Eva Victor, sei la mia eroina», ha esclamato Julia Roberts dal palco dei Golden Globe. Accendendo così un riflettore – è il caso di dirlo – su un piccolo film diretto e interpretato proprio da Victor, Sorry, Baby. Sono andata a vederlo e ho pensato che dovrebbe farlo Giulia Bongiorno, la presidente della commissione Giustizia del Senato che ha riscritto la norma sullo stupro su cui Elly Schlein e Giorgia Meloni si erano accordate. Il centrosinistra aveva accettato di votare le norme contro la violenza scritte dalla destra, seppure prive di una parte importante sulla prevenzione e sull’educazione sessuo-affettiva nelle scuole. In cambio, Meloni aveva portato i voti della maggioranza sulla riforma delle norme sulla violenza sessuale, così da uniformare l’Italia ad altri Paesi evoluti e alle richieste della convenzione di Istanbul. In quel trattato gli Stati vengono chiamati a recepire un punto fondamentale: se io non voglio, tu non puoi. C’è bisogno di un “atto” di consenso in ogni rapp…
Eva Victor, sei la mia eroina», ha esclamato Julia Roberts dal palco dei Golden Globe. Accendendo così un riflettore – è il caso di dirlo – su un piccolo film diretto e interpretato proprio da Victor, Sorry, Baby. Sono andata a vederlo e ho pensato che dovrebbe farlo Giulia Bongiorno, la presidente della commissione Giustizia del Senato che ha riscritto la norma sullo stupro su cui Elly Schlein e Giorgia Meloni si erano accordate. Il centrosinistra aveva accettato di votare le norme contro la violenza scritte dalla destra, seppure prive di una parte importante sulla prevenzione e sull’educazione sessuo-affettiva nelle scuole. In cambio, Meloni aveva portato i voti della maggioranza sulla riforma delle norme sulla violenza sessuale, così da uniformare l’Italia ad altri Paesi evoluti e alle richieste della convenzione di Istanbul. In quel trattato gli Stati vengono chiamati a recepire un punto fondamentale: se io non voglio, tu non puoi. C’è bisogno di un “atto” di consenso in ogni rapporto sessuale. I corpi delle donne non sono a disposizione degli uomini. Così, alla Camera era passato un testo molto avanzato sul consenso libero e attuale. Ma i maschi della Lega si sono ribellati e la maggioranza ha incaricato Bongiorno di riscrivere il testo, passando dal concetto di consenso a quello di dissenso. Il che cambia tutto. E avalla quelle pratiche di vittimizzazione secondaria che la stessa Bongiorno, da avvocata, ha più volte stigmatizzato in tribunale. Con le donne chiamate a raccontare e a dimostrare di aver detto chiaramente “no” e a dar conto del perché non abbiano urlato, o non si siano difese, o abbiano lasciato una porta aperta, o siano salite su un sedile posteriore, o abbiano messo la minigonna. E qui vengo a quel gioiellino di Sorry, Baby. La regista ha detto di non aver mostrato la violenza perché non era quello l’obiettivo del suo film. Si è concentrata su ciò che succede dopo. Su come servano tempo, legami, amicizia, per superare il trauma. Ma la violenza raccontata dalla protagonista alla migliore amica è esattamente uno di quei casi che sarebbe stato difficilissimo provare; e infatti Agnès – l’agnello sacrificale – neanche prova a portare il suo aggressore in tribunale. Perché era un uomo di cui si fidava, perché era il suo mentore all’università, perché lui ha un figlio e perché lei – quella sera – era rimasta pietrificata. Non era stata capace di reagire. Non aveva urlato, non era fuggita. Guardavo il film, nella piccola sala del cinema Barberini a Roma in cui ancora lo davano, e pensavo: ecco il punto. Chi è contro la norma sul consenso sostiene che darebbe vita a troppe denunce e che in qualche modo gli uomini potrebbero essere “incastrati”. Senza considerare che il problema, nel nostro Paese, è il contrario: molte donne non denunciano e le violenze sessuali sono in aumento. Anche tra i più giovani.