Durante le vacanze, languendo sul divano, mi è caduto l’occhio sulla nuova versione di Sandokan, che è graziosa. Tuttavia molto rapidamente la mia mente ha cominciato a viaggiare e seguire altre curiosità, nello specifico sulla vita di Emilio Salgari, di cui ricordavo alcune cose ma non tutte.
Ho per esempio scoperto con imbarazzo che si pronuncia Salgàri, perché il cognome è di origine veronese e fa riferimento al nome dialettale del salice. La pronuncia con l’accento sulla prima sillaba, in realtà più diffusa, è tuttavia considerata quasi accettabile.
Emilio Salgari ha avuto un’esistenza a dir poco atroce, segnata da malattia mentale, povertà, ed estrema sofferenza: il padre si tolse la vita credendo di soffrire di un male incurabile, la moglie Ida Peruzzi fu rinchiusa in manicomio. Lui stesso veniva pagato pochissimo e sfruttato dagli editori, che pretendevano che scrivesse tre romanzi all’anno. Non riuscì nemmeno a godere del riconoscimento del pubblico, che arrivò solo dopo la su…
Durante le vacanze, languendo sul divano, mi è caduto l’occhio sulla nuova versione di Sandokan, che è graziosa. Tuttavia molto rapidamente la mia mente ha cominciato a viaggiare e seguire altre curiosità, nello specifico sulla vita di Emilio Salgari, di cui ricordavo alcune cose ma non tutte.
Ho per esempio scoperto con imbarazzo che si pronuncia Salgàri, perché il cognome è di origine veronese e fa riferimento al nome dialettale del salice. La pronuncia con l’accento sulla prima sillaba, in realtà più diffusa, è tuttavia considerata quasi accettabile.
Emilio Salgari ha avuto un’esistenza a dir poco atroce, segnata da malattia mentale, povertà, ed estrema sofferenza: il padre si tolse la vita credendo di soffrire di un male incurabile, la moglie Ida Peruzzi fu rinchiusa in manicomio. Lui stesso veniva pagato pochissimo e sfruttato dagli editori, che pretendevano che scrivesse tre romanzi all’anno. Non riuscì nemmeno a godere del riconoscimento del pubblico, che arrivò solo dopo la sua morte.
Dopo alcuni tentativi, si tolse la vita a soli 39 anni, in estrema povertà e sbriciolato da un esaurimento nervoso. Anche i figli ebbero sorti tristi, dopo la morte del padre, morendo in guerra, di malattia, oppure anch’essi come il padre e il nonno. A maggior ragione in questo periodo dell’anno, che è sempre difficile per molti, trovo sia importante ricordare che siamo circondati da uomini e donne che vivono ogni giorno difficoltà simili, spesso in solitudine e con grandi difficoltà a chiedere aiuto. È molto importante in questi casi concedere a se stessi delle piccole coccole, per esempio dei dolci.
Il grande nemico di Sandokan era James Brook, il leopardo di Sarawak, che è proprio il posto oggi noto per la sua incredibile varietà di pepe.
La ricetta: panna cotta al pepe di Sarawak
Che cosa serve
Per 4 stampini:
500 ml di panna fresca;
8 g di gelatina in fogli;
80 g di zucchero;
1 cucchiaio di grani di pepe di Sarawak
Come procedere
Tostate il pepe in padella, quindi sbriciolatelo e versate in un pentolino con la panna e lo zucchero. Intiepidite senza portare a bollore. Bagnate la gelatina in acqua fredda per dieci minuti, poi strizzate e aggiungete alla panna. Mescolate e versate negli stampini, quindi lasciate riposare in frigo almeno 6 ore.
Sul Venerdì del 16 gennaio 2026