Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125, Milano
Gentile Signora, lei ha capito perché la premier Meloni in questo momento è piuttosto nervosa? Che sia innamorata? A questo non credo, forse comincia a capire che anche Trump non ha tempo, essendo lei a capo di un Paese che almeno per lui non conta. Dice più o meno le stesse cose: qualsiasi cosa facciano quelli che fanno casino, anche troppo, è sempre “in odio per l’Italia”. Esagerata! Sarà anche per il famoso “No”, che tutti dovremo scrivere sul referendum e di cui ben pochi conoscono il senso, che sta rimontando. Per quanto la signora abbia raggiunto il suo scopo, quello di essere la prima italiana che arriva a capo del governo e devo dire, sapendone molto di più dei suoi modesti ministri (basti pensare al povero Salvini e al crudele Vannacci), chissà che lei stia pensando che se fosse rimasta a casa sarebbe stato meglio. Valeria Maldifassi, Frosinone
È vero, Meloni è giù di ton…
Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125, Milano
Gentile Signora, lei ha capito perché la premier Meloni in questo momento è piuttosto nervosa? Che sia innamorata? A questo non credo, forse comincia a capire che anche Trump non ha tempo, essendo lei a capo di un Paese che almeno per lui non conta. Dice più o meno le stesse cose: qualsiasi cosa facciano quelli che fanno casino, anche troppo, è sempre “in odio per l’Italia”. Esagerata! Sarà anche per il famoso “No”, che tutti dovremo scrivere sul referendum e di cui ben pochi conoscono il senso, che sta rimontando. Per quanto la signora abbia raggiunto il suo scopo, quello di essere la prima italiana che arriva a capo del governo e devo dire, sapendone molto di più dei suoi modesti ministri (basti pensare al povero Salvini e al crudele Vannacci), chissà che lei stia pensando che se fosse rimasta a casa sarebbe stato meglio. Valeria Maldifassi, Frosinone
È vero, Meloni è giù di tono. Io credo che sia in parte per la sua giustamente amata Ucraina, che degli scemetti tentano di farle smettere di finanziare, perché dopo quattro anni ancora rifiutano di vedere come è ridotta, con i tanti morti ogni giorno, e una temperatura sotto i 20 gradi parecchie ore al giorno, essendo stata invasa da quella orrenda cosa che è Putin e i suoi giannizzeri, e davanti a lui c’è il piccolo gentiluomo che rifiuta la divisa, il presidente Zelensky, che ogni giorno incontra quelli che dovrebbero essergli amici ma non si sa fino a quando. Credo semplicemente che Meloni sia stufa della conquista cui è arrivata e del suo potere, forse davvero comincia a pensare che se stava a casa col suo ex bel ragazzo era meglio per lei.
Ma in questo Carnevale non c’era niente da festeggiare
Gentile Signora Aspesi, Carnevale è passato con il suo turbinio di colori, musiche, carri allegorici e maschere. Forse c’è stata la voglia di buttarsi alle spalle momenti tristi e situazioni che ci hanno fatto soffrire e di lasciarci andare per un po’ alla spensieratezza. Ma come non rendersi conto di quello che succede attorno a noi? Mi riferisco a quella parte di umanità che lotta e muore per trovare cibo o sopravvivere al gelo. Per me, classe 1940, avere consapevolezza di tutto ciò è causa di grande dolore e mi fa gridare che l’inimmaginabile si sta realizzando. A cosa ci sta portando l’insaziabile avidità di uomini assetati di potere, che hanno in mano le sorti dell’umanità? Riusciranno a fermarsi o ci trascineranno fino al punto di non ritorno? R.P.
Meno male che io vivo in un angolo di città dove il Carnevale non c’è, o se c’è non si vede. In ogni caso forse c’erano poveri fanciulli vestiti da vespa o da superman trascinati da mamme devote e innervosite. In questo momento, è vero, sono andati al potere miliardari forse non del tutto in sé e soprattutto fascistizzanti. Mi spiace, anche io, come lei, penso che questi ricchi o troppo ricchi, poi si stuferanno di noi e della nostra voglia di futuro e ci manderanno una bella atomica.
