Danilo Faso: il nuovo Sinner ha la racchetta da ping-pong
di Massimo CalandriTic-toc, tic-toc. Il suono cadenzato della pallina che rimbalza sul tavolo. Un ritmo ipnotico. Una musica. La ascoltava già quando era nella pancia di mamma, la campionessa ucraina Yuliya Markova, che ha continuato a giocare e vincere fino al quinto mese di gravidanza. Danilo Faso oggi ha 15 anni, vive a Palermo coi genitori e una sorellina. Alto, i capelli rossi. Dicono sia lo Jannik Sinner del ping-pong. Da quando è nato, o quasi, sempre tra i migliori nelle classifiche mondiali di categoria. Una collezione di medaglie, tutti metalli preziosi. La passata stagione il più forte in Italia, adulti compresi. A novembre, con la maglia azzurra, al comando di una banda di ragazzini come lui ha battuto prima i giapponesi, poi i cinesi. E battere i cinesi, nel tennistavolo, è un po’ come mettere ko Mike Tyson o correre più veloce di Usain Bolt. Adesso guarda con ambizione alle Olimpiadi di Los Angeles. Un predestinato, giurano gli esperti.
Nella mente di Jannik
Marty Supreme, il film con Timo…
Tic-toc, tic-toc. Il suono cadenzato della pallina che rimbalza sul tavolo. Un ritmo ipnotico. Una musica. La ascoltava già quando era nella pancia di mamma, la campionessa ucraina Yuliya Markova, che ha continuato a giocare e vincere fino al quinto mese di gravidanza. Danilo Faso oggi ha 15 anni, vive a Palermo coi genitori e una sorellina. Alto, i capelli rossi. Dicono sia lo Jannik Sinner del ping-pong. Da quando è nato, o quasi, sempre tra i migliori nelle classifiche mondiali di categoria. Una collezione di medaglie, tutti metalli preziosi. La passata stagione il più forte in Italia, adulti compresi. A novembre, con la maglia azzurra, al comando di una banda di ragazzini come lui ha battuto prima i giapponesi, poi i cinesi. E battere i cinesi, nel tennistavolo, è un po’ come mettere ko Mike Tyson o correre più veloce di Usain Bolt. Adesso guarda con ambizione alle Olimpiadi di Los Angeles. Un predestinato, giurano gli esperti.
Nella mente di Jannik
Marty Supreme, il film con Timothée Chalamet, racconta che il problema dei campioni precoci non sia vincere, ma sopravvivere al tempo che li aspetta. Danilo è all’inizio di quel tratto di strada: il più difficile, quello in cui il talento deve imparare a diventare futuro. «Voglio solo continuare a divertirmi, viaggiare per il mondo. Incontrare persone, fare amicizia. Giocare. Fino a quando diventerò vecchio», dice, con sincera leggerezza. Anche il padre, Marco, è stato un pongista – si dice così – di livello: complice lo sport, ha conosciuto la moglie, che a 19 anni aveva lasciato la Crimea per la Sicilia, ingaggiata da una squadra locale. Poi si sono trasferiti a Parigi, e lì è nato Danilo: «Appena ho cominciato a camminare, mi hanno messo una racchetta in mano».
Tic-toc, tic-toc, quelle note li hanno accompagnati in un lungo viaggio per tutta la Francia – Montpellier, Nizza: giocando, allenando – poi Terni e di nuovo a Palermo. «Perché papà aveva nostalgia del sole». E il piccolo? «Seguivo le lezioni dei miei genitori, mi preparavo coi loro allievi dei diversi turni: dal mattino alla sera. Tutto molto naturale, facile». Il primo torneo vinto all’età di quattro anni. «Con mio padre ho cominciato a girare per l’Italia, l’Europa, il mondo. Sei mesi ogni anno. Quando finalmente torno a casa, mamma mi prepara la pasta al ragù: non c’è niente che mi faccia più felice».
