James L. Brooks: dopo I Simpson, torno ai film con Ella McCay
di Roberto CrociLOS ANGELES. Da I Simpson a Dentro la notizia, da Qualcosa è cambiato al film di culto Voglia di tenerezza (cinque Oscar vinti, compresi quelli per la regia e il film), passando per le produzioni di Big e Jerry Maguire: dietro c’era sempre lui, James L. Brooks, figura di spicco del cinema e della televisione americana per oltre mezzo secolo, con una capacità innata nell’affrontare le relazioni familiari e i personaggi femminili.
Considerato anche il re delle sitcom per la creazione di serie come The Mary Tyler Moore Show, Taxi e ovviamente I Simpson (37 Emmy Awards), importante cartina al tornasole dalla società americana rappresentata dal nucleo familiare di Homer e Marge. Lo ritroviamo, 15 anni dopo il suo ultimo film, con Ella McCay. Perfettamente imperfetta (disponibile su Disney+), commedia drammatica ambientata nel 2008, con un cast di prim’ordine tra vecchie leggende e nuovi attori, con Emma Mackey come protagonista, Jamie Lee Curtis, Ayo Edebiri, Rebecca Hall, Albert Brooks e …
LOS ANGELES. Da I Simpson a Dentro la notizia, da Qualcosa è cambiato al film di culto Voglia di tenerezza (cinque Oscar vinti, compresi quelli per la regia e il film), passando per le produzioni di Big e Jerry Maguire: dietro c’era sempre lui, James L. Brooks, figura di spicco del cinema e della televisione americana per oltre mezzo secolo, con una capacità innata nell’affrontare le relazioni familiari e i personaggi femminili.
Considerato anche il re delle sitcom per la creazione di serie come The Mary Tyler Moore Show, Taxi e ovviamente I Simpson (37 Emmy Awards), importante cartina al tornasole dalla società americana rappresentata dal nucleo familiare di Homer e Marge. Lo ritroviamo, 15 anni dopo il suo ultimo film, con Ella McCay. Perfettamente imperfetta (disponibile su Disney+), commedia drammatica ambientata nel 2008, con un cast di prim’ordine tra vecchie leggende e nuovi attori, con Emma Mackey come protagonista, Jamie Lee Curtis, Ayo Edebiri, Rebecca Hall, Albert Brooks e Woody Harrelson.
La storia è incentrata su una giovane politica che riflette sulla complessità della vita. Come è nata l’idea?
«Un giorno, facendo colazione con la governatrice di uno Stato, mi ha raccontato che quando era stata eletta, aveva dimenticato di ringraziare suo marito e questa cosa era ancora una ferita aperta. Lei continuava a scusarsi, ma lui non poteva dimenticare, e questo è diventato il primo elemento chiave della storia».
Trova dei punti di contatto tra la politica e Hollywood?
«Tante scelte a Hollywood sono di natura politica, anche se non sono legate a un partito. In entrambi i casi, per avere il controllo, ci vuole del carisma, della qualità da star».
Come vede la situazione politica attuale?
«L’America è un Paese politicamente e profondamente diviso, non mi ricordo un periodo simile a questo. In dieci anni abbiamo perso la nostra semplicità e purtroppo anche la nostra purezza».
Ha scritto personaggi femminili complessi. Cosa ha in comune Ella con Jane Craig di Dentro la notizia o Aurora Greenway di Voglia di tenerezza?
«Sono tutte intelligenti, ma la loro intelligenza viene usata in modo diverso nei tre personaggi. Ella non è molto consapevole della sua, ma è sveglia, arguta e motivata al successo».
C’è stato qualche film, qualche vecchia commedia, a cui si è ispirato?
«Tutti i film con Katharine Hepburn e Spencer Tracy e quelli degli anni Cinquanta. Considero quel periodo l’età d’oro della commedia, e questo film è una sorta di omaggio, un cenno di rispetto a quei tempi».
Perché ha deciso di tornare alla regia dopo tutto questo tempo?
«Ero impegnato nella produzione di altri film, non ci ho mai pensato. La cosa che rispetto più del cinema è il processo di scrittura, quindi, quando all’improvviso mi sono reso conto che era molto che non scrivevo, ho quasi avuto una crisi di mezza età, è stato come se mi avessero sparato. E mi sono svegliato».
Ha tenuto a battesimo gli esordi di Cameron Crowe e Wes Anderson. Come contribuisce al talento di giovani registi?
«Mike Nichols diceva che ogni regista ha bisogno di qualcuno che gli dica la verità. Questo è quello che cerco di fare con chi collaboro. Un po’ come Jack Nicholson fece con me in Voglia di tenerezza, non mancava mai di farmi notare quando, secondo lui, qualcosa non funzionava!».
Come si sviluppa il suo processo di scrittura?
«Scrivo al mattino, per il 90 per cento del tempo, anche se le idee migliori mi vengono di sera. La parte più difficile è elaborare la trama, perché non basta sedersi davanti al computer e iniziare a scrivere. La cosa bella è che il tuo subconscio lavora mentre tu fai altro e una strana entità che non è proprio te stesso inizia a sussurrarti qualcosa, e quindi cerco di ascoltare questa voce al di fuori di me».
Che differenze emotive e psicologiche ci sono quando si scrive una sitcom o un film drammatico?
«L’atmosfera è molto diversa. In una serie, la posta in gioco è molto più alta, c’è più da perdere. Col team di Taxi abbiamo lavorato insieme per cinque anni, siamo diventati molto amici, ci siamo visti ogni giorno per sviluppare i personaggi. In un film, invece, si lavora per tre mesi e poi ognuno va per la sua strada».
Come ha iniziato questo lavoro? Quali erano le sue motivazioni?
«Dovevo trovare un’attività, in famiglia non c’erano soldi. Ho iniziato come addetto all’accoglienza in una rete televisiva. Serviva una laurea ma mia sorella era la migliore amica della persona che assumeva, e così ho avuto la mia prima opportunità. Poi c’è stata un’altra svolta, perché ho sostituito una persona che era in vacanza, con un lavoro leggermente più importante del mio, il copywriter, che poi non è più tornata e ho preso il suo posto nella divisione notizie. Così ho ottenuto quel lavoro che non avrei mai ottenuto se mia sorella non fosse stata amica di quell’altra persona... Sono stato molto fortunato».
Cosa si prova ad aver contribuito alla creazione di uno show importante e influente come I Simpson?
«È stato come realizzare un miracolo. È un viaggio fantastico che mi permette di lavorare con un gruppo dal talento incredibile. Il flusso costante di nuovi scrittori è parte integrante della nostra energia e del nostro successo».
Tra i film che ha diretto o prodotto, quale le piacerebbe diventasse un episodio de I Simpson?
«Jerry Maguire. Ma Tom Cruise in passato ha rifiutato un cameo nello show».
Di tutti i suoi film, ce n’è uno che vorrebbe cambiare?
«Quando li finisco non li riguardo mai, perché ogni volta arriva sempre un momento in cui dico: “Vorrei poter cambiare quella parte”».
Aspetteremo altri quindici anni per un altro film?
«Ah ah ah, no! Ho già in mente l’inizio del prossimo».