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Annalisa Cuzzocrea: è con la fiducia che cresci

Compiti a casa. Una delle situazioni nelle quali, a volte, i genitori intervengono troppo. La psicoanalista Laura Pigozzi parla di “plusmaterno”. Getty Images 

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Proteggendo troppo i nostri figli si rischia di fare danni. Meglio credere in loro
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Ho passato una notte agitata perché mia figlia ha dimenticato di riportare alla professoressa di Storia dell’Arte un disegno. Ho pensato che la pagella del primo quadrimestre ne avrebbe risentito. Ho pensato seriamente di mandare una mail alla professoressa, spiegarle quello che era successo, che un giorno si era dimenticata lei, che un altro non c’era l’insegnante, che intanto è arrivato Natale, che il disegno era sempre lì custodito in una cartellina verde ed era bello, per giunta. Poi mi sono fermata come se mi stessi guardando dall’esterno, e mi sono chiesta: esattamente, quand’è che sono diventata così? Quand’è che il mio scetticismo rispetto alle madri che fin dall’asilo si sostituiscono ai figli in tutto quel che devono fare e imparare e scoprire è diventato assuefazione? Sarà stato quando il mio primo figlio doveva fare una ricerca e un cartellone con i compagni, tutti a casa mia, ma se la sono sbrigata in un’ora e per il resto hanno giocato alla Play? Sarà stato per lo sguard…

Ho passato una notte agitata perché mia figlia ha dimenticato di riportare alla professoressa di Storia dell’Arte un disegno. Ho pensato che la pagella del primo quadrimestre ne avrebbe risentito. Ho pensato seriamente di mandare una mail alla professoressa, spiegarle quello che era successo, che un giorno si era dimenticata lei, che un altro non c’era l’insegnante, che intanto è arrivato Natale, che il disegno era sempre lì custodito in una cartellina verde ed era bello, per giunta. Poi mi sono fermata come se mi stessi guardando dall’esterno, e mi sono chiesta: esattamente, quand’è che sono diventata così? Quand’è che il mio scetticismo rispetto alle madri che fin dall’asilo si sostituiscono ai figli in tutto quel che devono fare e imparare e scoprire è diventato assuefazione? Sarà stato quando il mio primo figlio doveva fare una ricerca e un cartellone con i compagni, tutti a casa mia, ma se la sono sbrigata in un’ora e per il resto hanno giocato alla Play? Sarà stato per lo sguardo di riprovazione delle madri che sono venute a prenderli e hanno visto lo scarso risultato (hanno poi rifatto tutto a casa di una di loro, puntando a un voto alto).

Quand’è che il plusmaterno – come lo chiama Laura Pigozzi – ha cominciato a prendere il sopravvento su di me? E soprattutto, nel frattempo, quanti danni ho fatto? C’è un romanzo molto bello scritto da Cristina Comencini e pubblicato da Feltrinelli. Si intitola L’epoca felice. Parla di Rosa, una donna che sa di avere dentro di sé un buco nero. Non ricorda chi fosse prima che i suoi – per proteggerla – la portassero in una “casa del sonno” per farla guarire. Non ricorda cosa sia accaduto prima, e nel frattempo. Chi fosse quella ragazzina che – le dicono – non sapeva stare ferma, faceva le mattane, non andava bene a scuola, disegnava e suonava senza metodo, e come abbia fatto a diventare un’universitaria capace e un medico in Africa. Soprattutto, come abbia potuto tenere scissa da sé – addormentata per sempre – un’altra Rosa.

E così ho cominciato a pensare ai danni che facciamo proteggendo. A quelli che ho fatto io, spaventandomi e andando in ansia per ogni febbre alta e per le continue placche alla gola e per il sudore e le cadute e le partite a calcetto a zero gradi. Ai danni che continuo a fare tentando di aiutare, pur sapendo – perché lo so – che più che di aiuto i ragazzi hanno bisogno di fiducia. Che è solo con la fiducia che cresci. Non con il sostegno, non con la rigidità, non conformandoti agli altri, non smettendo di giocare prima del tempo, non inseguendo modelli che non sono tuoi. Ma solo se tua madre e tuo padre ti riconoscono per quello che sei, ti mettono una mano sulla spalla e ti dicono: dai che ce la fai.

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