Questa capita ancora di incrociarla spesso.Season of the Witch non è solo roba per vecchi sessantottini – le canzoni di Donovan sono un concentrato d’amore e buone intenzioni. Il cantautore scozzese, che a maggio compie ottant’anni, era un artista di punta della scena folk britannica in quegli spavaldi anni Sessanta in cui non erano solo Beatles, Rolling Stones e Who a farla da padroni.
Mite, fragile, schietto,ma esplosivamente creativo, si conquistò le simpatie di un vasto pubblico (anche negli Usa, con le prime ballate: Catch the Wind, Colours, Sunshine Superman):già nella prima metà degli anni Sessanta lo chiamavano il Dylan inglese; le istanze antimilitariste erano le medesime, ma Donovan era assai più incantato dalla retorica hippie e dalle meditazioni trascendentali che avrebbero elevato George Harrison – e comunque ebbe le sue belle inquadrature nel leggendario documentario Don’t Look Back che D.A. Pennebaker girò sul primo tour di Bob nel Regno Unito.
Era, ed è, un buon amico …
Questa capita ancora di incrociarla spesso.Season of the Witch non è solo roba per vecchi sessantottini – le canzoni di Donovan sono un concentrato d’amore e buone intenzioni. Il cantautore scozzese, che a maggio compie ottant’anni, era un artista di punta della scena folk britannica in quegli spavaldi anni Sessanta in cui non erano solo Beatles, Rolling Stones e Who a farla da padroni.
Mite, fragile, schietto,ma esplosivamente creativo, si conquistò le simpatie di un vasto pubblico (anche negli Usa, con le prime ballate: Catch the Wind, Colours, Sunshine Superman):già nella prima metà degli anni Sessanta lo chiamavano il Dylan inglese; le istanze antimilitariste erano le medesime, ma Donovan era assai più incantato dalla retorica hippie e dalle meditazioni trascendentali che avrebbero elevato George Harrison – e comunque ebbe le sue belle inquadrature nel leggendario documentario Don’t Look Back che D.A. Pennebaker girò sul primo tour di Bob nel Regno Unito.
Era, ed è, un buon amico di Joan Baez, e questo è piuttosto scontato, ma anche di Brian Jones, John Lennon, Jeff Beck, John Bonham, Jimmy Page e John Paul Jones, ancor prima che gli ultimi tre salissero a bordo del Led Zeppelin (se non fosse stato un eroe della sua epoca, Rick Rubin non gli avrebbe ridato ossigeno nel 1996, producendogli Sutras, il diciannovesimo album).
Season of the Witch, forse la canzone che meglio ha resistito all’attacco del tempo, è una delle meraviglie di Sunshine Superman (il suo terzo Lp, del 1966, quando già – lo racconta anche la cover art – la sapeva lunga sui viaggi lisergici). P.s.: alle session dell’album partecipò anche Jimmy Page. Ecco dieci magnifici interpreti che hanno condito Season of the Witch in varie salse, senza (quasi) mai tradirne lo spirito psichedelico: 1) Julie Driscoll + Brian Auger & The Trinity 2) Mike Bloomfield + Steve Stills + Al Kooper 3) Lana Del Rey 4) Joan Jett & The Blackhearts 5) The Blues Brothers + Dr. John 6) Terry Reid 7) Vanilla Fudge 8) Karen Elson 9) Lou Rawls 10) Richard Thompson.