuno si mette a discutere. Ma di solito, prima della nomina, si crea un’intesa, si fa conoscenza con l’orchestra. E qui non è successo. In ogni caso, non abbiamo mai escluso la possibilità che Venezi venga a dirigere coro e orchestra. Purché accada dopo la revoca della nomina a direttrice musicale, che nel nostro campo è il top assoluto, è il ruolo di chi cura tutta la programmazione, per il quale serve un curriculum all’altezza».
Ma se ora Venezi mette piede in teatro rischia il tritacarne.
«Gli abbonati della Fenice si sono organizzati, ci sostengono perché si fidano di noi e hanno visto passare grandissimi direttori. A ogni esibizione abbiamo dieci minuti di applauso di solidarietà. Ci appoggiano i lavoratori delle 14 fondazioni lirico-sinfoniche, la Scala, l’Opera di Roma, il Maggio Fiorentino, l’orchestra Haydn di Bolzano, l’orchestra marchigiana… Se penso a un primo concerto di Beatrice Venezi, temo l’arena: da una parte i pullman dei suoi sostenitori e dall’altra lo zoccolo duro della Fenice».
Non è un pensiero rasserenante.
«È il quadro della situazione creata dal sovrintendente Nicola Colabianchi. La responsabilità è sua. Il 17 settembre, mentre il nome di Beatrice Venezi sta girando, lui giura che niente è deciso: “Ho una rosa di persone in mente”, ci dice, citando direttori di chiara fama. Cinque giorni dopo, di lunedì, apprendiamo da un comunicato dell’ufficio stampa che la nomina era stata fatta. Per evitare le polemiche, ci dirà poi».
Un bello sgarbo.
«Uno sgarbo inutile. C’era un anno a disposizione, prima di arrivare alla nomina. Fino a ottobre del 2026, Venezi avrebbe potuto interloquire con coro e orchestra e maestranze e farsi conoscere. E magari anche decidere che non facevamo per lei, può accadere sa? Invece lui ha avvelenato l’aria. Infatti dovrebbe dimettersi».
I rapporti saranno freddini.
«Buongiorno e buonasera».
Poi ci sarebbe il sindaco Luigi Brugnaro, che presiede la Fondazione della Fenice.
«Ha interrogato ChatGpt per sapere se il Colón, il teatro di Buenos Aires dove ha lavorato Venezi, sia meglio o peggio della Fenice. Ora dice che vorrebbe organizzare un concerto all’estero, in campo neutro. Dove e come, non si sa».
In questo muro contro muro la politica ha un grande peso.
«Non per noi. Direttori di destra ce ne sono stati e ce ne sono. Inoltre alla Fenice lavoriamo in cinquecento, certamente non tutti di sinistra. Una collega, che viene sempre ripresa dai tg durante le proteste, e sempre in primo piano, l’altro giorno mi dice: “Ci metto la faccia e poi ogni volta devo spiegare a chi mi conosce le ragioni per cui protesto anch’io che sono di destra”. Alla Fenice amiamo la musica e discutiamo la competenza, non l’appartenenza politica».
Nel frattempo vi chiedono le spillette anche dall’estero. Tutto un po’ sovradimensionato, considerato che non sono in gioco posti di lavoro, non crede?
«Sovradimensionato, può darsi, ma non certo a causa nostra».
Come finirà?
«A chi si stufa prima, e non saremo noi».
Sul Venerdì del 16 gennaio 2026