Buondì. Ma donde proviene il nostro “sbalordimento” per un’America che tace e sembra subire Trump? Per Trump e il suo lavoro sporco pro-speculatori bipartisan alla Borsa titoli high tech di Wall Street? Noi italiani sappiamo bene, dal 1922, che “la classe è più forte delle idee”: il silenzio dei Democratici non può sbalordirci. Lì sono due destre neoliberiste friedmaniane e la socialdemocrazia keynesiana è semi-illegale dai tempi di Joseph McCarthy. Trump ora teme solo il remake delle rivolte di strada del 1965 e si è attrezzato con materiali e metodi repressivi più aggiornati ed efficaci. Cadrà come tutti i tiranni: indirettamente dall’esterno del Paese, cui resterà il discredito di essersene liberato come Libia, Iraq e altri… per l’aiuto peloso di potenze straniere. Intanto - “e malo, bonum” - accade qui come Primo Levi diceva dei lager: che in essi perlomeno l’inaudito terribile scoperchiava tutte le ipocrisie e il bene e il male di tutti era palese per tutti e senza più infingimen…
Buondì. Ma donde proviene il nostro “sbalordimento” per un’America che tace e sembra subire Trump? Per Trump e il suo lavoro sporco pro-speculatori bipartisan alla Borsa titoli high tech di Wall Street? Noi italiani sappiamo bene, dal 1922, che “la classe è più forte delle idee”: il silenzio dei Democratici non può sbalordirci. Lì sono due destre neoliberiste friedmaniane e la socialdemocrazia keynesiana è semi-illegale dai tempi di Joseph McCarthy. Trump ora teme solo il remake delle rivolte di strada del 1965 e si è attrezzato con materiali e metodi repressivi più aggiornati ed efficaci. Cadrà come tutti i tiranni: indirettamente dall’esterno del Paese, cui resterà il discredito di essersene liberato come Libia, Iraq e altri… per l’aiuto peloso di potenze straniere. Intanto - “e malo, bonum” - accade qui come Primo Levi diceva dei lager: che in essi perlomeno l’inaudito terribile scoperchiava tutte le ipocrisie e il bene e il male di tutti era palese per tutti e senza più infingimenti. Giorgio Gragnaniello
Lei ha scritto questa lettera indirizzata a una decina di giornalisti tutti di Repubblica: meno male che almeno io ci sia nell’ultima riga. Spero che nessuno abbia il mio coraggio e le risponda. Una frase della sua lettera mi ha colpito: parlando di Trump lei ha detto: “Cadrà come tutti i tiranni”. Lei crede? I tiranni oggi sono una valanga e tutti in preda alla voglia di dominio, e via uno ne arriva subito un altro. Non so cosa accadrà a Trump che per ora si è comportato da nemico di tutti, la faccia di ottantenne color arancione che scende le scale dei suoi aerei con la fatica di chi di solito ha qualcuno cui attaccarsi. Partendo da una certezza assurda quale ottenere il Nobel per la pace, dopo essere riuscito a neutralizzare Maduro e a dirne di tutte sulla Groenlandia non si sa cosa inventerà. Però ne ha già fatte troppe e se i democratici non si svegliano, i repubblicani se la godranno.
“Troppi lazzaroni al Sud” Firmato: un conservatore
Gentilissima sig.ra N.A., stiamo vivendo un’epoca eccezionale tra conservatori e progressisti, perché i dogmi del passato come il fascismo e il comunismo sono finiti da tempo ma sostituiti appunto da altre correnti di pensiero di cui è oggetto lo scontro. Io sono un conservatore e non riesco a capire da dove arriva questa dottrina progressista che con appunto il progresso non c’entra nulla, solo una dottrina infarcita di sciocchezze come il politicamente corretto, i diritti ad ogni costo, la dissertazione dell’uomo e della donna, questo genera solo odio verso gli altri (conservatori) che non la pensano come te, l’invidia del successo e del denaro e di conseguenza la mancanza di emulazione nei loro confronti ma solo lo sbandierare il diritto di tutto... della casa, del lavoro (e se non lo trovo o non lo voglio trovare allora mi devi dare un sostegno), di fare tutto quello che voglio e il contestare è un diritto esponenziale. Sono stato recentemente in una grande città del Sud, ebbene chi vive lì non può essere vittima e disoccupato, ma solo un lazzarone con poca voglia di lavorare e tante pretese... ci vuole un pantalone con le tasche piene. Vincenzo
Caro Vincenzo, non so che dirle. Lei sarebbe un conservatore, dello stesso tipo di Winston Churchill, eroe della Seconda guerra mondiale che appunto era un conservatore? Secondo me lei mi sembra un po’ diverso, e senza offesa, un po’ fascista. Però, forse senza camicia nera né nessuna idea di chi potrebbe odiare. Lei deve essere un uomo buono, che immagino deciso ad essere conservatore senza aver capito in realtà chi è. Poi una volta è stato nel Sud d’Italia, mentre Salvini progettava di spendere miliardi, certo non suoi, sul solito ponte di Messina che oramai deve essere una inutile barba, e proprio lì cosa ha scoperto? Che vivono “solo lazzaroni con poca voglia di lavorare”. Ma proprio tutti?
