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Carlo Lucarelli: pasticciaccio di Carnevale

Domenico Lanciano, ucciso per errore dai carabinieri nella notte dell’8 febbraio 1959 a Ospitaletto (Brescia) mentre tornava da una festa di Carnevale 

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BRUTTE STORIE Un’auto fermata dai carabinieri, un colpo che parte, un cadavere. Grilletto facile o tragica fatalità?
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È un pasticcio. Succede la mattina dell’8 febbraio 1959, verso le due e mezzo. Domenico sta tornando da una festa di Carnevale quando sente il bisogno di una sosta fisiologica, ha bevuto un po’, ed è quasi arrivato quando la natura chiama. Ferma la sua 600 dietro la cappelletta del Buon Ritorno, vicino a Ospitaletto, provincia di Brescia, fa quello che deve fare e torna in macchina per ripartire.In quel momento passa una pattuglia dei carabinieri, perché in quella zona ci sono stati diversi furti di mucche e galline, e quando vedono quella 600 ferma vicino alla Cappelletta si insospettiscono.

È qui che comincia il pasticcio. Il maresciallo e il carabiniere di pattuglia si avvicinano, Domenico o non si è accorto di niente o si è preso paura a vedere quelle due figure nel buio, mette in moto e fa per allontanarsi. Parte un colpo dal moschetto del carabiniere, la pallottola perfora la lamiera della 600 sul lato posteriore sinistro, prende Domenico nella schiena all’altezza del cuore, gli…

È un pasticcio. Succede la mattina dell’8 febbraio 1959, verso le due e mezzo. Domenico sta tornando da una festa di Carnevale quando sente il bisogno di una sosta fisiologica, ha bevuto un po’, ed è quasi arrivato quando la natura chiama. Ferma la sua 600 dietro la cappelletta del Buon Ritorno, vicino a Ospitaletto, provincia di Brescia, fa quello che deve fare e torna in macchina per ripartire.In quel momento passa una pattuglia dei carabinieri, perché in quella zona ci sono stati diversi furti di mucche e galline, e quando vedono quella 600 ferma vicino alla Cappelletta si insospettiscono.

È qui che comincia il pasticcio. Il maresciallo e il carabiniere di pattuglia si avvicinano, Domenico o non si è accorto di niente o si è preso paura a vedere quelle due figure nel buio, mette in moto e fa per allontanarsi. Parte un colpo dal moschetto del carabiniere, la pallottola perfora la lamiera della 600 sul lato posteriore sinistro, prende Domenico nella schiena all’altezza del cuore, gli esce dal petto e sfonda il parabrezza sopra il cruscotto.

Panico. Il carabiniere riconosce Domenico, che è un suo amico, e perde la testa, il maresciallo cerca di calmarlo, si accorge che Domenico è ancora vivo, bisogna portarlo in ospedale ma il maresciallo non sa guidare, dovrebbe avere la patente perché è diventato obbligatorio per i carabinieri, soprattutto se graduati, ma è nell’Arma da tantissimo tempo e nessuno gli aveva mai chiesto niente. L’unico che può guidare è il carabiniere, ma è sotto shock. Intanto Domenico non si muove più, deve essere morto. Lo tirano fuori dall’auto, lo adagiano sull’erba, il maresciallo riesce a calmare un po’ il carabiniere e i due tornano alla caserma di Ospitaletto per chiedere soccorsi.

Il pasticcio si complica. I contadini hanno organizzato una loro ronda, motocicletta e fucili da caccia, ne passano due e vedono Domenico steso per terra. Corrono alla stazione dei carabinieri per avvertirli, i carabinieri già lo sanno e tornano alla cappelletta, ma Domenico non c’è più. Lo cercano e lo trovano in un canaletto artificiale che scorre lì vicino, evidentemente era ancora vivo quando lo hanno lasciato, si è trascinato per un po’, poi è morto e ci è scivolato dentro.

Già sarebbe un pasticcio così, e nel frattempo al maresciallo è anche venuto un infarto, ma la domanda principale è: perché il carabiniere ha sparato così? Prima versione: quando la 600 è partita lo ha quasi investito, ha perso l’equilibrio e gli è partito il colpo. Ma non funziona, perché la traiettoria è troppo dritta, allora forse il carabiniere ha notato uno strano movimento nell’auto e ha avuto paura, c’erano già state un paio di sparatorie nella zona che avevano ferito membri delle forze dell’ordine.

L’inchiesta non arriva a dare risposte esaurienti e il dubbio resta. Un caso di “grilletto facile”, come lo definisce la stampa? O una “tragica fatalità”?

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