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Massimo Giannini: Il corpo delle donne e i destrorsi azzeccagarbugli

PER POSTA È travestito da garantismo il voltafaccia sulla legge contro lo stupro
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Gentile Giannini, nella legge contro lo stupro, portata avanti da Giulia Bongiorno, viene eliminata la parola “consenso”, sostituita con la manifestazione del “dissenso”. Vorrei chiedere all’avvocata/senatrice: una ragazza che viene fatta ubriacare o drogata e/o imbavagliata, prima di essere violentata, come farebbe, in quel momento, ad esternare il suo “dissenso”? Cosimo Mastrarosa

Gentile Mastrarosa, come avrà visto, Giulia Bongiorno continua a giustificare questo testacoda normativo giurando che le tutele giuridiche per la donna aumentano. È una menzogna, e lo capisce chiunque. Mette tristezza che azzeccagarbugli destrorsi calpestino il corpo delle donne in questo modo. Intrisi di cultura patriarcale, la travestono da presunto e pelosissimo “garantismo”.

Basta con l’inno di Mameli che inneggia alla guerra

Caro Giannini, sin dalle elementari (ora ho quasi 55 anni) ricordo una sorta di repulsione quando veniva intonato l’inno nazionale. Quelle parole non mi appartengono e credo appa…

Gentile Giannini, nella legge contro lo stupro, portata avanti da Giulia Bongiorno, viene eliminata la parola “consenso”, sostituita con la manifestazione del “dissenso”. Vorrei chiedere all’avvocata/senatrice: una ragazza che viene fatta ubriacare o drogata e/o imbavagliata, prima di essere violentata, come farebbe, in quel momento, ad esternare il suo “dissenso”? Cosimo Mastrarosa

Gentile Mastrarosa, come avrà visto, Giulia Bongiorno continua a giustificare questo testacoda normativo giurando che le tutele giuridiche per la donna aumentano. È una menzogna, e lo capisce chiunque. Mette tristezza che azzeccagarbugli destrorsi calpestino il corpo delle donne in questo modo. Intrisi di cultura patriarcale, la travestono da presunto e pelosissimo “garantismo”.

Basta con l’inno di Mameli che inneggia alla guerra

Caro Giannini, sin dalle elementari (ora ho quasi 55 anni) ricordo una sorta di repulsione quando veniva intonato l’inno nazionale. Quelle parole non mi appartengono e credo appartengano ancora meno ai ragazzi che hanno l’età dei miei figli. Vorrei un inno che non inneggi più alla guerra: via parole come “elmo”, “vittoria”, “stringiamci a coorte, siam pronti alla morte”. Vorrei un inno che esaltasse l’Italia per la sua bellezza, la sua cultura, la varietà delle persone che la abitano, i suoi tanti e bellissimi dialetti, la sua appartenenza all’Europa. Ma si può cambiare l’inno nazionale? In attesa di governi e di tempi migliori, farei un bel bando in tutte le scuole e l’inno lo farei scrivere ai ragazzi. E intanto, quando nel mio Consiglio regionale parte L’Inno alla gioia e poi Fratelli d’Italia, la mano sul cuore va solo durante il primo. Silvia Fantini

Cara Silvia, l’inno di Mameli non è bello, è bellico. Non è solenne, è retorico. Certo, oggi riflette alla perfezione lo spirito del tempo. Cambiarlo? Magari. Bossi a suo tempo propose di sostituirlo col Va’, pensiero di Verdi, decisamente più arioso e ispirato. Ma il maestro Muti obiettò che non funzionava perché era un canto di esuli e prigionieri. Farlo scrivere ai ragazzi è un’idea. Per ora grazie al presidente Mattarella, che ha appena fatto togliere quel patetico e ridicolo “sì” urlato nel finale. Una porcheria che sapeva tanto di X Mas.

Una custodia cautelare a corrente alternata

Caro Giannini, il governo tuona e si indigna contro la scarcerazione del titolare della discoteca Le Constellation, Moretti. Un oltraggio! Chiederemo conto! Addirittura richiamato a Roma il nostro ambasciatore! Ma sono gli stessi che per anni hanno fatto le barricate contro la custodia cautelare? Garantisti in patria e manettari oltre confine?

