Alle Galápagos tutti sembrano conoscere Alicia Ayala. «Mi chiamano la regina di Airbnb», ci dice al 1835, ristorante che prende il nome dall’anno in cui Charles Darwin visitò questo arcipelago a largo dell’Ecuador e ideò la teoria dell’evoluzione. Qualche anno fa Ayala, 58 anni, ha avuto un’idea: aprire a tutti le Galápagos, modificando così il modello di turismo che fino ad allora puntava solo sulle élite. Ha iniziato mettendo sulla piattaforma di affitti brevi i tre appartamenti che possiede a Puerto Ayora, l’unico centro abitato dell’arcipelago. E oggi centinaia di persone seguono il suo esempio: in migliaia hanno visitato le isole di Darwin senza spendere le cifre altissime di dieci anni fa.
Il turismo Airbnb è un fenomeno comune a mezzo mondo, così come lo sono le tensioni tra la piattaforma e le comunità locali, da Barcellona a Beverly Hills. Ma alle Galápagos tutto questo è particolarmente dannoso: in quale altro posto si può trovare una comunità con leoni marini che dorme alle fermate degli autobus e uccelli così docili da lasciarsi accarezzare?
Il paradosso
A Puerto Ayora i critici sostengono che l’esplosione degli affitti a breve termine altera proprio l’ecosistema che migliaia di visitatori vengono a vedere. Molti di quelli che arrivano, dicono i locali, non rispettano né la fauna selvatica né le norme pensate per mantenere le isole incontaminate. «Dobbiamo trovare un equilibrio tra sviluppo e conservazione», commenta Mateo Estrella, ministro del Turismo dell’Ecuador.La natura qui vale una fortuna: 275 milioni di dollari ogni anno vengono dal turismo, 110 dalla pesca, 36 dal carbonio immagazzinato dalle piante che catturano i gas serra. Ma tutto ciò funziona soltanto se questo luogo rimane incontaminato: è il paradosso delle Galápagos.
Ci sono voluti milioni di anni perché si formassero le 19 isole, tutte nate da eruzioni laviche. Con il continente quasi mille chilometri di distanza e nessun essere umano a interferire, è facile capire perché Darwin le trovasse così speciali.
Come te nessuno mai
Le creature di ogni isola si sono evolute in modi unici: iguane nuotatrici, tartarughe giganti, piccoli pinguini. L’arrivo degli esseri umani ha iniziato a cambiare l’ambiente e accelerato l’introduzione di specie che distruggono gli ecosistemi originari: da quando Darwin ha visitato l’arcipelago, ne sono arrivate oltre 1.500.Nel 1959 le isole sono diventate parco nazionale: nel 1975 Unesco e Unione internazionale per la Conservazione della natura hanno raccomandato un limite turistico annuo di 12mila persone. Oggi però questa cifra non è più valida: alle Galápagos, complici i voli low cost, dagli anni 80 in avanti il flusso turistico non ha fatto che crescere. Non basta: negli ultimi tempi, l’ascesa di Instagram ha aumentato ancora di più la popolarità delle isole. Oggi le isole sono sulla strada per toccare i 300mila visitatori l’anno, quasi il doppio rispetto al 2007, secondo El Observatorio de Turismo de Galápagos.Molte di queste persone alloggiano in appartamenti: nel 2015 c’erano soltanto 56 annunci Airbnb, nel 2020 erano arrivati a 350. Oggi l’associazione alberghiera elenca 1.364 Airbnb e trecento fra hotel, ostelli e pensioni.
Squali e signori della droga
A Fiddi Angermeyer – che è di origine belga e vive qui da anni – questa situazione crea pensieri contraddittori. «Se non ci fossero turisti, i pescatori prenderebbero il sopravvento e l’ambiente scomparirebbe», spiega. L’uomo è una sorta di enciclopedia di tutto ciò che riguarda le Galápagos e non può nascondere la preoccupazione per il futuro. Bente Schneider concorda con lui: ma è anche convinta che oltre ai visitatori servano regole nuove. Schneider è proprietaria dell’Acacia, un hotel che con le sue sette camere paga 5mila dollari l’anno fra licenze e permessi ambientali e deve seguire norme severe su tutto – dai rifiuti alla sicurezza – oltre a versare «contributi obbligatori a sostegno della conservazione» e a dimostrare che assume residenti e sostiene le imprese locali. Per gli affitti brevi queste regole non si applicano e il danno che ne consegue per gli albergatori è enorme. L’anno scorso, dopo che una serie di incontri con le istituzioni locali non ha portato cambiamenti, Schneider, insieme ad altri quaranta imprenditori, ha scritto all’Unesco chiedendo aiuto. «Non ci ha risposto nessuno».
In teoria, la Costituzione dell’Ecuador prevede fra le sue priorità quella della protezione dell’ambiente. E impone vincoli che dovrebbero valere per tutti e a cui si ispirano le singole leggi. Nei fatti, così non è: lo dimostra il fatto che nel 2023, il ministero del Turismo ha annunciato quello che ha definito un “piano alberghiero”, in cui ha promesso di collaborare con i leader della comunità e le autorità per stabilire nuove regole. Due anni dopo, i dettagli del piano rimangono vaghi e nessuno ha chiaro cosa il futuro ha in serbo. Oltre al turismo eccessivo, altre minacce mettono a rischio l’equilibrio delle Galápagos, come la pesca – legale in gran parte della riserva nonostante sia un’area protetta –, la caccia agli squali, che è illegale ma sta dilagando. Non basta: dopo l’arresto del signore della droga messicano El Chapo, i produttori di cocaina hanno cominciato a cercare nuove rotte: ora il traffico di cocaina passa anche attraverso questi luoghi. Nel 2023 nelle Galápagos sono state sequestrate 225 tonnellate di droga.E poi c’è il pericolo più grande. A luglio, sottolineando la necessità di ridurre le spese, il governo dell’Ecuador ha sciolto il ministero dell’Ambiente, incorporandolo in quello dell’Energia e delle Miniere. Una mossa che molti esperti leggono come una dichiarazione di guerra alla natura. «L’esecutivo ha mandato un messaggio chiaro su ciò che gli sta a cuore: e non è la conservazione», conclude César Rodríguez-Garavito, professore alla New York University che da anni studia l’arcipelago. (Copyright New York Times 2025)