La tragedia nell’“impeccabile” Svizzera
di Natalia AspesiBuon anno, Signora Aspesi. La strage di Crans-Montana ci sarebbe sembrata prevedibile in un analogo contesto a Nairobi o a Singapore; ma alla nostra superficialità, essa ci pare assurda nella impeccabile Svizzera. Non consideriamo infatti il fattore comune, che omologa la semplicità new global di licenze e facilitazioni per attività danarose senza requisiti di sicurezza. “È il neoliberismo, bellezza!”, cui svendiamo la nostra civiltà europea con tutta la sua secolare cultura: salvo indignarci, quando da Pechino e Mosca la si sbeffeggia e magari forse si strumentalizzeranno questi tragici segni di decadenza. Giorgio Gragnaniello
Gentile Gragnaniello, la tragedia veramente immane che ha coinvolto chi a Crans-Montana aveva pensato di passare il Capodanno, soprattutto giovani e molto giovani, ci ha nel suo orrore, per una volta, insegnato qualcosa: anche l’“impeccabile” Svizzera ha le sue tragedie che non dovrebbero esserci, anche la Svizzera può, per distrazione o errore, lasciare che ac…
Buon anno, Signora Aspesi. La strage di Crans-Montana ci sarebbe sembrata prevedibile in un analogo contesto a Nairobi o a Singapore; ma alla nostra superficialità, essa ci pare assurda nella impeccabile Svizzera. Non consideriamo infatti il fattore comune, che omologa la semplicità new global di licenze e facilitazioni per attività danarose senza requisiti di sicurezza. “È il neoliberismo, bellezza!”, cui svendiamo la nostra civiltà europea con tutta la sua secolare cultura: salvo indignarci, quando da Pechino e Mosca la si sbeffeggia e magari forse si strumentalizzeranno questi tragici segni di decadenza. Giorgio Gragnaniello
Gentile Gragnaniello, la tragedia veramente immane che ha coinvolto chi a Crans-Montana aveva pensato di passare il Capodanno, soprattutto giovani e molto giovani, ci ha nel suo orrore, per una volta, insegnato qualcosa: anche l’“impeccabile” Svizzera ha le sue tragedie che non dovrebbero esserci, anche la Svizzera può, per distrazione o errore, lasciare che accada una terribile strage. Però né Pechino né Mosca hanno sbeffeggiato, per ora, quella tragica disgrazia in cui sono morti sino a essere irriconoscibili, ragazze e ragazzi di 16 anni. Poi vede, anche loro l’hanno detto: il sindaco, affranto, ha ammesso di aver saltato la visita di controllo dal 2020 a oggi, e alla fine i due coniugi che possiedono il locale sono già indagati per omicidio plurimo.
Ma perché la gente sostiene questo governo imbarazzante?
Carissima signora Aspesi, con i tempi che corrono è comprensibile che la sua iconica rubrica, vocata alle questioni di cuore, abbia assunto un profilo più politico. D’altra parte cosa c’è di più politico dell’amore per le proprie idee e del piacere di condividerle con quelle altrui? La invito a una riflessione. L’attuale governo è tra i più longevi della nostra storia repubblicana. Non la stupisce il favore accordato al suo operato dalla opinione pubblica, malgrado la crescita zero, l’assenza di visione futura e di investimento in ricerca e innovazione? Non la sorprende l’indifferenza con cui si sorvola su tante mancanze, su una sanità pubblica resa inaccessibile, i sei milioni di italiani che vivono sotto la soglia di povertà e il ceto medio-basso che si arrabatta per arrivare a fine mese, rinunciando alle cure e al consumo di beni essenziali? Di fronte a tali evidenti disastri chiediamoci se si può restare freddi e disinteressati, distaccati, e rimanere ancora sostenitori di questo governo. Dai tanti suoi flop e dagli scivoloni di una classe dirigente imbarazzante, l’opposizione non avrebbe potuto trarre tutto il vantaggio possibile? Si spera ciò avvenga presto. Con simpatia. Adriano Sicari
Sì, avrebbe potuto. E sì, si spera che avvenga. Però, per misteriose ragioni, questo è forse il governo più lungo che abbiamo avuto. E, guardando con speranza di vedere su La 7, nel telegiornale della sera del lunedì, un tremendo calo nei sondaggi per la Destra, ogni volta si resta delusi. La Destra resta in alto, sempre più in alto, con almeno otto punti in più del Pd. Ma in Italia ci sono milioni, lei dice sei, di poveri, la sanità pubblica non più esistente per chi non può aspettare mesi o addirittura ci rinuncia. Ma allora perché? La gente vota sempre meno e si immagina che quei “novoto” lo facciano per rabbia o perché gli va bene così. Poi forse, ma di questo non so, Schlein e i suoi sostenitori è come non avessero più il loro spazio, come se la fatica, non per loro, di arrivare alla fine del mese non contasse più. Quello che una volta si chiamava Pci, ormai non c’è più, e si è dissolto per sempre, restando legati a Berlinguer. Nel 1991 anche il vecchio Pci è morto e poi sono nate una quantità di partitini di sinistra, che però odiano tutte le sinistre. Mi pare che la signora Schlein sia sincera, lei sorride davvero, ma forse questo, purtroppo rende un po’ noioso il suo partito.
