Tres hermanos: alla conquista del West con i fratelli Gutiérrez
di Giuseppe VidettiQuesta Morricone la adorerebbe. Anche Quentin Tarantino ne va pazzo. Tres hermanos (e tutto l’album El bueno y el malo degli Hermanos Gutiérrez, 2022) è roba prelibata, che vive fuori dai tempi e dagli spazi musicali contemporanei, dunque per noi, che cerchiamo la bellezza negli angoli meno illuminati, anche più preziosa. È un’illusione che riaffiora dal passato.
I dolci, teneri, nostalgici anni Sessanta di Santo & Johnny che snocciolano Ebb Tide con le loro inconfondibili console steel e lap steel guitar (o chitarra hawaiiana che dir si voglia)? Uno spaghetti-western che ci cavalca in testa senza sosta con quelle melliflue e inquietanti note piene di presagi e struggimenti scritte da super-Ennio e suonate da Pino Rucher e Bruno Battisti D’Amario, chitarristi non famosi come Santo & Johnny ma in grado di produrre sonorità iconiche? Credo sia questo il motivo per cui Dan Auerbach dei Black Keys, chitarrista, compositore e riverito produttore nella tradizione di Don Was, …
Questa Morricone la adorerebbe. Anche Quentin Tarantino ne va pazzo. Tres hermanos (e tutto l’album El bueno y el malo degli Hermanos Gutiérrez, 2022) è roba prelibata, che vive fuori dai tempi e dagli spazi musicali contemporanei, dunque per noi, che cerchiamo la bellezza negli angoli meno illuminati, anche più preziosa. È un’illusione che riaffiora dal passato.
I dolci, teneri, nostalgici anni Sessanta di Santo & Johnny che snocciolano Ebb Tide con le loro inconfondibili console steel e lap steel guitar (o chitarra hawaiiana che dir si voglia)? Uno spaghetti-western che ci cavalca in testa senza sosta con quelle melliflue e inquietanti note piene di presagi e struggimenti scritte da super-Ennio e suonate da Pino Rucher e Bruno Battisti D’Amario, chitarristi non famosi come Santo & Johnny ma in grado di produrre sonorità iconiche? Credo sia questo il motivo per cui Dan Auerbach dei Black Keys, chitarrista, compositore e riverito produttore nella tradizione di Don Was, Daniel Lanois e Rick Rubin, si sia invaghito delle schitarrate avvolgenti degli Hermanos Gutiérrez. Che sono due fratelli ecuadoriani (Estevan e Alejandro) di stanza a Zurigo, in Svizzera, che prima del “fatale” incontro con Auerbach (ha prodotto anche il successivo Sonido cósmico, nel 2024) avevano già pubblicato tre album eccellenti, pur senza flirtare così apertamente con le atmosfere degli spaghetti-western, fin dal titolo dell’album, chiaramente ispirato a Il buono, il brutto, il cattivo (Sergio Leone, 1966).
Auerbach è uno di quei produttori che non snatura gli artisti a proprio capriccio, neanche li prende in considerazione se non hanno una qualche peculiarità che lo seduca (Yola, Bombino, RayLamontagne, CeeLo Green, Son House, Tony Joe White, Dr. John, Lana Del Rey, The Pretenders). Qui se la gode – in Tres hermanos diventa il terzo fratello Gutiérrez – e si abbandona a una jam irresistibile e vischiosa di latin-western senza parole (ma con tanti sottintesi) che attira su Spotify 4,5 milioni di ascoltatori mensili.
Sul Venerdì del 16 gennaio 2026