Sicilia, una rapace classe politica ha fatto fuggire i giovani
Cara Natalia, la chiamo per nome per la quasi vicinanza anagrafica di un siciliano ottantenne, quale io sono; laureato alla Statale di Milano con una tesi di sociologia del diritto sulla mafia, e innamorato del meridione dove ho vissuto anni molto belli dagli 8 ai 18. È vero “tutto il mondo è paese” (lettera del sig. Camillo sul Venerdì del 6 febbraio), ma ogni paese è diverso dall’altro. La Sicilia soffre la pochezza estrema della sua classe politica e dirigente che ha fatto strame sotto ogni profilo, economico, morale ed etico, dei vantaggi della conquistata autonomia regionale. Autonomia che andrebbe revocata per indegnità. Questa rapace classe politica si è solo preoccupata di sperperare le risorse pubbliche e comunitarie a favore di pochi e degli amici senza alcun progetto di futuro per tutti i siciliani, costringendo la “ meglio gioventù”, centinaia di migliaia di giovani negli ultimi vent’anni, ad abbandonare l’isola. Quelli rimasti sembrano “lazzaroni”, ma sono solo rassegnati se non disperati. Andrea La Francesca, Novara
Cosa ha reso la Sicilia un luogo che lei definisce indegno di avere l’autonomia “che andrebbe revocata per indegnità”? La sua storia antica, l’essere passata da ciò che racconta il Gattopardo, nell’antica miseria di un luogo ricco, nello sfruttamento, in ciò che ha reso possibile la forza omicida della mafia? Mi scusi, pensi alla mia frivolezza, magari lei immagina che l’odiato Ponte sullo Stretto, con l’occhio attento della mafia, risolverebbe la cosa? So che questa idea per lei è impossibile, e chiunque abbia l’idea di essere nato nel posto sbagliato, da grande se ne va, uno dei tanti italiani che sfuggono alla rapace classe politica, a quella che non è diversa dalla mafia.
Caso Corona, un emblema dell’arretratezza del Paese
Gentile Natalia Aspesi, la vicenda Corona sembra già passato remoto. Non so se e quanto lei ne sia stata interessata, incuriosita, tediata, ma vorrei proporle il classico gioco delle differenze. Nel giro di due settimane sono state sollevate accuse analoghe a due persone molto note della televisione e del mondo dello spettacolo in genere. Due accuse basate su voci o presunte chat e carteggi, salvo una denuncia isolata e peraltro screditata, legate alla medesima pratica: promuovere o meno la carriera di aspiranti “famosi” in cambio di favori sessuali concessi da soggetti maggiorenni e consenzienti. Da un lato un distinto signore di tendenza omosessuale, contro il quale è partita una sequela di condanne e offese sui social, che delineavano il satiro e le inermi vittime. Dall’altro un signore altrettanto distinto, ma di tendenza eterosessuale, verso il quale invece si è creata una circoscritta onda di commenti ironici. Al di là delle responsabilità, non pensa che la distribuzione delle colpe segna l’arretratezza culturale di questo Paese? Cordialmente, Marco Lombardi
Caro Signor Lombardi devo dirle che io non ne posso più di Corona e dei suoi più o meno friends e neppure con chi vanno a letto, maschi e femmine. Ho conosciuto suo padre che, occupandosi di giornalismo, era un uomo squisito e gentile. Io non ne dimenticherò lo stile, e forse per quello io ritengo suo figlio inavvicinabile. Io non so se siamo davvero un Paese di grande “arretratezza culturale”. Lei mi richiama a saperne di più, ma io tanto so e non voglio saperne di più. Sogno dei social dove si parli di politica o di frivolezze, qualunque cosa il Corona faccia non mi tocca.
Sul Venerdì del 20 febbraio 2026