Gentile Giannini, la telecronaca sull’inaugurazione delle Olimpiadi è stata davvero imbarazzante. Non nego che sia stato un buon motivo per riderne. Ma noi, utenti, ne paghiamo il conto: lo stipendio a un inetto. Una regola valida per qualsiasi azienda è cacciare via il dipendente che sbaglia, ma solo se hai già pronto il suo rimpiazzo. Inetto Petrecca, ma anche i vertici Rai non scherzano.
Camilla Ramigni
Gentile Camilla, la telecronaca delle Olimpiadi invernali (irrisa da New York Times, The Guardian, Bild) è il degno coronamento di una dissipazione culturale senza precedenti, alla quale le destre al comando si dedicano con cura maniacale. Nessuno paga pegno: né Petrecca né Rossi. Nulla è al riparo: né i tg (sempre più allineati, vedi Raiuno) né i format di inchiesta (sempre più imbavagliati, vedi Report). Tra il 2021 e il 2022 l’azienda ha perso 60 milioni, nel 2024 le perdite si sono ridotte, ma i debiti superano il miliardo. Tele-Meloni la salviamo noi con il canone, giusto tribu…
Gentile Giannini, la telecronaca sull’inaugurazione delle Olimpiadi è stata davvero imbarazzante. Non nego che sia stato un buon motivo per riderne. Ma noi, utenti, ne paghiamo il conto: lo stipendio a un inetto. Una regola valida per qualsiasi azienda è cacciare via il dipendente che sbaglia, ma solo se hai già pronto il suo rimpiazzo. Inetto Petrecca, ma anche i vertici Rai non scherzano.
Camilla Ramigni
Gentile Camilla, la telecronaca delle Olimpiadi invernali (irrisa da New York Times, The Guardian, Bild) è il degno coronamento di una dissipazione culturale senza precedenti, alla quale le destre al comando si dedicano con cura maniacale. Nessuno paga pegno: né Petrecca né Rossi. Nulla è al riparo: né i tg (sempre più allineati, vedi Raiuno) né i format di inchiesta (sempre più imbavagliati, vedi Report). Tra il 2021 e il 2022 l’azienda ha perso 60 milioni, nel 2024 le perdite si sono ridotte, ma i debiti superano il miliardo. Tele-Meloni la salviamo noi con il canone, giusto tributo per farci raccontare il Paese dei balocchi. E adesso Sanremo sia, che tutti i pensieri si porta via.
Quelle parole di Francesca Albanese
Gentile Giannini, mi chiarisca le idee su Francesca Albanese e sulle critiche che le sono state mosse, perché avrebbe dovuto parlare di Netanyahu e non di Israele. Ma in uno Stato democratico come quello si può escludere del tutto la responsabilità di un popolo, che quel governo l’ha votato e lo sostiene? Dai cittadini di Israele, di cui si sottolinea che è l’unico Stato democratico della regione, non dovremmo aspettarci almeno manifestazioni di dissenso, condanne delle azioni dei coloni e delle azioni violente della polizia? Dai palestinesi invece vogliamo ancora pazienza dopo decenni di sottomissione. Mi viene da concordare con Andreotti: se fossi nata lì, probabilmente sarei diventata terrorista anche io.
Elsa Franco
Cara Elsa, Francesca Albanese sostiene la causa giusta con le parole sbagliate. Che Netanyahu sia un criminale di guerra lo dice la Corte Penale Internazionale. Che il suo governo sia stato votato dal popolo israeliano, che buona parte di quel popolo manifesti contro di lui e che esista una “economia genocidaria” dei colossi militari e digitali lo dice la cronaca. Ma una relatrice Onu non partecipa a un evento con un leader di Hamas (che non fa ammenda sul pogrom del 7 ottobre né depone le armi) e un ministro iraniano (che guida un regime responsabile dello sterminio di 30 mila ragazzi in un mese). E non può rifugiarsi nella traduzione sbagliata della frase «Israele è nemico comune dell’umanità». Ogni volta che parla (e parla troppo) Albanese crea un incidente politico. Così non aiuta i palestinesi e il loro diritto di esistere e di avere uno Stato.