Se la mamma non dimentica i vecchi amori di papà
Il mio è un tributo di affetto, stima e simpatia che non c’entra nulla con la tua rubrica del Venerdì, che leggo solo saltuariamente purtroppo: da quando sono abbonata alla versione digitale di Repubblica ho perso il piacere di leggere il Venerdì, nonostante vi fossi molto affezionata. Non leggerò il Venerdì, ma leggo Repubblica tutti i giorni e non mi perdo un tuo articolo quando esce. E tutte le volte mi dico: devo scriverle, almeno una volta! Credo di averti incontrata dal vivo una volta al Festival del Cinema di Venezia, correvano i primi anni 90 (91/92/93 ??). La versione digitale del giornale, che condivido ancora con i miei genitori di anni 93 e 94 (!!), mi ha ridato quel grande piacere. Sono i miei genitori che rafforzano quotidianamente il mio affetto per te. Devo dirtelo, in quanto hai tutta la mia ammirazione, la tua mente è sempre lucida e arguta, non perdi un colpo. Il corpo sarà pure un po’ usurato ma la mente, ribadisco, è perfetta. Mia mamma è ancora in forma, completamente autonoma, esce tutti i giorni e legge ancora molto ma non so per quanto perché ha problemi di vista, comunque è sempre curiosa e interessata alla vita. Accudisce in parte (hanno una badante) e malvolentieri mio padre che invece è più di là che di qua. Dico malvolentieri perché non gli ha mai perdonato fatti spiacevoli amorosi avvenuti tanti anni fa e se potesse lo farebbe fuori ma è pur sempre una signora per bene e quindi se lo tiene e sopporta lamentandosi. Io lavoro ancora e mi toccherà ancora per tanti anni. Lavoro in Regione da sempre, occupandomi di politiche sanitarie, malasanità, ricerca e innovazioni tecnologiche. Mi piace ancora molto il lavoro, unico neo il legame stretto con la politica, ma inevitabile malgrado il mio ruolo puramente tecnico. Ho due figli, oramai grandi ma ancora in casa, e un marito... Non dico nulla a riguardo, magari in un’altra puntata scrivendo veramente alla tua rubrica. Elena
Cara Signora, ho dovuto quasi piangendo eliminare almeno metà di questa bella lettera che ancora parla di me con affetto e persino ammirazione. Mi fa molto piacere che lei, mi scuso con il Venerdì, abbia scelto di abbonarsi alla Repubblica digitale, tralasciando di abbonarsi anche al settimanale. È vero, io scrivo anche per il Venerdì, ma credo che lei capirà che il giornale, proprio il giornale, è stato il mio primo legame con la Repubblica. Abbiamo avuto tempi magnifici in cui il giornale, ai tempi del Direttore Scalfari, era davvero meraviglioso e lavorarci quasi un premio. Io lavorando alla Repubblica (anche adesso), mi sono detta fortunata. Eppure, guardi un po’, io vorrei parlare coi suoi genitori perché almeno ora, possano fare la pace. Se suo padre è “più di qua che di là” mi pare meraviglioso potersi trovare in età in grado di dimenticare e da parte di sua madre, alla gioia di essere quella che vince e perdona. E che non desidera più “farlo fuori”.
Sul Venerdì del 23 gennaio 2026