Non riesco ad aprirmi, neanche con chi mi vuole bene
Gentile Natalia, accolgo con grande piacere il suo invito a scriverle, che conferma la sua già conosciuta generosità d’animo. Vengo allo sfogo al centro della mia precedente riflessione (sul Venerdì del 5 dicembre). Ebbene, mi resta complicato aprire lo scrigno segreto, quando attraverso momenti no. Al contrario, riesco a dare sempre una mano a chi la chiede. Ritengo che il mio essere impenetrabile non sia tanto legato alla difficile adolescenza e passato piuttosto complicato, ma forse inconsciamente a non voler far trasparire i miei punti deboli. Un approccio piuttosto stupido a non abbassare la guardia e a restare a distanza da chi ti vuole bene. A onore del vero, seppure non abbia alcun motivo di passare per un super eroe, tale atteggiamento contrariamente lo fa trasparire. Mi dispiace, mi tocca farci una seria riflessione. Di sicuro, potrei trarne un vantaggio a cambiare sul piano personale. Perché in fondo mostrarsi alla pari aiuta a essere più dialogante e aperto verso gli altri. Che ne pensa? Nicola Campoli
Questi suoi momenti di resistenza che non riesce a smorzare sono in parte i suoi limiti, il suo modo di tenere segreta una parte di sé, mentre lei vorrebbe sentirsi libero, almeno credo. Io purtroppo non saprei parlare con lei conoscendone adesso i suoi limiti. Lei mi chiede se riuscirà mai a vincere questa sua predisposizione, anche se vede che non riesce a smorzare da parte sua qualche resistenza. Io penso che lei riuscirà, sia pure con fatica, a ottenere un suo atteggiamento che non lo veda più come una persona molto distaccata ma piuttosto come qualcuno che certo facendo fatica, è riuscito a diventare, mi scusi, come gli altri.
Un dubbio sessista sulla “famiglia del bosco”
Gentile Natalia, i professionisti dell’informazione, riferendo del caso della “famiglia del bosco”, citano la loro discendenza con l’espressione “i loro figli”. Ora, poiché esiste il femminile di tale vocabolo (figlia, figlie) non sarebbe il caso di usarlo per indicare le tre femmine che hanno messo al mondo? Si tratta forse di un caso, magari inconscio ma rivelatore, di subordinazione della donna anche nella grammatica? Roberto Lenti
Mi fa molto piacere che lei, seguendo la noiosa storia della ormai celebre “famiglia nel bosco” ne sposti completamente il senso. È vero, le figlie hanno ormai da anni il diritto di essere riconosciute come femmine. Io non ho seguito l’eccessivo spazio dato all’evento quindi non so cosa risponderle. Lei ha ragione, le bambine della coppia, andavano chiamate con il nome di “figlie”, perché così è giusto chiamarle. Però fra i tre bambini sempre con la faccina pixellata perché non si riconoscano, uno dei due gemelli è un maschio. In questo caso, credo che si possa dire “le tre creature”.
Sul Venerdì del 16 gennaio 2026