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Una giornata con la badante di condominio

Ignazia Carpitella detta Ina in compagnia della signora Maria. Nicola Marfisi 

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Assistere tutti. Risparmiare. E vincere la solitudine. Se Bologna ha aperto la strada, altre città si stanno attrezzando. La formula giusta? Siamo andati a cercarla in un palazzo di Pavia. In punta di piedi
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PAVIA. Mentre sale le scale per passare da un appartamento all’altro, l’umidità della nebbia appena dissolta punge ancora. Ma lei, voltandosi lievemente, senza fermarsi, dice di amare il freddo, a dispetto delle sue origini siciliane.

Ignazia Carpitella, 48 anni, da tutti chiamata Ina, è una di quelle persone che non si lamentano mai. Forse anche questa attitudine è d’aiuto nel suo lavoro di badante di condominio. Ogni settimana si divide tra ventidue anziani che vivono nel complesso Aler di viale Sardegna a Pavia.

Qui, nel 2019, l’associazione Vasi di Creta (già custode sociale del caseggiato) ha lanciato il progetto delle badanti condivise, per assistere i molti pensionati che da soli non potrebbero permettersi di assumerne una. Da allora, il Comune finanzia l’iniziativa con circa 30 mila euro all’anno.

Sono le 7:30 del mattino quando Ina inizia il giro di queste palazzine di due piani per dare una mano con le pulizie, controllare che le medicine siano state prese, ma anche scambiar…

PAVIA. Mentre sale le scale per passare da un appartamento all’altro, l’umidità della nebbia appena dissolta punge ancora. Ma lei, voltandosi lievemente, senza fermarsi, dice di amare il freddo, a dispetto delle sue origini siciliane.

Ignazia Carpitella, 48 anni, da tutti chiamata Ina, è una di quelle persone che non si lamentano mai. Forse anche questa attitudine è d’aiuto nel suo lavoro di badante di condominio. Ogni settimana si divide tra ventidue anziani che vivono nel complesso Aler di viale Sardegna a Pavia.

Qui, nel 2019, l’associazione Vasi di Creta (già custode sociale del caseggiato) ha lanciato il progetto delle badanti condivise, per assistere i molti pensionati che da soli non potrebbero permettersi di assumerne una. Da allora, il Comune finanzia l’iniziativa con circa 30 mila euro all’anno.

Sono le 7:30 del mattino quando Ina inizia il giro di queste palazzine di due piani per dare una mano con le pulizie, controllare che le medicine siano state prese, ma anche scambiare due chiacchiere davanti a un caffè. «Non è facile, ci vogliono amore e tanta pazienza», riflette, in tasca un grande mazzo di chiavi. «La cosa più importante è entrare in empatia, gli anziani hanno soprattutto bisogno di essere capiti».

Un caffè sul fuoco

Per alcuni, come Maria, la presenza di Ina è un antidoto alla solitudine. Vicino all’ingresso del suo appartamento una foto la ritrae giovanissima il giorno delle nozze, con un bel corsetto ricamato. Oggi che ha 88 anni, cinque figli e dieci nipoti, trascorre la maggior parte delle giornate in casa e a volte si fa vincere dalla tristezza e dalla nostalgia. Quando parla di Ina, però, si illumina.

«C’è sempre», nota, la caffettiera per lei è già pronta sul fornello.Per altre persone, come Vittoria, ex fruttivendola di 85 anni, il supporto di una badante è fondamentale anche solo per riuscire a fare la doccia. Le poche ore di assistenza garantite da Ina, però, bastano a scongiurare il suo ricovero in una struttura, dove si sentirebbe sradicata.

«Qui ho amiche che conosco da trent’anni», spiega. Non è da tutti riuscire ad assistere tanti anziani contemporaneamente (la media è di cinque al giorno, con un’età compresa tra 70 e 94 anni). Per Ina, però, questa sembra una vocazione. «Mia madre mi ha trasmesso l’amore per l’accudimento. Da bambina, quando non andavo a scuola, la accompagnavo all’ospizio dove lavorava», ricorda. «A me questo lavoro piace. Perché è vero che si dà tanto di se stessi, ma in cambio si riceve moltissimo».

Vento da Nord

In Italia il primo progetto di badante condominiale è stato lanciato a Bologna nel 2010 da Confabitare, che l’ha poi replicato a Milano, Torino, Genova e Roma. «Ispirandoci al Nord Europa, dove queste iniziative funzionavano già da anni, abbiamo cercato di rendere economicamente accessibile un servizio alla persona di alta qualità», spiega Alberto Zanni, presidente dell’associazione.

