“Heated rivalry”, in Russia la serie gay sfida il Cremlino
di Rosalba CastellettiOramai, in Russia, non resta che questo. Riconoscersi in qualcosa o qualcuno per non sentirsi soli. Basta un film, un libro, una canzone. Oppure una serie tv. Si spiega così come Heated Rivalry, storia d’amore tra due giocatori di hockey, un canadese e un russo, sia diventata la serie tv più amata di sempre nel Paese che ha equiparato l’omosessualità al terrorismo. Voto 8,5 su Kinopojsk, l’equivalente russo di Imdb: sopra Games of Thrones o Breaking Bad. Una media di oltre 46mila recensioni. Un successo inaspettato tanto più che nella Federazione la serie ispirata al libro di Rachel Raid (che in Italia sbarcherà su Hbo Max il 13 febbraio) non è disponibile da nessuna parte: i servizi di streaming occidentali boicottano la Russia dall’inizio dell’aggressione contro Kiev nel 2022 e Mosca censura qualsiasi “contenuto Lgbtq+”.
Ma se in Russia l’omosessualità è di fatto un crimine, la pirateria no. Ed ecco che, stretti tra i due muri, i fan trovano scappatoie: condividono le puntate su sit…
Oramai, in Russia, non resta che questo. Riconoscersi in qualcosa o qualcuno per non sentirsi soli. Basta un film, un libro, una canzone. Oppure una serie tv. Si spiega così come Heated Rivalry, storia d’amore tra due giocatori di hockey, un canadese e un russo, sia diventata la serie tv più amata di sempre nel Paese che ha equiparato l’omosessualità al terrorismo. Voto 8,5 su Kinopojsk, l’equivalente russo di Imdb: sopra Games of Thrones o Breaking Bad. Una media di oltre 46mila recensioni. Un successo inaspettato tanto più che nella Federazione la serie ispirata al libro di Rachel Raid (che in Italia sbarcherà su Hbo Max il 13 febbraio) non è disponibile da nessuna parte: i servizi di streaming occidentali boicottano la Russia dall’inizio dell’aggressione contro Kiev nel 2022 e Mosca censura qualsiasi “contenuto Lgbtq+”.
Ma se in Russia l’omosessualità è di fatto un crimine, la pirateria no. Ed ecco che, stretti tra i due muri, i fan trovano scappatoie: condividono le puntate su siti pirata, canali Telegram o VKontakte, il Facebook nazionale.
Patria e famiglia
Aiuta, certo, che uno dei due protagonisti sia russo: l’immaginario Ilja Rozanov, nato nel 1991, croce ortodossa al petto e famiglia di uomini delle forze dell’ordine. Il padre un militare che lo rimprovera per una partita persa, il fratello un poliziotto che gli lancia insulti omofobi. Dichiarare il suo amore per il rivale canadese Shane Hollander (Hudson Williams) vorrebbe dire disonorare la sua famiglia e la sua patria. Un conflitto interiore che strugge Ilja e che in Russia condividono decine di migliaia di persone costrette a nascondere la loro identità. «Conosco Ilja Rozanov, l’ardente giocatore di hockey che Connor Storrie interpreta nella serie. In effetti, conosco parecchie persone come lui. Potrei persino dire di essere stato lui. Come il personaggio, sono nato verso la fine dell’Unione Sovietica, un’epoca in cui l’omosessualità era ancora un reato. E sono cresciuto in una società in cui fare coming out non sembrava possibile. È sempre stato chiaro che essere gay in Russia avrebbe significato essere un emarginato, una maledizione, una totale assenza di possibilità», ha confessato sulla rivista statunitense Vanity Fair Mikhail Zygar, giornalista e scrittore che in esilio ha sposato l’uomo che ama. Impossibile in Russia, classificata come la nazione europea più pericolosa per le persone Lgbtq+.
Fra parentesi
Non è sempre stato così. Se fino al 1993 la “sodomia” era reato e fino al 1999 era trattata come una malattia mentale, negli anni Duemila c’era stata una parziale apertura con il moltiplicarsi dei locali gay e dei Gay Pride, l’aumento della popolarità di Grindr e il successo mondiale della band tATu. Una parentesi. Nel 2013, pochi mesi prima delle Olimpiadi di Sochi e dell’annessione della Crimea, il Paese ha adottato la sua prima legge contro la cosiddetta “propaganda gay” che vietava di promuovere “le relazioni sessuali non tradizionali” in presenza di minori. In Cecenia, Repubblica a maggioranza musulmana, è iniziata una vera e propria epurazione con arresti, rapimenti, torture e uccisioni. Nel 2020 la riformata Costituzione ha sancito il matrimonio come sola «unione di uomo e donna». Nel 2022, anno dell’offensiva contro Kiev, il divieto di “propaganda gay” è stato esteso a tutte le età e a tutti i media. Tutto pur di presentare il conflitto come una crociata contro il “decadente” e “satanico” Occidente. Un anno dopo sono state vietate le transizioni di genere e la Corte Suprema ha bollato il fantomatico “movimento internazionale Lgbt” come un’organizzazione estremista al pari dei gruppi terroristici Isis e Al Qaeda.
