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Il Board of Peace di Trump, il mondo nelle mani di una persona sola

Il Board of Peace di Trump, il mondo nelle mani di una persona sola
(reuters)

VIAGGI DA FERMO Come funzionerebbe l’organismo lanciato dal presidente Usa a Davos

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Uno vorrebbe anche distrarsi dalle iniziative e alle sparate di Donald Trump, ma pure lui ogni tanto dovrebbe riposarsi un po'. E invece ieri 22 gennaio, messe da parte (per quanto?) le minacce alla Groenlandia, il presidente americano ha presentato in pompa magna a Davos il suo Board of Peace, l'organismo internazionale che a suo dire dovrebbe risolvere i conflitti nel mondo (e non solo governare Gaza, come in origine era stato annunciato). Nella mappa già pubblicata e più volte aggiornata da Wikipedia, si vedono in rosso i Paesi che hanno accettato di far parte del board, in arancione quelli che sono stati invitati ma non hanno ancora risposto (ci sono la Russia di Putin, la Cina di Xi e pure il Vaticano di papa Leone) e in blu quelli che hanno ufficialmente escluso di entrare a farne parte: compresa l'Italia, visto che secondo Giorgia Meloni la Costituzione ce lo impedisce, almeno per ora. In nottata è cambiato il colore del Canada (in verde), disinvitato per via del (formidabile) discorso con cui il premier Mark Carney, sempre a Davos, ha lanciato l’allarme sulla rottura dell’ordine mondiale.

Davos, Trump firma il documento del "Board of Peace" circondato dai capi di stato che aderiscono

Risultato, scrive l’inviato di Repubblica Filippo Santelli: in sala a Davos con Trump c'erano "illustri esponenti della destra antiglobalista globale, come il premier ungherese Orban e il presidente argentino Milei. Ministri di Emirati, Qatar e Arabia Saudita, i clienti americani nel mondo arabo. Presidenti di piccoli Stati alla ricerca di un posto al sole, o di un minuto dell’attenzione del Re Sole, come Azerbaijan, Armenia, Kazakistan, Giordania, Kosovo, Pakistan e Paraguay. E poi Egitto e Turchia, medie potenze con più di un interesse in Medio Oriente". A dire sì, senza troppo entusiasmo, è stato anche Israele, ma il primo ministro Netanyahu non era presente anche perché se mette piede in Svizzera lo arrestano su mandato della Corte Penale Internazionale.

Il non trascurabile dettaglio della faccenda è che questo Board of Peace è finora un'iniziativa totalmente personale di Trump, non approvata dal Congresso Usa né da alcun altro parlamento – ammesso che gli Stati partecipanti abbiano parlamenti degni di questo nome – e non prevista da alcun accordo o organismo internazionale, meno che meno quelle Nazioni Unite che nelle intenzioni del presidente il Board dovrebbe sostituire. Come riassume Francesca Caferri, nella carta fondativa "si legge che Donald J. Trump sarà il presidente inaugurale, e non c’è nessun riferimento alla scadenza del mandato, neanche in relazione alla carica di presidente degli Stati Uniti. A Trump è garantito il diritto di essere l’unico a poter invitare gli Stati ad aderire, rinnovare o revocare la loro adesione, di nominare e rimuovere i membri del consiglio e di porre il veto a qualsiasi decisione. Solo una maggioranza dei due terzi garantirebbe agli altri membri il diritto di opporsi alle sue scelte. Ai membri che doneranno almeno un miliardo sarà garantito un seggio permanente", e indovinate chi dovrebbe gestire tutte queste ingenti somme di denaro. Provate anche a indovinare chi ha il potere esclusivo di scegliere il successore del presidente.

Qui potete leggere il testo integrale dello statuto del Board, in inglese: praticamente mette l’intero pianeta nelle mani di un uomo solo e dei suoi amici, almeno finché lui li ritiene tali. Ma forse per riassumere la visione trumpiana del mondo e della pace basta guardare l'immagine qui sopra. A destra c'è il simbolo dell'Onu, un mappamondo circondato da foglie d'ulivo stilizzate; a sinistra, nel tipico stile "me l'ha fatto mio nipote che ne capisce di Photoshop" il logo del Board, dove l'azzurro è sostituito dall'oro,colore MAGA per eccellenza, e soprattutto il mondo coincide con gli Stati Uniti e poco più. Come sempre con Trump, ci sarebbe da sghignazzare se non ci fosse da essere terrorizzati.

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