Assunte direttamente dalle famiglie con formula pro quota (ciascuno paga le ore di cui usufruisce), le assistenti familiari aiutano gli anziani in casa e li portano a passeggio. I vantaggi sono evidenti. Oltre a permettere alle persone di conservare la propria autonomia, la presenza di una badante in comune favorisce la socialità, prevenendo isolamento, decadimento cognitivo e disturbi mentali. Posticipare l’ingresso in Rsa, poi, rappresenta un risparmio anche per i Comuni, che sono tenuti a contribuire al pagamento delle rette.

Prove ed errori

Dopo Confabitare, che oggi solo a Bologna gestisce 56 badanti condominiali, negli anni associazioni, cooperative e privati hanno provato ad adottare questo modello di sharing economy, che però, va detto, non si è mai diffuso su larga scala. E ha registrato anche qualche fallimento. A Milano, ad esempio, una sperimentazione lanciata nel 2015 dal Comune, nelle case popolari, si è conclusa dopo appena due anni. E qualcosa di simile è successo anche a Parma e Firenze.

A Pavia, invece, dopo quasi sette anni, il progetto continua a funzionare. Perché? Contano sicuramente le risorse stanziate da Palazzo Mezzabarba, ma anche la presenza di spazi pensati per favorire la condivisione. Le tre palazzine di viale Sardegna, infatti, hanno ambienti comuni, tra cui una sala, dove i condomini possono pranzare, ma anche riunirsi per gestire il piano settimanale di assistenza.

«Molto lo fanno le persone», aggiunge il diacono Giovan Battista Sansica, fondatore dei Vasi di Creta, una croce di legno appesa al collo. «Qui gli anziani non vedono l’ora che la badante arrivi. Questo vuol dire che stiamo lavorando bene».

La nonna acquisita

Oltre a Ina, nel condominio pavese c’è Alejandra Bravo, 40 anni, di Ancash (400 chilometri da Lima, Perù): al momento assiste giorno e notte Maria P., dopo che le sue condizioni di salute sono rapidamente peggiorate. Parte del suo lavoro, però, rimane a carico della onlus, che così alleggerisce la spesa per la famiglia dell’anziana. Alcune Barbie e una piccola cucina di legno segnalano che in casa di Maria vivono anche i figli di Alejandra, cinque e nove anni. E questa coabitazione intergenerazionale sembra avere effetti positivi per tutti.

«Mentre i piccoli sono a scuola, la signora non smette di chiedermi di loro», racconta Bravo. «E anche i bambini si sono molto affezionati a lei: ai compagni di classe dicono che è la loro nonna».

Nella cucina del palazzo, intanto, Lucia Allieri e Clara Ribaudo, 74 e 85 anni, preparano una carbonara per dieci. Si conoscono da decenni e, mentre cucinano, ricordano il passato. Lucia ha lavorato per 35 anni come guardarobiera nella storica discoteca Docking ritirando i cappotti «anche a tanti vip».

Clara, capocuoca dal piglio deciso, che sorride con parsimonia, è stata a lungo tappezziera e ha avuto due figli e altrettanti mariti. «Qui ci troviamo bene», concordano.

Le prossime tappe

La formula di Bologna e Pavia è replicabile ovunque?Sembrerebbe una delle possibili soluzioni al costante invecchiamento della popolazione (secondo i dati Istat 2025, un quarto degli italiani è over 65). E in effetti le richieste di attivare progetti di questo tipo risultano in aumento. Sono anche partite nuove sperimentazioni, da quella di Torino, lanciata nel 2025 nelle case popolari di via San Massimo, a quella prevista per il 2026 nei palazzi di Roma Capitale. Ma secondo Fulvia Colombini, vicepresidente dell’associazione per l’invecchiamento attivo Auser, affinché queste iniziative abbiano una continuità ci vogliono innanzitutto cura e attenzione.

«Gestirle è complesso e richiede continui aggiustamenti». Anche perché il livello di assistenza tende ad aumentare di pari passo con l’età dei condomini. «L’ideale sarebbe creare degli sportelli dedicati che possano anche informare i cittadini su questa possibilità».

Ina abbraccia Lucia, Clara e Vittoria. Un gesto semplice, ma precluso ai molti anziani che vivono completamente soli. In un momento storico in cui la solitudine è considerata dall’Oms un’emergenza globale, ogni investimento che punti ad alleviarla dovrebbe essere una priorità.

Sul Venerdì del 16 gennaio 2026

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