Playstation, vade retro. «Preferisco studiare. Sono portato». Parla quattro lingue, è un tifoso di calcio del Palermo: «Viviamo vicino allo stadio. Ho l’abbonamento». Guarda a Sinner come un esempio di dedizione, serietà. «Vorrei imparare a essere concentrato come lui, nei momenti decisivi». Ammette che gli asiatici nel ping-pong continuano a essere su un altro pianeta. Però, a novembre, nei mondiali Under 15 giocati in Romania, con gli altri azzurrini ha ottenuto un risultato storico: la vittoria nei quarti col Giappone, in semifinale con la Cina e poi l’argento, sconfitti da Taipei. «Un successo straordinario, che ci ha fatto crescere e ci permetterà di fare cose importanti anche in futuro».
Il suo miglior amico è il compagno di Nazionale – e rivale – Francesco Trevisan, coetaneo di Gorizia, già numero 2 europeo e fresco di successo nel torneo internazionale di Linz, Austria. Giocano e studiano insieme. «Danilo è un’ispirazione per tutti», dice Trevisan. Sono appassionati di film: «La pellicola che ci piace di più è Top Gun: a un certo punto Tom Cruise fa un gesto di esultanza con un altro pilota che abbiamo voluto replicare, per celebrare le nostre vittorie in doppio».
Tutto in famiglia
La squadra è completata da due fratellini toscani di Prato. Giulio e Pietro Campagna. Francesco Trevisan è stato allenato a lungo dal padre, Luis, lo stesso accade coi Campagna Bros e il babbo Sauro: il ping-pong, in Italia, è una storia di famiglia. I successi di questi adolescenti potrebbero replicare un altro fenomeno sportivo come il tennis? In fondo, se Danilo è Sinner, Francesco può essere Lorenzo Musetti, e i fratelli Campagna promettono di imitare campioni come Cobolli e Berrettini: perché no? «Magari», sospira Renato Di Napoli, presidente della Federazione tennistavolo. «È un gruppo che ci garantisce un importante cambio generazionale, e ci fa ben sperare per il futuro. Grazie a loro abbiamo capito di potercela giocare con colossi come la Cina, che vanta milioni di tesserati contro i nostri trentamila. Danilo e gli altri hanno già una grande maturità tecnica, si allenano al centro di Terni: faremo di tutto per farli crescere, compatibilmente al nostro bilancio». Che è di 8 milioni di euro. Il tennis supera quota 230.
«L’amico Angelo Binaghi, presidente della Federtennis, ha fatto un lavoro straordinario partendo da molto lontano. Noi ci possiamo ispirare a loro. E aspettare». I Giochi Olimpici di Los Angeles, ad esempio: o due anni sono troppo pochi? Secondo Eric Angles, direttore tecnico della Federazione, questa stagione «verrà dedicata soprattutto alla preparazione, a costruire dei futuri – possibili – campioni. Il 2027 sarà poi un anno decisivo, sotto molti aspetti».
Obiettivo: numero 1
Il tecnico spiega che i ragazzi partecipano a numerosi incontri collegiali a Terni, e vengono seguiti direttamente anche a casa loro quando c’è necessità. Lavorano con uno psicologo sportivo. «Danilo ha sicuramente l’animo del campione: come gli altri viene da una famiglia di pongisti, hanno respirato questa disciplina fin dall’inizio. Lui e Francesco sono dei guerrieri nati: quando le partite si fanno complicate, con loro sono sempre tranquillo». Quindici anni, dei ragazzi. «Attraversano un’età in cui può davvero succedere di tutto: il nostro compito è cercare di fare in modo che continuino a progredire, senza annoiarsi ma al contrario aumentando la passione, il piacere. E sopportando la pressione esterna».
L’obiettivo più o meno ammesso di Danilo, Francesco, Giulio e Pietro sono le Olimpiadi: per andare a Los Angeles, ognuno di loro dovrà raggiungere una certa posizione nel ranking assoluto o imporsi nei tornei di qualificazione. Poi, chissà. «Per ora preferisco vivere nel presente, giorno per giorno», racconta Danilo, anche a nome di Francesco. Tic-toc, tic-toc. «La vittoria con la Cina è stata un’emozione incredibile, e al tempo stesso ci ha reso più consapevoli. Il sogno è quello di diventare numeri 1 del mondo. Ma soprattutto, divertirci. Fino a quando saremo vecchi».