Cristiano Ferlazzo (Tremestieri Etneo)

Caro Cristiano, sì, quelli che oggi minacciano di invadere la Svizzera perché non taglia subito la testa a Moretti sono gli stessi che qui combattono la custodia cautelare o fanno avvisare gli indagati che stanno per essere interrogati, e ora con un referendum vogliono mettere i pm sotto la politica. Sembrano schizofrenici, sono solo cinici opportunisti.

La scandalosa cauzione per la strage di Crans-Montana

Caro Massimo, l’individuo indagato per la strage di Capodanno è libero su cauzione di 200 mila euro. Quaranta ragazzi uccisi, centinaia di coetanei feriti, molti di loro porteranno sempre sul corpo, nel cuore e nella mente i segni di quella tragica notte… Ma vista l’entità della tragedia, quale cauzione andava fissata: 4 milioni, 40 milioni? Forse 400 poteva essere la cifra giusta. Esorbitante? Sì: come esorbitante è il bilancio drammatico di quella notte, dovuto all’ingordigia umana che tutto sottomette al guadagno proprio. Anna Anastasia (Napoli)

Cara Anna, la libertà provvisoria su cauzione, anche di fronte a reati mostruosi come quello di Crans-Montana, mi indigna e mi ripugna. Ma ogni Stato ha il suo diritto. E anche se noi ne facciamo strame, questo principio va rispettato. n

Omaggiano Charlie Kirk e tacciono su Minneapolis

Caro Massimo, dopo l’uccisione dell’attivista Charlie Kirk è stato fatto osservare in Parlamento in sua memoria un minuto di silenzio. Di fronte all’uccisione dei due civili americani Renee Good e Alex Pretti da parte degli agenti della forza militare Ice, viene naturale chiedersi perché non sia stata ancora presa tale iniziativa e siamo di fronte al mutismo assoluto. Perché non si può contraddire il trumpismo o perché siamo oramai al puro vassallaggio?

Stefano Mazzanti Casalguidi (Pistoia)

Caro Stefano, i “moventi” coincidono: la destra meloniana è vassalla perché è trumpiana. E tace persino di fronte a una milizia presidenziale e para-militare che spara in faccia alla gente per strada. Aspettiamo il prossimo decreto-sicurezza, per vedere se nasce un’Ice tricolore?

Sembrano i “nazisti dell’Illinois”ma l’Ice non fa ridere

Caro Giannini, la milizia dell’Ice mi ricorda i nazisti dell’Illinois dei Blues Brothers, soprattutto il capo, Bovino. Sarebbe comico se non fosse tremendamente reale e tragico. Orazio Palazzolo Caro Orazio, capisco il paragone, ma non riesco a ridere del truce “Greg”, capelli rasati sulle tempie e cappottone a doppio petto con bottoni dorati e spalline. Più che Blues Brothers, mi ricorda Himmler. Forse, all’inizio, ridevano anche di lui.

Il ciclo della Meloni finirà con quello di Trump

Caro Giannini, se cadrà Trump, inizierà il declino di Meloni. Fabrizio Pascotto

Caro Fabrizio, non credo tanto al simul stabunt, simul cadent. Ma è vero che la politica è fatta di cicli. Anche quello della destra finirà, prima o poi. Il problema sono le macerie che restano.

Per battere la destra non bastano solo le critiche

Caro Giannini, sono una sua coetanea un po’ stanca di leggere e sentire le critiche a ciò che fa la destra da noi e nel mondo. Mi piacerebbe vedere le sinistre unite che portando idee e alternative dimostrando come bisognerebbe governare. Meloni nulla fa per il Paese se non demolire la democrazia. Noi di sinistra per una volta dovremmo compattarci (senza guardare il pelo nell’uovo) e unendoci tutti fermare lo scempio. In fondo questo governo è stato eletto con un pugno di voti... La sinistra tutta deve unirsi ed agire. Daria Colorio

Cara Daria, parole sante. Risultati elettorali del 2022 e sondaggi alla mano, la destra non è maggioranza nel Paese. Ma un’opposizione così confusa maggioranza non lo diventerà mai. Troppi peli nell’uovo. Il tempo stringe.

Sul Venerdì del 6 febbraio 2026

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