Giù le mani da Mameli e cantiamo il suo inno
Difendo l’inno di Goffredo Mameli. Non è bellico, è risorgimentale. Venne composto nel 1849 quando i garibaldini combattevano per cacciare Pio IX e a Roma venne scritta una bellissima Costituzione che, purtroppo, durò pochissimo. È retorico? Certo che lo è. È un canto di battaglia, ma decontestualizzarlo significa sminuirne il valore storico. È riconoscibile da tutti e quando nelle cerimonie sportive è accompagnato dai battimani del pubblico diventa allegro e le “coorti” e le “morti” spariscono.
Barbara Bravi
Cara Barbara, scelgo la sua tra le tante lettere che ho ricevuto in difesa dell’inno di Mameli. Tutto quello che lei scrive è vero. Le dico di più: nelle cerimonie sportive (per esempio alla premiazione di Federica Brignone, stupenda medaglia d’oro olimpica al Super- G) quasi mi commuovo. Ma per la coralità e la solennità dell’evento: non per l’Inno che, le confermo, non mi fa vibrare. Non ho la competenza per proporre alternative. Chiederò consigli al maestro Corrado Augias.
La sinistra si deve svegliare ed essere credibile
Carissimo Giannini, non se ne può più di sentire le continue lamentele verso Elly Schlein, segretaria del Pd ritenuta incapace di presentare un programma che convinca gli astensionisti ad andare a votare. Possibile che la sinistra si limiti ad attaccare solo a parole questo governo incapace della Meloni e non riesca nei fatti a proporre un’alternativa credibile e responsabile? Silvana Costanza (Cosenza)
Cara Silvana, lo insegnava Hegel: tutto ciò che è reale è razionale. Tranne il Campo Largo.
Alla premier non importa della ministra in bancarotta
Gentile Giannini, cosa importa a Meloni che Niscemi fa una botta. “Vincere, e vinceremo”, con la nostra ministra Santanchè, fata della bancarotta. Pasquale Alberti (Potenza) Caro Pasquale, solo in Italia può restare serenamente al suo posto una ministra a processo per falso in bilancio, imputata per truffa all’Inps e indagata per ben due bancarotte societarie. A volte viene la tentazione di dar ragione a Piercamillo Davigo, quando diceva «non hanno smesso di rubare, hanno solo smesso di vergognarsi».
In mezzo al blocco nero l’unico arrestato è rosso
Caro Giannini, possibile che la polizia – dopo che i black bloc si presentano a tutte le manifestazioni di piazza, puntuali come un orologio svizzero – riesca a fermare solo lo scemo del villaggio che, in mezzo a tutti vestiti di nero e a volto coperto, si presenta vestito di rosso e a volto scoperto? La cosa più comica è poi l’indignazione dell’esperta in alberghi nei confronti dei giudici che l’hanno rilasciato.
Carlo Martini (Terranuova Bracciolini)
Caro Carlo, ferma restando la condanna delle violenze di piazza, quei tre non erano proprio “scemi del villaggio”. Ma sono incensurati che non hanno picchiato nessuno. E il Gip non li ha “rilasciati”, li ha mandati ai domiciliari. Ma ormai, come in Usa, anche in Italia non esiste più la verità: solo “fatti alternativi”.
Altro che canzoni su di lui: Berlusconi non va rimpianto
Gentile Giannini, ho letto la lettera di Angela Trevisin (Venerdì 23 gennaio) sulla “canzone” inneggiante al Cavaliere. Concordo con Angela, mentre la sua risposta mi lascia basita. Come si fa a rimpiangere chi ha rimbecillito diverse generazioni di italiani, annullando decenni di solidarietà, dibattiti, conquiste? Il male di oggi viene in grandissima parte da lui. Rinsavisca, per cortesia! Francesca Lupino (Genova)
Cara Francesca, la mia risposta correva sul crinale del paradosso: non mi scivoli dalla parte del burrone.
Sul Venerdì del 20 febbraio 2026