✕

Natalia Aspesi: quella tragica gogna mediatica

Ascolta l'audio

QUESTIONI (NON SOLO) DI CUORE Ogni settimana le risposte alle lettere dei lettori
4 minuti di lettura

Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125, Milano

Gentile signora Aspesi, una vicenda già segnata dall’orrore si è trasformata in una tragedia ancora più grande. Accanto alla giusta condanna per un delitto gravissimo, si è sviluppata una pressione mediatica e sociale che ha travolto tutto e tutti, senza distinzione. Claudio Carlomagno ha commesso un atto imperdonabile, che nessuno può giustificare. Ma i suoi genitori, già piegati dalla vergogna e dal dolore, sono stati esposti a una gogna continua: telecamere, titoli, commenti feroci, processi sommari celebrati soprattutto sui social. Nemmeno il tentativo di sottrarsi ai riflettori, rifugiandosi dall’altro figlio a Roma, è bastato a fermare quella morsa. Qui non si parla di assoluzioni, ma di limiti. Quando la cronaca smette di informare e inizia a schiacciare? Quando il diritto di sapere diventa una punizione collettiva che colpisce anche chi non ha colpe penali, ma solo legami …

Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125, Milano

Gentile signora Aspesi, una vicenda già segnata dall’orrore si è trasformata in una tragedia ancora più grande. Accanto alla giusta condanna per un delitto gravissimo, si è sviluppata una pressione mediatica e sociale che ha travolto tutto e tutti, senza distinzione. Claudio Carlomagno ha commesso un atto imperdonabile, che nessuno può giustificare. Ma i suoi genitori, già piegati dalla vergogna e dal dolore, sono stati esposti a una gogna continua: telecamere, titoli, commenti feroci, processi sommari celebrati soprattutto sui social. Nemmeno il tentativo di sottrarsi ai riflettori, rifugiandosi dall’altro figlio a Roma, è bastato a fermare quella morsa. Qui non si parla di assoluzioni, ma di limiti. Quando la cronaca smette di informare e inizia a schiacciare? Quando il diritto di sapere diventa una punizione collettiva che colpisce anche chi non ha colpe penali, ma solo legami di sangue? I social hanno amplificato rabbia e odio, cancellando ogni misura. Dietro uno schermo è facile dimenticare che dall’altra parte ci sono persone reali, fragili, incapaci di reggere un’esposizione totale. Così la giustizia rischia di confondersi con la vendetta morale. Il gesto estremo di Anguillara non è solo cronaca nera. È uno specchio per tutti noi: per l’informazione, per la società, per la comunità digitale. Raccontare è un dovere, infierire no. Anche davanti all’orrore esiste un limite che non dovrebbe mai essere superato. Francesco Vitale

Caro, gentile signor Vitale, è orribile il gesto che ha spinto due persone a impiccarsi, a togliersi da quell’inferno che di colpo era diventata la loro vita, con il tam-tam che comunque sarebbe durato solo un po’, il tempo per spostarsi a blaterare su un altro femminicidio. Io vorrei sapere chi, a ogni delitto, si scaglia con freddi insulti contro derelitti innocenti. Questa coppia piegata dall’orrore non ce l’ha fatta ad aspettare che il castigo, di cui si sentivano forse responsabili senza esserlo, si allontanasse da loro. Io davvero vorrei che si trovassero i cretini, gli scemi, i mascalzoni che così, come per gioco, hanno spinto degli innocenti a impiccarsi, insieme. A queste due persone, ripeto, innocenti, che hanno scelto una fine crudele piuttosto che malamente sopravvivere insieme, in due, loro due, uniti anche nella fine. La società dovrebbe riconoscere la vergogna, il sopruso, la pochezza di chi li ha portato alla morte.

L’Alzheimer ci ha diviso, ma il mio amore è sempre vivo

Salve Aspesi, se ne è parlato molto in questa rubrica, ma vorrei aggiungere anche la mia storia. Dopo oltre cinquanta anni di letto comune, tutta una vita in comune notte e giorno, due gravi malattie di mio marito hanno separato i nostri abbracci e i piedi freddi. Ma ogni notte, quando mi alzo per andare in bagno, rimpiango e piango e vorrei tornare accanto a lui. L’Alzheimer ci tiene divisi, ma l’amore è sempre quello, fortissimo e indissolubile. Clara da Roma

L’Alzheimer è una maledizione che si getta su un uomo in età (o donna), costringendolo a diventare un altro, uno che noi non conosciamo, un ignoto, una persona che non può più rispondere ai nostri desideri. Mi pare di aver capito che l’uomo tanto amato non c’è più, è lontano da lei, probabilmente stanno curandolo per un male che, per ora, non può essere curato. Ma lei dice, “l’amore è sempre quello, fortissimo e indissolubile”. I vostri abbracci e i piedi freddi e cinquanta anni di vita insieme non sono bastati. Lei Clara, non può dimenticare, però sa che non può tornare e rivivere con la massima separazione che porta con sé l’Alzheimer. Lei lo sa, e per continuare ad amarlo deve vivere lontano da lui.

