Addio al casellante autostradale: 1250 in tutta Italia
di Valerio Giacoia«Dottore, un euro e cin-que cen-te-si-mi…». Pasquale puntualizza, sillabando le parole, unendo indice e pollice della mano. Che poi allunga con mimica da Eduardo per prendere le monete, ringraziando. Prossimo alla pensione, in quest’ultimo tratto di strada, è il caso di dirlo, gli tocca spiegare agli automobilisti in uscita da Napoli che con l’anno nuovo il pedaggio si paga di più, buscando con devota sopportazione anche tante lamentele. È uno degli oltre 1.250 casellanti della grande rete gestita da Autostrade per l’Italia, oltre tremila chilometri da Nord a Sud, comprese le tangenziali più importanti. Superstiti: solo nel Duemila gli esattori (si chiamano – chiamavano? – così) erano quasi il triplo, 3.600.
Monete alla mano
Sono un pezzo della nostra storia di viaggiatori in coda. Una macchina, una motocicletta, un camper, un camion alla volta, le monete da preparare, lo sguardo sul gesto di quell’uomo che spesso sorrideva pronunciando alla fine un “arrivederci” in tutte le inflessio…
«Dottore, un euro e cin-que cen-te-si-mi…». Pasquale puntualizza, sillabando le parole, unendo indice e pollice della mano. Che poi allunga con mimica da Eduardo per prendere le monete, ringraziando. Prossimo alla pensione, in quest’ultimo tratto di strada, è il caso di dirlo, gli tocca spiegare agli automobilisti in uscita da Napoli che con l’anno nuovo il pedaggio si paga di più, buscando con devota sopportazione anche tante lamentele. È uno degli oltre 1.250 casellanti della grande rete gestita da Autostrade per l’Italia, oltre tremila chilometri da Nord a Sud, comprese le tangenziali più importanti. Superstiti: solo nel Duemila gli esattori (si chiamano – chiamavano? – così) erano quasi il triplo, 3.600.
Monete alla mano
Sono un pezzo della nostra storia di viaggiatori in coda. Una macchina, una motocicletta, un camper, un camion alla volta, le monete da preparare, lo sguardo sul gesto di quell’uomo che spesso sorrideva pronunciando alla fine un “arrivederci” in tutte le inflessioni, il volume della radio da attenuare, l’attesa dei bambini con gli occhi su quella sbarra che si sollevava dando il via libera ufficiale alle vacanze. Una categoria in estinzione, se pensiamo che oggi soltanto il 2,5 per cento dei pagamenti si effettua in contanti con un operatore che sta nel suo gabbiotto, e la voce che adesso ci dà quell’arrivederci, a cui rispondiamo ora con disappunto, ora ricambiando a sfottò, è registrata. Gli scioperi di inizio e fine agosto 2019, in giornate da bollino rosso, scelte ovviamente ad hoc per fare pressione sulle concessionarie autostradali (non solo Aspi) e ottenere accordi soddisfacenti sul contratto, misero a dura prova esodo e controesodo e molti ancora se li ricordano. «Mai nessun esattore è stato licenziato» spiegano da Autostrade «semmai, d’accordo con i sindacati, riqualificato – con l’aumento della digitalizzazione – o incentivato all’esodo». Qualcuno che però assisterà chi viaggia ci sarà sempre. Anche se ai caselli ne incroceremo sempre di meno. Eppure per le loro mani è passato un mondo, come canta Jannacci in Giovanni telegrafista.
Musica e poesia
Sono stati finanche materia per poeti. Lorraine Mariner, due volte selezionata per il Forward Prize, nella sua Toll Booth Attendant, addetto al casello autostradale, li cita con delicatezza quando scrive “the snatches of music you would hear as the windows roll down”. Quanti frammenti di musica avranno riconosciuto mentre quei vetri venivano giù. Note, sì, e sorrisi, liti familiari. Avventure. Una capitò a Franco, ex esattore, oggi voce registrata dell’Aspi, anche lui simbolo della metamorfosi di questo mestiere in epoca digitale. «Non dimenticherò mai quel sabato pomeriggio d’estate di tanti anni fa» racconta, ancora emozionandosi «quando un ragazzo che portava a partorire la moglie andò in panico, chiedendomi aiuto». Franco bloccò la pista, la Stradale scortò la coppia in ospedale. Qualche giorno dopo si presentarono da lui con i confetti e un bel maschietto, brindando con tutti i colleghi presenti. Ne ha viste mille anche Marco Micaroni, che è salito dal casello alle relazioni industriali dell’azienda. Ai tempi dell’università, nel 1987, per pagarsi gli studi umanistici rispose all’appello di Aspi alla ricerca di esattori stagionali. «Scrivevo la tesi anche durante i turni di notte, quando il traffico diminuiva», rammenta. Non dimentica la sua gavetta, e cita l’onorificenza di Maestro del Lavoro che l’anno scorso gli consegnò il presidente della Repubblica Mattarella. I suoi ex colleghi casellanti oggi vanno tramutandosi in Eos: significa esattore-operatore di stazione. Un tempo avevano anche una elegante divisa di rappresentanza, ricorda intanto Alessandro, che dopo trentasei anni di lavoro continua a fare quel mestiere a Pistoia, sul tronco, in gergo, della A11 Firenze-Pisa: «C’era un cliente che passava tutti i giorni, sotto le feste portava sempre qualcosa e più volte mi è capitato di aiutare qualche signora a cambiare una gomma».
Una multa sbagliata
Forse fantascienza oggi, quando la parte del leone la fanno gli automatismi. «La quota degli utenti che sceglie il telepedaggio si attesta al 68 per cento, mentre i sistemi automatici» spiegano ancora da Autostrade per l’Italia «tra cui Viacard, carte e casse automatiche, coprono il restante 29». Un ribaltamento epocale. «Ma a me mancano gli esseri umani», ammette Caterina, una giornalista che viaggia spessissimo, nonostante la piccola sventura di un pagamento mancato che si è vista recapitare da “innocente” a firma della Youverse, società che si occupa dei recuperi. Probabilmente una svista sulla rilevazione della targa, già accaduto ad altri viaggiatori. «Il casellante non avrebbe sbagliato, e avremmo anche scambiato due chiacchiere, come ho fatto sempre».