La paura
«La nostra stessa esistenza è diventata illegale», ci dice da San Pietroburgo il medico e attivista Pjotr Voskrosenskij che nel 2017 bloccò la Prospettiva Nevskij per protestare contro le purghe dei gay in Cecenia. In Russia guardare Heated Rivalry, dice, è quasi un atto di trasgressione. «Intriga perché mescola i temi queer all’hockey, sport nazionale baluardo della mascolinità tossica. Ed è in linea con la consolidata tradizione sovietica del “tenere la lingua in bocca” quando si ha a che fare con le autorità e di esprimere il proprio dissenso in segreto in modo non convenzionale». Ma un periodo così buio per la comunità queer, assicura, non c’è mai stato. «Il livello di paura è aumentato esponenzialmente. Gli spettacoli di drag queen sono cambiati radicalmente: prima c’erano uomini che interpretavano le donne, ora uomini che interpretano uomini e donne che interpretano uomini che interpretano le donne. Ma hanno comunque tutti paura di andare nei pochi locali rimasti, che non si chiamano più “gay”. La gente nasconde ancora di più la sua vita privata. Molti hanno cancellato i profili social. I tassi di depressione e suicidio sono aumentati».
Frammenti di Pasolini
Novaja Gazeta ha contato 149 irruzioni in bar e discoteche soltanto dal 2022 al 2024. Ovunque le forze di polizia hanno raccolto filmati, impronte digitali e persino tamponi orali. Dati che, stando a un’inchiesta di Meduza, potrebbero confluire in un registro «che renderebbe più facile ricattare e perseguitare le persone queer». Diversi locali hanno chiuso prima ancora che venissero chiusi. Ovunque più che la censura colpisce l’autocensura. Le tATu sono tornate in tour, ma senza il loro successo All the Things She Said, canzone che racconta un amore lesbico. Le piattaforme di streaming hanno cancellato film e reality e tagliato scene a tema queer. Le catene di librerie Respublika e Chitaj Gorod hanno rimosso dagli scaffali diversi libri che descrivevano “relazioni non tradizionali”. LitRes, il più grande rivenditore di e-book, ha chiesto ad alcuni autori di riscrivere le loro opere. Pochi giorni fa ha chiuso la casa editrice Popcorn Books finita nel mirino per il bestseller a tema queer Leto v pionerskom galstuke (Un’estate col fazzoletto da pioniere). Spesse linee nere hanno oscurato 70 pagine su 400 della traduzione russa della biografia di Pierpaolo Pasolini di Roberto Carnero. Stesso destino di vari stralci del libro Vdrebezg (In frantumi) di Maks Falk che ha commentato: «Ho lasciato la Russia, ma ho ancora amici queer lì e per loro la vita diventa ogni giorno più spaventosa. E questa censura, che tinge di nero intere parti di un testo, accade anche nella vita reale».
Bocche cucite
E poi c’è la repressione. L’anno scorso oltre 130 persone sono state sanzionate per “simboli estremisti”. Una residente di Nizhnyj Novgorod è stata arrestata per un paio di orecchini coi colori dell’arcobaleno. Tre editori rischiano 12 anni di carcere. L’agente di viaggi Andrej Kotov, accusato di avere organizzato “tour Lgbt”, è morto in carcere. Suicidio, la versione ufficiale. Tortura, dicono gli attivisti. «Ormai abbiamo smesso di chiamare le cose con il loro nome», ci spiega Maria. «Ora ci pensi due volte prima di uscire allo scoperto. Sta diventando un affare privato, solo privato», ribatte Vladimir. Niente cognome per motivi di sicurezza. Per loro Heated Rivalry è un conforto e un rifugio. «Nessuno straniero potrà mai capire Ilja quando parla della Russia».La popolarità della serie, seppure sotterranea, non poteva passare inosservata. «È piena di scene di sesso sodomita. La Russia ha già un tasso di mortalità superiore al tasso di natalità, eppure lasciamo che ai giovani venga mostrata la propaganda di dissolutezze innaturali», ha dichiarato Georgij Soldatov, a capo del movimento ortodosso conservatore Sorok Sorokov, chiedendo alla procura generale e all’organismo di controllo dei media Roskomnadzor di punire i siti web che diffondono la serie.
Davanti ai continui assalti, i fan di Heated Rivalry sono divisi sul lieto fine. Alcuni ci vedono una speranza, altri soltanto una sdolcinata ingenuità. «Uno scenario così felice non esiste nemmeno nelle loro fantasie più audaci», commenta Zygar. «E per me che, come Ilja Rozanov, ho percorso un’enorme strada verso la consapevolezza che la libertà è possibile, è spaventoso e doloroso».
Sul Venerdì del 6 febbraio 2025