Il tormento di seguitare a vedere il dramma di Crans-Montana

È una tortura da Inferno di Dante quella a cui le tv della Rai e molte altre sottopongono i cittadini italiani e in particolare tutte le famiglie che stanno vivendo in prima linea i lutti e i drammatici effetti sui corpi dei loro figli causati dal drammatico incendio di Capodanno a Crans-Montana, in Svizzera. Un tormento più volte ripetuto ogni giorno, informazione che si ripete agli occhi di tutti, come se il popolo d’Italia non avesse ancora capito cosa è successo. Questo tormento, che in altri tempi le tv avrebbero sconsigliato di affrontare a tutti i deboli per la ferocia delle scene che si presentano, aggredisce ognuno in maniera insopportabile. Quando si fermeranno queste spaventose visioni?

Mario, cittadino toscano innamorato degli aiuti di Dante in tante situazioni

Io non guardo la Rai da anni, vedo La7. Le assicuro il telegiornale di Mentana delle 20 non manca mai di segnalare tutte le notizie, senza esagerare. Non vedendo i telegiornali della Rai non ho mai guardato i loro eccessi. Ma se viviamo in tempi in cui ci si può aspettare anche l’atomica, in un delirio di follia con tanti miliardari di destra al comando, ci si deve aspettare anche, quando muoiono più di 40 esseri umani in una tragedia come quella di Crans-Montana, che le persone e quindi i telegiornali ne parlino. Cosa potrà dire la Rai quando la Ice verrà spedita alle Olimpiadi invernali qui da noi (da oggi 6 febbraio), come fosse gradita, per far piacere a Trump che in pratica vuole mostrarsi anche a gente che non lo ama, quando in patria hanno ammazzato “per caso” due persone innocenti? Ma non si può dire di no a chi piace alla nostra Meloni.

I meridionali lazzaroni? Tutto il mondo è paese

Carissima signora Aspesi, volevo sommessamente rispondere al signor Vincenzo (sul Venerdì del 23 gennaio), tipica persona che pensa di avere la verità in tasca e di risolvere i problemi stando comodamente nella sua comfort zone. Io sono del Sud Italia ma vivo da 30 anni al Nord; con il tempo ho imparato a prendere il meglio che c’è da una parte e dall’altra appurando in prima persona (al netto delle evidenti maggiori difficoltà che esistono nel Sud Italia) l’assoluta verità del proverbio che afferma che “tutto il mondo è paese”. Il gentile signor Vincenzo che ha sentenziato, dopo la sua brevissima esperienza nel Sud Italia, che chi vive lì non può che essere un lazzarone con poca voglia di lavorare denota davvero una visione miope preoccupante, una scarsa apertura mentale tipica delle tante persone (ahimè) che come il signor Vincenzo sono conservatrici, ma io aggiungerei anche chiuse e con una visione del mondo nella quale solo chi ha il portafoglio pieno ha il diritto di vivere comodamente preferendo non vedere e/o impegnarsi a risolvere i tanti problemi cronici del nostro (di tutti) Sud Italia. Camillo

Credo di aver risposto al signor Vincenzo con grazia, dandogli del “simpatico” fascista. Senza danneggiarlo, spero. Lei che vive da tanti anni in una città del Nord, dopo essere nato nel Sud, sa che ogni luogo ha il suo meglio e il suo peggio. Il signor Vincenzo, dimenticando che, come dice lei, “tutto il mondo è paese”, è stato nel Sud una sola volta e ha scoperto che i maschi sono “lazzaroni”. Forse perché hanno chiuso le grandi imprese? O chi lavorava ha persoil lavoro perché hanno dimezzato il personale? Io ho una casina nel Sud, piccolina perciò molto bella, e forse andrò a viverci. Lazzaroni laggiù non ne conosco, peccato!

Sul Venerdì del 6 febbraio 2026

Leggi i commenti